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il manifesto 2013.09.17 - 09 INTERNAZIONALE
VERTICE DI PARIGI - Lavrov da Mosca a Kerry, Fabius e Hague
«Una risoluzione che minacci Damasco farà fallire l'accordo»
TAGLIO BASSO - Anna Maria Merlo
PARIGI
PARIGI
TAGLIO BASSO - Anna Maria Merlo - PARIGI
Entro la fine della settimana ci sarà una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu sulla Siria, dopo l'accordo di massima di Ginevra tra John Kerry e Serguei Lavrov e terrà conto del rapporto degli esperti Onu sull'attacco del 21 agosto. Ma sul tono della risoluzione le posizioni sono divergenti tra la Russia e gli occidentali, che interpretano differentemente il testo di Ginevra. Nello stesso fronte occidentale le posizioni non sono identiche, soprattutto tra Usa e Francia, anche se il ministro degli esteri, Laurent Fabius, ha affermato che «nei prossimi giorni ci sarà una risoluzione comune del P3» - Usa, Francia, Gran Bretagna, tre paesi con il diritto di veto - che speriamo verrà adottata dal Consiglio di sicurezza». Una risoluzione «forte e vincolante», che permetta di avere «molto in fretta atti concreti e verificabili» ha precisato Fabius.
Ieri, il P3 si è riunito a Parigi, attorno a François Hollande, che la vigilia, in tv, aveva definito l'accordo di Ginevra (da cui la Francia era stata esclusa) certo «una tappa importante», ma «non un punto d'arrivo». John Kerry, William Hague e Laurent Fabius (nella foto Reuters) hanno discusso sul testo della risoluzione. La Francia ne aveva presentato uno lo scorso martedì, considerato «inaccettabile» dalla Russia. La risoluzione dovrà prevedere delle sanzioni, in base articolo VII della Carta dell'Onu, se il regime siriano non rispetterà gli impegni. Ma tutto sta nella sfumatura di questo vincolo. Per John Kerry, se la diplomazia fallisce, «l'opzione militare resta sul tavolo», un aggioramento degli impegni da parte di Assad «non sarà tollerato», e assicura che «anche i russi sono d'accordo». Ma Lavrov, da Mosca, ha precisato ieri la posizione russa, proprio dopo le affermazioni fatte a Parigi da Kerry, Fabius e Hague: «Sono sicuro che, malgrado tutte le dichiarazioni provenienti da alcune capitali europee, la parte Usa rispetterà precisamente quello su cui ci siamo accordati» a Ginevra. Per Lavrov, c'è una «mancanza di comprensione sull'accordo», poiché «una risoluzione che minaccia la Siria può far fallire il processo di pace». Per la Russia, l'accordo di Ginevra prevedeva l'eventualità del ricorso alla forza, ma solo dopo un'analisi «caso per caso» di segnalazioni di violazione, poiché «ci sono troppe menzogne e falsificazioni» sul dossier siriano. La Russia, con questa formula, mantiene così il potere di veto contro una decisione di intervento. La Francia, che ha cercato ieri di rientrare nel gioco dopo essere stata messa ai margini da Washington. Il ministro degli esteri francese ha anche annunciato «una grande riunione internazionale attorno alla Coalizione nazionale siriana», la prossima settimana a New York. Per Fabius, «dobbiamo far capire al regime che non c'è altra prospettiva all'infuori del tavolo del negoziato, sappiamo che per negoziare una soluzione politica ci vuole un'opposizione forte, continuiamo quindi egualmente a rafforzare sostegno alla Coalizione nazionale siriana». La Francia è stato l'unico paese in Europa a riconoscere la Coalizione come solo rappresentante del popolo siriano. Per Fabius, dovrà venire al negoziato «un trasferimento dei poteri a un'autorità di transizione», perché per il ministro francese «l'alternativa non è solo tra Assad e i terroristi, ma la soluzione politica passa per il rafforzamento dei moderati». William Hague, più prudente, ha parlato di «pressioni» sul regime di Assad «perché applichi integralmente l'accordo».
