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il manifesto 2013.09.13 - 14 COMMUNITY
 
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LE LETTERE
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LETTERE
Gli alunni dei baraccati
Ho appena finito di leggere il pezzo di Caliceti sul numero odierno, ed il mio pensiero è tornato indietro nel tempo, ai primi anni '70 quando io, figlio di portiere, ero alle elementari in una scuola pubblica del quartiere Trieste. C'erano ancora le classi differenziali, di fatto anche se da poco abolite, e la nostra maestra - fascista dichiarata - si lamentava durante il the della ricreazione con le colleghe, che la sua classe era piena di figli di portieri e di donne di servizio. La stessa scena si è ripresentata alle medie, dove la differenza era fatta dal mettere i figli del proletariato insieme ai figli dei baraccati del «fosso di S. Agnese» nell'unica sezione di francese in un container nel cortile della scuola, così, tanto per non «contaminare» i privilegiati figli della borghesia arricchita del quartiere.
Ed oggi la scena non è ancora cambiata, si è solo mascherata, come ben evidenzia l'articolo. I miei figli sono andati in una scuola ed in una classe con bimbi rom ed immigrati, e ne sono orgoglioso, hanno avuto insegnanti che non hanno fatto pesare le differenze ma le hanno usate per arricchire tutta la classe. Dobbiamo ancora lavorare molto, tutti, per far capire che le differenze arricchiscono.
Nazzario Rossi Roma

Ho vinto il concorso ma...
In questi giorni mi è capitato di leggere lettere di proteste sui giornali e sul web da parte di insegnanti non abilitati contrari all'inserimento di nuovi abilitati nelle graduatorie per le supplenze nel nuovo anno scolastico. Sono una docente neoabilitata. Come i colleghi non abilitati che protestano, insegno da diversi anni; ma non mi sono limitata ad «aspettare» un percorso abilitante: ho partecipato ad un concorso bandito dal Miur per pochissimi i posti del Tirocinio Formativo Attivo (Tfa ordinario), ho superato tre prove selettive iniziali, sono rientrata nell'esiguo contingente di posti messo a concorso, ho sostenuto e superato quindi varie prove in itinere e una finale, ho seguito lo scorso anno lezioni pomeridiane fuori sede - coniugando queste attività con il mio quotidiano lavoro di docente -, ho sostenuto una tassa di iscrizione pari a 2.200 € più tutte le spese, totalmente a mio carico. Ho quindi ritenuto di investire tempo, energie e denaro sulla mia formazione e sulla mia professionalità. Come molti altri colleghi che hanno superato un concorso piuttosto che aspettare, mi trovo nella paradossale situazione di avere conseguito un titolo prettamente professionalizzante - l'abilitazione all'insegnamento - attualmente privo di spendibilità. Non è infatti stata fino ad oggi prevista alcuna modalità per dichiarare il titolo di abilitazione, nonostante esso sia stato conseguito a seguito di un bando di concorso emanato dallo Stato per un numero di posti calcolato sull'effettivo fabbisogno di docenti. Mentre si cerca una possibile soluzione, al danno si aggiunge la beffa per cui non vincitori di concorso precedono nell'assegnazione delle cattedre docenti abilitati che invece il concorso lo hanno vinto, salvo non poterne trarre alcun beneficio. La Costituzione Italiana (art. 97) indica nel pubblico concorso la via ordinaria per l'accesso ai ruoli della Pubblica Amministrazione; inoltre, la normativa scolastica prevede da lungo tempo la precedenza nell'assegnazione delle cattedre ai docenti abilitati: tutto ciò, nell'interesse primario degli studenti cui sono dovute le migliori opportunità di apprendimento.
Non si comprende allora la richiesta dei colleghi non abilitati, considerato che la precedenza agli abilitati nell'assegnazione delle cattedre consegue semplicemente all'applicazione delle leggi vigenti, ed anzi è stata fino ad oggi prassi consolidata e affidata ad automatismi (che purtroppo finora in questo caso sono mancati). Nessuna guerra tra poveri. Solo rispetto delle leggi vigenti che, peraltro, corrisponde all'interesse generale. Mi auguro, a questo punto, che il Ministero emani al più presto un provvedimento finalizzato a valorizzare chi ha acquisito un titolo professionalizzante che i non abilitati semplicemente non hanno, e certamente non a causa degli abilitati.
Prof.ssa Silvia Rita Viola

Il valzer per la supplenza
C'ero anch'io a piazza Montecitorio l'altro pomeriggio insieme ai miei colleghi di scuola precari e qualcuno di ruolo. In questi giorni, nonostante sia la numero 208 nela graduatoria del provvedditorato per la classe di concorso AO32 e musicale presso le scuole medie, essendo diplomata in pianoforte ed abilitata all'insegnamento presso le scuole medie di primo e di secondo grado AO32 e AO31 dal 2007, sto facendo giri turistici presso le scuole medie di primo grado, presenziando alle convocazioni dei dirigenti a volte per una cattedra intera di 18 ore per musica altre volte per spezzoni di cattedra, altre volte per cattedre di sostegno. Naturalmente torno da queste gite senza aver ottenuto neanche un'ora di supplenza, si parla di coscienza di classe... quando riusciremo, noi docenti e non docenti, tutti e dico tutti a mobilitarci fino ad arrivare ad occupare piazze, a boicottare l'inizio dell'anno scolastico, i collegio docenti, i consigli di classe, gli scrutini, gli esami, svolgendo lezioni al di fuori della struttura scolastica, unendoci alle altre categorie dei lavoratori con i più disparati contratti, alle famiglie che hanno dovuto occupare palazzi dismessi perchè gli è stato tolto il diritto all'abitare, come in Spagna oppure in Grecia? Vorrei scrivere altro ma poi rischierei di essere troppo prolissa.
Monica Palmieri

I «meriti» della Began
Disoccupati, inoccupati, esodati alla deriva, tanti diplomati e laureati di valore non trovano alcun lavoro, tanti precari devono fare i salti mortali per arrivare in qualche modo a fine mese, numerosi assegnisti e ricercatori universitari non vedono rinnovati i loro contratti accademici. La vorace economia capitalistica genera di continuo sacche di disagio: anche da noi, come in altre parti del mondo, intere generazioni di giovani e meno giovani vivono ai margini, senza poter soddisfare neppure i più elementari bisogni primari, tagliate fuori di fatto dal connettivo sociale. Ma, al cospetto d'una situazione amara ed emergenziale, non si può non provare un moto di gioia e compiacimento nel sapere che certuni, supportati dalle loro indiscusse competenze e capacità, realizzano a pieno sogni e desideri. In questi giorni abbiamo appreso che la bella e giovane Sabina Began, aspirante attrice, di origine tedesca, tempo fa amica fidata e devota di Silvio Berlusconi, ha ottenuto un fruttuosissimo impiego nel mondo del calcio. La donna contratta sponsor e diritti sportivi, guadagnando 370mila euro l'anno. L'affascinante consulente ha confidato che le partite di pallone, anni fa, la annoiavano tanto da farla addormentare. La sua cultura calcistica è nata quando il Cavaliere cominciò a portarla allo stadio e le regalò un orologio del Milan. Oggi, la Began può sfoggiare il suo titolato e cristallino curriculum vitae: «Merito questo incarico importante, a Berlusconi non ho chiesto niente, tanto meno soldi, è giusto che abbia un lavoro, dopo tutto quello che abbiamo passato insieme, io e lui».
Marcello Buttazzo Lequile (Le)

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[stampa]
 
 
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan  Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
 
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sabato 14 settembre
 
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Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).

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