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il manifesto 2013.09.12 - 14 COMMUNITY
 
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LE LETTERE
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LETTERE
Lettera aperta a Cancellieri
Abbiamo notato che la questione carceraria è centrale nella sua attività di governo, e di questo la ringraziamo. Oltre alle sue iniziative concrete, come la promozione del Decreto Legge 73, non passa giorno in cui non vi sia una sua dichiarazione sulle inumane condizioni dovute al sovraffollamento dei detenuti, sulla necessità di rispettare la sentenza di della Cedu dello scorso gennaio, sulla opportunità di un provvedimento di amnistia.
Intendiamo per un attimo portare la sua attenzione su chi è preposto alla applicazione dell'esecuzione penale: i direttori degli istituti penitenziari e degli uepe (uffici dell'esecuzione esterna). Una categoria negletta dall'Amministrazione: basti pensare che da oltre otto anni è in attesa del primo contratto di categoria ed è destinataria ancora di un trattamento economico provvisorio, mentre quello giuridico è mutuato ora da questa ora da quella categoria. E come se non bastasse è in gestazione un decreto per l'attribuzione degli incarichi superiori, e sarà presto portato alla sua attenzione una bozza che favorisce, senza alcun velo,i dirigenti che sono in servizio presso gli uffici centrali e regionali dell'amministrazione, a danno di chi invece lavora nelle articolazioni territoriali.
Il meccanismo è semplice: 1) Siamo tutti parificati con lo stesso punteggio, a parità di dimensioni dell'unità cui si è preposti, ma non si comprende quali siano le motivazioni di questa equiparazione, dal momento che sono praticamente inesistenti le responsabilità - giuridiche - di chi opera in un ufficio ministeriale che dipende da un altro funzionario, il Dirigente Generale; 2) vengono attribuiti quozienti ulteriori a chi ha partecipato alle commissioni, che sono di nomina ministeriale e si tratta quasi sempre di incarichi attribuiti a funzionari ministeriali, per ovvie ragioni di risparmio; 3) vengono considerati gli ultimi 7 anni di servizio, a discapito di chi svolge funzioni di alta responsabilità semmai dall'inizio della carriera.
Sig. Ministro, non sembra questa la maniera per attribuire un giusto riconoscimento a chi, lavorando quotidianamente negli istituti ed uffici territoriali gestisce la cosa penitenziaria direttamente, con tutte le difficoltà e le responsabilità personali conseguenti, accentuate nel presente periodo storico, per le difficoltà complessive del mondo penitenziario, ma comunque sempre presenti in quanto giuridicamente insite nel mandato professionale.
Un gruppo di dirigenti penitenziari «territoriali»

Le ore di insegnamento
Premettendo che ogni lavoro ha la sua dignità, ma davvero si può continuare a pensare che le ore di insegnamento, in classe, siano equiparabile a qualsiasi altra ora di qualsiasi altro lavoro? Forse solo quelle di un chirurgo possono avvicinarvisi, per intensità, difficoltà, utilità e rischio. Arrendersi all'idea che le ore di insegnamento vadano misurate e non pesate, e quindi addirittura introdurre dei badge, vuol dire ammettere che gli insegnanti non fanno un tubo. Il lavoro docente è da anni soggetto - anche per complicità dei lavoratori - sempre più proletariazzato, ma che almeno si abbia la forza di opposizione e la dignità di molti dei compagni che lavorano in fabbrica. Valutiamo il lavoro dell'insegnante in classe. E' così difficile? Forse ce lo meritiamo. Forse siamo davvero così inutili, ignoranti, incapaci di reazione. Continuando così daremo ragione ai sindacati che stanno ulteriormente per svenderci per poche lenticchie. Certo la situazione peggiorerà e a poco a poco si arriverà alle condizioni della Grecia, ma che almeno ci sia un sussulto di dignità.
Pasquale Farmaco
 
[stampa]
 
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
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sabato 14 settembre
 
Le «maschiette»
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Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

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Viewing the 55th Venice Biennale
 
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Atlante storico
di Le Monde
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RECENSIONI
 
 
 
 
 
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