Per la Nato, il segretario Rasmussen ha giudicato l'accordo di Ginevra «una tappa importante per assicurare l'eliminazione rapida, sicura e verificabile delle armi chimiche in Siria», che potrebbe «dare un nuovo slancio a una soluzione politica per mettere fine all'orribile versamento di sangue». Negli Usa i repubblicani criticano profondamente l'accordo, che per gli influenti senatori John MaCain e Lindsay Graham è «disastroso», è «un atto di debolezza degli Usa», perché «non fa nulla per risolvere il vero problema della Siria, che è il conflitto che ha causato 110mila morti, cacciato da casa milioni di persone, destabilizzato i nostri amici e alleati nella regione, reso arrogante l'Iran e i suoi accoliti terroristi e offerto un rifugio sicuro a migliaia di estremisti affiliati ad Al Qaeda».
Ieri, il P3 si è riunito a Parigi, attorno a François Hollande, che la vigilia, in tv, aveva definito l'accordo di Ginevra (da cui la Francia era stata esclusa) certo «una tappa importante», ma «non un punto d'arrivo». John Kerry, William Hague e Laurent Fabius (nella foto Reuters) hanno discusso sul testo della risoluzione. La Francia ne aveva presentato uno lo scorso martedì, considerato «inaccettabile» dalla Russia. La risoluzione dovrà prevedere delle sanzioni, in base articolo VII della Carta dell'Onu, se il regime siriano non rispetterà gli impegni. Ma tutto sta nella sfumatura di questo vincolo. Per John Kerry, se la diplomazia fallisce, «l'opzione militare resta sul tavolo», un aggioramento degli impegni da parte di Assad «non sarà tollerato», e assicura che «anche i russi sono d'accordo». Ma Lavrov, da Mosca, ha precisato ieri la posizione russa, proprio dopo le affermazioni fatte a Parigi da Kerry, Fabius e Hague: «Sono sicuro che, malgrado tutte le dichiarazioni provenienti da alcune capitali europee, la parte Usa rispetterà precisamente quello su cui ci siamo accordati» a Ginevra. Per Lavrov, c'è una «mancanza di comprensione sull'accordo», poiché «una risoluzione che minaccia la Siria può far fallire il processo di pace». Per la Russia, l'accordo di Ginevra prevedeva l'eventualità del ricorso alla forza, ma solo dopo un'analisi «caso per caso» di segnalazioni di violazione, poiché «ci sono troppe menzogne e falsificazioni» sul dossier siriano. La Russia, con questa formula, mantiene così il potere di veto contro una decisione di intervento. La Francia, che ha cercato ieri di rientrare nel gioco dopo essere stata messa ai margini da Washington. Il ministro degli esteri francese ha anche annunciato «una grande riunione internazionale attorno alla Coalizione nazionale siriana», la prossima settimana a New York. Per Fabius, «dobbiamo far capire al regime che non c'è altra prospettiva all'infuori del tavolo del negoziato, sappiamo che per negoziare una soluzione politica ci vuole un'opposizione forte, continuiamo quindi egualmente a rafforzare sostegno alla Coalizione nazionale siriana». La Francia è stato l'unico paese in Europa a riconoscere la Coalizione come solo rappresentante del popolo siriano. Per Fabius, dovrà venire al negoziato «un trasferimento dei poteri a un'autorità di transizione», perché per il ministro francese «l'alternativa non è solo tra Assad e i terroristi, ma la soluzione politica passa per il rafforzamento dei moderati». William Hague, più prudente, ha parlato di «pressioni» sul regime di Assad «perché applichi integralmente l'accordo».
Per la Nato, il segretario Rasmussen ha giudicato l'accordo di Ginevra «una tappa importante per assicurare l'eliminazione rapida, sicura e verificabile delle armi chimiche in Siria», che potrebbe «dare un nuovo slancio a una soluzione politica per mettere fine all'orribile versamento di sangue». Negli Usa i repubblicani criticano profondamente l'accordo, che per gli influenti senatori John MaCain e Lindsay Graham è «disastroso», è «un atto di debolezza degli Usa», perché «non fa nulla per risolvere il vero problema della Siria, che è il conflitto che ha causato 110mila morti, cacciato da casa milioni di persone, destabilizzato i nostri amici e alleati nella regione, reso arrogante l'Iran e i suoi accoliti terroristi e offerto un rifugio sicuro a migliaia di estremisti affiliati ad Al Qaeda».
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