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il manifesto 2013.09.12 - 13 VISIONI
2020
A Tokyo olimpiadi al cesio
TAGLIO MEDIO - Angelo Baracca, Giorgio Ferrari
TAGLIO MEDIO - Angelo Baracca, Giorgio Ferrari
Non bastavano i silenzi dell'Aiea sulla disastrosa gestione dell'incidente di Fukushima che ora ci si mette anche il CIO (Comitato olimpico internazionale) a dare una mano alla lobby nucleare assegnando a Tokio lo svolgimento dei giochi olimpici del 2020: come dire che a Fukushima la situazione è sotto controllo o comunque lo sarà da qui a sette anni. Eppure è di pochi giorni fa la sequenza di comunicati allarmanti della Tepco e del governo giapponese sull'ingovernabilità della situazione dati i rischi enormi che ancora incombono sui reattori danneggiati.
Non si tratta di spargere allarmismi che contribuirebbero solo ad aumentare la confusione: non lo abbiamo mai fatto, nemmeno quando, attraverso questo giornale, lanciammo un appello nel primo anniversario del disastro. Anche a chi ci ha chiesto consigli non abbiamo mai detto di non recarsi a Tokyo, mettendo però in guardia sull'opportunità di prendere qualche precauzione (problematico da specificare, proprio per le profonde carenze delle informazioni ufficiali). Ora però la questione riguarda centinaia di migliaia di persone che si recheranno in Giappone, moltissime delle quali soggiorneranno per un periodo piuttosto lungo. È difficile pensare che Tokyo sia stata completamente risparmiata dalla ricaduta radioattiva da Fukushima, per lo meno hot-spots sono stati insistentemente segnalati. Da Fukushima continua a riversarsi in mare acqua contaminata, e anche se verrà diluita nell'oceano avrà affetti di accumulo sulla flora e la fauna locale e su tutta la catena alimentare. Nessuno ha una chiara idea della contaminazione degli alimenti distribuiti in Giappone (e all'estero). E l'acqua che si accumula nella centrale e si sparge sul terreno si diffonde senza barriere.
Nel 2020 saranno trascorsi nove anni e mezzo dall'incidente. Tuttavia il cesio radioattivo sarà ridotto di appena il 20%. Me la preoccupazione più grande riguarda quello che può accadere in questi sette anni. Il territorio giapponese è tra i più sismici del mondo, commissioni di indagine denunciano che molti dei suoi reattori nucleari (ora, fortunatamente, spenti, ma il governo ha la ferma intenzione di riavviarli) sono collocati su faglie sismiche (e avevano già subito gravi incidenti prima del 2011). Le strutture della centrale di Fukushima e il terreno su cui poggiano sono gravemente lesionati, e un nuovo sisma potrebbe causare incidenti di portata epocale. Insomma, ci sembra che questa decisione del CIO, giunta nel pieno di un rinnovato allarme internazionale per la situazione di Fukushima, risponda o a motivazioni geopolitiche di favorire a tutti i costi la ripresa della potenza giapponese, oppure che si voglia procedere ad una sorta di esperimento nucleare di massa per abituare l'opinione pubblica a convivere con le radiazioni, al punto da farci gareggiare gli atleti di tutto il mondo.
Non si tratta di spargere allarmismi che contribuirebbero solo ad aumentare la confusione: non lo abbiamo mai fatto, nemmeno quando, attraverso questo giornale, lanciammo un appello nel primo anniversario del disastro. Anche a chi ci ha chiesto consigli non abbiamo mai detto di non recarsi a Tokyo, mettendo però in guardia sull'opportunità di prendere qualche precauzione (problematico da specificare, proprio per le profonde carenze delle informazioni ufficiali). Ora però la questione riguarda centinaia di migliaia di persone che si recheranno in Giappone, moltissime delle quali soggiorneranno per un periodo piuttosto lungo. È difficile pensare che Tokyo sia stata completamente risparmiata dalla ricaduta radioattiva da Fukushima, per lo meno hot-spots sono stati insistentemente segnalati. Da Fukushima continua a riversarsi in mare acqua contaminata, e anche se verrà diluita nell'oceano avrà affetti di accumulo sulla flora e la fauna locale e su tutta la catena alimentare. Nessuno ha una chiara idea della contaminazione degli alimenti distribuiti in Giappone (e all'estero). E l'acqua che si accumula nella centrale e si sparge sul terreno si diffonde senza barriere.
Nel 2020 saranno trascorsi nove anni e mezzo dall'incidente. Tuttavia il cesio radioattivo sarà ridotto di appena il 20%. Me la preoccupazione più grande riguarda quello che può accadere in questi sette anni. Il territorio giapponese è tra i più sismici del mondo, commissioni di indagine denunciano che molti dei suoi reattori nucleari (ora, fortunatamente, spenti, ma il governo ha la ferma intenzione di riavviarli) sono collocati su faglie sismiche (e avevano già subito gravi incidenti prima del 2011). Le strutture della centrale di Fukushima e il terreno su cui poggiano sono gravemente lesionati, e un nuovo sisma potrebbe causare incidenti di portata epocale. Insomma, ci sembra che questa decisione del CIO, giunta nel pieno di un rinnovato allarme internazionale per la situazione di Fukushima, risponda o a motivazioni geopolitiche di favorire a tutti i costi la ripresa della potenza giapponese, oppure che si voglia procedere ad una sorta di esperimento nucleare di massa per abituare l'opinione pubblica a convivere con le radiazioni, al punto da farci gareggiare gli atleti di tutto il mondo.
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
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