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il manifesto 2013.09.12 - 14 COMMUNITY
 
Residence Leopardi, la nostra verità
LETTERE - Mario Di Vito

LETTERE - Mario Di Vito
Spett.le Redazione, scrivo nell'interesse della signora Anna Maria Dalla Casapiccola, che desidera replicare all'articolo del 24 agosto u.s., a firma del signor Mario Di Vito, denominato «Residence Leopardi», chiedendo di voler dare spazio alle seguenti sintetiche considerazioni.
1. È ragionevole domandarsi se e quale progetto i funzionari della Soprintendenza (ed anche il Sottosegretario ai Beni Culturali, intervenuto sul tema) abbiano avuto modo di esaminare, dal momento che il progetto in questione non contempla alcun «aumento delle volumetrie» né «metri cubi di cemento armato». E' prevista, invece, una semplice ristrutturazione (con parziale redistribuzione) di volumi già edificati, dei quali si contempla addirittura una leggera riduzione, passando da una cubatura iniziale di 1012,52 mc ad una cubatura finale di 1007,21 mc. Allo scopo di rappresentare esattamente la situazione, Vi forniamo il materiale fotografico che evidenzia il confronto tra lo stato attuale e il progetto che la Signora Dalla Casapiccola aveva chiesto di poter realizzare, e che dimostra anche come l'intervento non arrechi alcun pregiudizio al paesaggio leopardiano, che costituisce l'oggetto del vincolo di tutela delle aree prossime al colle dell'infinito (apposto nel '55).
2. Non risponde al vero che la sentenza del Tar Marche, cui si riferisce l'articolo apparso su Il Manifesto, abbia annullato tale vincolo. Ciò che il Tar ha annullato è il parere negativo che la Soprintendenza aveva espresso sul progetto. Come si può leggere nelle motivazioni della sentenza, tale parere non era altro che un rifiuto a prescindere, basato su questioni meramente speculative («motivazioni apparenti») o comunque estranee sia alla competenza della Soprintendenza, sia al vincolo. Per queste ragioni il Tar ha addirittura condannato la Soprintendenza al rimborso delle spese del giudizio.
3. In questa vicenda, quindi, non c'entra la carenza di mezzi per approntare le difese legali (anzi, la Soprintendenza ha avuto ampi margini di difesa): c'entrano, semmai, la mancanza di argomenti e l'incapacità di portare avanti un dialogo leale e costruttivo con una proprietaria che non è né una speculatrice, né una che gioca sul velluto, ma al contrario è persona molto retta che agisce senza arbitrarie prese di posizione e chiede a chi esercita poteri pubblici, nel massimo rispetto dei ruoli, di fare altrettanto, valutando le sue istanze con imparzialità, trasparenza e responsabilità.
4. A questo proposito, più volte, in svariati incontri, era stato chiesto al responsabile del procedimento ed agli organi di vertice della Soprintendenza stessa di esplicitare eventuali prescrizioni progettuali, che la Signora Dalla Casapiccola si era dichiarata, anche a prescindere dalla pronuncia del Tar, comunque disponibile a recepire, anche rilasciando una fidejussione personale (che non è per legge dovuta né necessaria in questi casi) a garanzia della bontà del risultato finale. Abbiamo scritto due volte alla Soprintendenza e non abbiamo mai ricevuto alcuna risposta.
5. Non esiste chiaramente alcun rischio che la vicenda costituisca un «pericoloso precedente», sia perché nessuna cubatura aggiuntiva a quella esistente verrà mai realizzata sul lotto della Signora Dalla Casapiccola, sia perché, nella zona in questione, non ci sono nemmeno altri lotti per edificare.
Concludiamo quindi con un invito ad dott. Di Vito e alla Redazione a vedere di persona i luoghi, gli elaborati progettuali, i pareri favorevoli di tutti gli altri enti pubblici che hanno esaminato il progetto. Alla fine, il ruolo ed il comportamento di ciascuna parte apparirà chiaro.


Grazie per le preziose precisazioni, le questioni più tecniche della sentenza del Tar sono state semplificate, forse brutalmente, ma capirà che fare altrimenti trasformerebbe un giornale nella Gazzetta Ufficiale, lettura importante ma sicuramente non piacevole.
Rimaniamo, ad ogni buon conto, convinti che mettere cemento sul colle dell'Infinito sia un'azione che Leopardi non digerirebbe e che lo stato di salute delle Sovrintendenze in Italia sia oggettivamente ai limiti della sopravvivenza.
Mario Di Vito

 
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