01 PRIMA PAGINA
-
IMMAGINE DELLA PRIMA PAGINA
-
VIGNETTA
-
APERTURA La truffa
-
COMMENTO DECADENZA, NON È FINITA di Massimo Villone
-
RICHIAMO L'addio del capo Manovre nel Pdl per un futuro Dc
-
EDITORIALE DE-RIVA ITALIANA di Alessandro Leogrande
-
RICHIAMO «Vi racconto il mio governo di strada»
-
RICHIAMO Pena di morte per lo stupro di Delhi
-
RICHIAMO Chomsky: «L'ipocrisia americana»
-
COMMENTO Evitiamo di replicare i nostri errori di Antonio Ingroia
-
COMMENTO Tutto è perduto, anche i tribunali di Giuseppe Di Lello
02 SOCIETÀ
03 SOCIETÀ
04 POLITICA
05 EUROPA
06 INTERNAZIONALE
07 INTERNAZIONALE
08 INTERVISTA
10 CULTURA
11 CULTURA
12 VISIONI
13 VISIONI
14 COMMUNITY
Edizione html
il manifesto 2013.09.14 - 01 PRIMA PAGINA
DECADENZA, NON È FINITA
COMMENTO - Massimo Villone
COMMENTO - Massimo Villone
Curiosa vicenda, la decadenza di Berlusconi. Per qualche giorno, sembrava che come uno tsunami avrebbe travolto da un momento all'altro il governo. Stabilita la data del voto in giunta al 18, sembra che la questione sia ormai chiusa: si voterà la decadenza di Berlusconi e tutto finirà lì. Sbagliato. È ben vero che la politica anticipa gli esiti ultimi, ma bisogna sapere davvero come, dove e quando si approda. Con Berlusconi, si è chiuso solo il primo tempo. Il secondo tempo è certo, i supplementari probabili. E sullo sfondo ci sono i rigori, dati dalla decisione del giudice sull'interdizione dai pubblici uffici. I tempi e i modi della partita sono dettati dal regolamento sulla verifica dei poteri.
Il relatore Augello aveva iniziato tentando una mossa dilatoria con le pregiudiziali. Ma forse i suoi consulenti legali non avevano considerato che secondo le regole generali - applicabili in mancanza di disciplina speciale anche nelle commissioni - si apriva al rischio che la Giunta potesse decidere in tempi veloci: voto unico su tutte e tempi ridotti a un oratore per gruppo. Di qui la ritirata verso questioni non più pregiudiziali, ma «preliminari», riformulate all'interno di una proposta di convalida dell'elezione di Berlusconi.
Facciamo ora l'ipotesi che mercoledì prossimo si abbia il voto contrario alla proposta Augello. Questo non apre una via diretta all'aula. Si riparte daccapo, con la nomina di un altro relatore, preso dai gruppi che hanno espresso il voto contrario.
Ci sarà un'altra relazione, seguita da discussione e dichiarazioni di voto, e nuove occasioni di ostruzionismo e di rinvio strumentale. In particolare, può essere avanzata la richiesta di specifici atti istruttori, o di un comitato con funzioni istruttorie. Questo rallenterebbe molto i tempi di decisione. Bisognerà respingere questi tentativi, laddove praticati, perché nulla vi è da istruire. Alla base della dichiarazione di decadenza troviamo un fatto certo e indiscutibile: la sentenza definitiva di condanna. È importante che il 18 si giunga già alla decisione di convocare la seduta pubblica, che il regolamento prevede. Per l'art. 14 il presidente della giunta, d'intesa con il presidente del senato, ne fissa il giorno e l'ora, di cui viene dato annunzio con apposito avviso comunicato alle parti ed affisso nell'atrio della sede della giunta. Dal giorno dell'avviso a quello della seduta pubblica debbono intercorrere almeno dieci giorni interi. Possono essere presentate memorie, nuovi documenti e deduzioni. La seduta si apre, per l'art. 16, del regolamento con una esposizione del relatore, che riassume i fatti e le questioni senza esprimere giudizi. La parte - nel caso, Berlusconi - può farsi rappresentare da un avvocato o partecipare direttamente, e ha diritto di parola e di replica. Conclusa la discussione, la giunta si riunisce immediatamente in camera di consiglio per la decisione, che deve essere adottata subito o, in casi eccezionali, non oltre 48 ore (art. 17). La giunta può anche decidere un supplemento di istruttoria. Qualora non lo faccia, proponendo all'aula la decadenza, la relazione scritta, dopo essere stata approvata dalla giunta, deve essere presentata al senato entro 20 giorni dalla decisione. Solo a questo punto si giunge al voto dell'Aula. Come si vede, un procedimento complesso, che può facilmente essere disseminato di trappole dilatorie. Nel caso Previti, la giunta elezioni della camera, dopo infiniti rinvii e discussioni, decise la seduta pubblica il 29 maggio 2007. La seduta si tenne il 9 luglio, e al voto d'aula - non più sulla decadenza, ma sulle dimissioni che Previti nell'imminenza del voto stesso aveva presentato - si giunse il 27 luglio. È ragionevole pensare che, anche votando in giunta già il 18 settembre, siano necessarie almeno alcune settimane prima del voto conclusivo dell'aula del senato. Ma alla fine, si potrebbe dire, cosa cambia? Un dubbio viene. Si ritiene che la Corte di appello di Milano potrebbe rideterminare la pena accessoria in tempi anche molto brevi, già il 19-20 ottobre. In tal caso, la pronuncia potrebbe sovrapporsi alla decisione del senato, o addirittura precederla. Aggiungendo così un altro intricato nodo giuridico all'affaire Berlusconi. Quali ulteriori argomenti sarebbero prospettabili nei confronti della decisione giudiziale rispetto a quelli utilizzabili avverso la decisione dell'assemblea? Quale rapporto dovrebbe intercorrere tra la pronuncia del giudice e quella del senato? Avrebbe la prima effetto preclusivo nei confronti della seconda? Dovrebbero trarsene altre implicazioni? Inciderebbe in qualche modo una eventuale impugnativa in Cassazione? Lasciamo per il momento ai legali di Berlusconi la risposta. Vediamo in arrivo per lui altre salate parcelle. Ma quel che ci preoccupa davvero è il costo per il paese e per le istituzioni di un impantanarsi della vicenda in trattative ambigue e impercorribili. Dunque, che la giunta faccia presto, e bene.
