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BREVE Letta: «Il governo non cade, altrimenti si pagherà l'Imu»
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il manifesto 2013.09.15 - 07 POLITICA
DESTRA · Il sindaco leghista ospite di Atreju
Meloni-Tosi, basta Cav primarie a tutti i costi
TAGLIO MEDIO - Valerio Renzi
TAGLIO MEDIO - Valerio Renzi
La giornata ad Atreju comincia con l'arrivo del sindaco Marino in bicicletta, applaudito dai giovani volontari. Lui ricambia con una sviolinata a Giorgia Meloni: «Sono davvero felice di confrontarmi con persone della sua statura, credo sia davvero il tipo di destra con cui vorrei parlare ogni giorno». La protagonista del giorno è proprio Giorgia Meloni, che stringe mani, parla con tutti e scatta foto con i giovani militanti. D'altronde questa è la sua festa, qui ad Atreju è cresciuta da quando era dirigente di Azione Studentesca e poi da presidente di Azione Giovani, e da qui vuole ripartire per giocarsi la sua partita nel centrodestra dopo il ritorno a Forza Italia e il tramonto di Berlusconi dato da queste parti per scontato. Dopo aver chiarito nei mesi scorsi che non è interessata a dar vita alla "cosa nera", Meloni ribadisce di puntare alle primarie, stessa sfida lanciata dal leghista Flavio Tosi, ospite di Atreju: i due potrebbero dare vita a un tandem, come ipotizzato in agosto con uno scambio di battute su twitter. Il tentativo di Meloni è quello di lanciare un'opa sul centrodestra o perlomeno di raccogliere i cocci del Pdl dopo il ritorno a Forza Italia, accogliendo sulla barca di Fratelli d'Italia i naufraghi e proponendo una leadership alternativa a Berlusconi. Dal canto suo Tosi punta a prendere in mano, dalla comoda poltrona di primo cittadino di Verona, una Lega al minimo storico: il partito movimento compatto di una volta è ridotto alla lotta tra bande, e le primarie possono essere un buon volano. Sul palco anche il Pdl Raffaele Fitto, da sempre fan delle primarie, che si trova a fare malvolentieri l'avvocato d'ufficio del governo Monti e di quello di Enrico Letta: «Attenzione, non è detto che se cade il governo si torni al voto», ammonisce, e invoca «continuità nel centrodestra», come dire non buttiamo il bambino con l'acqua sporca «ma facciamo autocritica». «Sono stanca di parlare dei problemi giudiziari di Berlusconi. L'Italia è bloccata di fatto da Silvio Berlusconi, la sinistra non ne può fare a meno, ma è anche colpa del centrodestra che non è stato in grado di costruire qualcosa oltre» il Cavaliere, attacca Giorgia Meloni nel passaggio più applaudito del suo intervento che va al cuore della sua base. Poi rincara: «L'errore più grave del centrodestra è stato pensare che non avevamo bisogno di un partito visto il grande consenso di Silvio Berlusconi». Le tre parole d'ordine della sua destra: libertà, merito, patria. E la cittadinanza «va guadagnata, non può essere automatica», prosegue, attaccando la ministra Cécile Kyenge che ha declinato l'invito a discutere di integrazione e ius soli. Alla padrona di casa Flavio Tosi risponde scagliandosi contro «la partitocrazia» e insistendo sulle primarie, mentre Fitto preme sul freno: insomma, primarie sì, ma solo se il Cav non sarà più in campo e se il voto non sarà in tempi brevi. Meloni e Tosi promettono invece che primarie saranno a ogni costo, chi ci sta ci sta, un messaggio per la nuova Forza Italia e per chi, da dentro il Pdl, sogna il ritorno della Balena Bianca.
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