Il relatore Augello aveva iniziato tentando una mossa dilatoria con le pregiudiziali. Ma forse i suoi consulenti legali non avevano considerato che secondo le regole generali - applicabili in mancanza di disciplina speciale anche nelle commissioni - si apriva al rischio che la Giunta potesse decidere in tempi veloci: voto unico su tutte e tempi ridotti a un oratore per gruppo. Di qui la ritirata verso questioni non più pregiudiziali, ma «preliminari», riformulate all'interno di una proposta di convalida dell'elezione di Berlusconi.
Facciamo ora l'ipotesi che mercoledì prossimo si abbia il voto contrario alla proposta Augello. Questo non apre una via diretta all'aula. Si riparte daccapo, con la nomina di un altro relatore, preso dai gruppi che hanno espresso il voto contrario.
Ci sarà un'altra relazione, seguita da discussione e dichiarazioni di voto, e nuove occasioni di ostruzionismo e di rinvio strumentale. In particolare, può essere avanzata la richiesta di specifici atti istruttori, o di un comitato con funzioni istruttorie. Questo rallenterebbe molto i tempi di decisione. Bisognerà respingere questi tentativi, laddove praticati, perché nulla vi è da istruire. Alla base della dichiarazione di decadenza troviamo un fatto certo e indiscutibile: la sentenza definitiva di condanna. È importante che il 18 si giunga già alla decisione di convocare la seduta pubblica, che il regolamento prevede. Per l'art. 14 il presidente della giunta, d'intesa con il presidente del senato, ne fissa il giorno e l'ora, di cui viene dato annunzio con apposito avviso comunicato alle parti ed affisso nell'atrio della sede della giunta. Dal giorno dell'avviso a quello della seduta pubblica debbono intercorrere almeno dieci giorni interi. Possono essere presentate memorie, nuovi documenti e deduzioni. La seduta si apre, per l'art. 16, del regolamento con una esposizione del relatore, che riassume i fatti e le questioni senza esprimere giudizi. La parte - nel caso, Berlusconi - può farsi rappresentare da un avvocato o partecipare direttamente, e ha diritto di parola e di replica. Conclusa la discussione, la giunta si riunisce immediatamente in camera di consiglio per la decisione, che deve essere adottata subito o, in casi eccezionali, non oltre 48 ore (art. 17). La giunta può anche decidere un supplemento di istruttoria. Qualora non lo faccia, proponendo all'aula la decadenza, la relazione scritta, dopo essere stata approvata dalla giunta, deve essere presentata al senato entro 20 giorni dalla decisione. Solo a questo punto si giunge al voto dell'Aula. Come si vede, un procedimento complesso, che può facilmente essere disseminato di trappole dilatorie. Nel caso Previti, la giunta elezioni della camera, dopo infiniti rinvii e discussioni, decise la seduta pubblica il 29 maggio 2007. La seduta si tenne il 9 luglio, e al voto d'aula - non più sulla decadenza, ma sulle dimissioni che Previti nell'imminenza del voto stesso aveva presentato - si giunse il 27 luglio. È ragionevole pensare che, anche votando in giunta già il 18 settembre, siano necessarie almeno alcune settimane prima del voto conclusivo dell'aula del senato. Ma alla fine, si potrebbe dire, cosa cambia? Un dubbio viene. Si ritiene che la Corte di appello di Milano potrebbe rideterminare la pena accessoria in tempi anche molto brevi, già il 19-20 ottobre. In tal caso, la pronuncia potrebbe sovrapporsi alla decisione del senato, o addirittura precederla. Aggiungendo così un altro intricato nodo giuridico all'affaire Berlusconi. Quali ulteriori argomenti sarebbero prospettabili nei confronti della decisione giudiziale rispetto a quelli utilizzabili avverso la decisione dell'assemblea? Quale rapporto dovrebbe intercorrere tra la pronuncia del giudice e quella del senato? Avrebbe la prima effetto preclusivo nei confronti della seconda? Dovrebbero trarsene altre implicazioni? Inciderebbe in qualche modo una eventuale impugnativa in Cassazione? Lasciamo per il momento ai legali di Berlusconi la risposta. Vediamo in arrivo per lui altre salate parcelle. Ma quel che ci preoccupa davvero è il costo per il paese e per le istituzioni di un impantanarsi della vicenda in trattative ambigue e impercorribili. Dunque, che la giunta faccia presto, e bene.
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
in edicola
sabato 14 settembre
sabato 14 settembre
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).
In edicola
da martedì 17 settembre
da martedì 17 settembre
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale

IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique

IN VENDITA NELLO STORE
MANIBLOG
LANAVIGAZIONE
• home • in edicola • attualità
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
ILSITO
Nicola Bruno
contatti
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
consiglio di amministrazione Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
02/ 89074385
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it


• 