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il manifesto 2013.09.17 - 09 INTERNAZIONALE
 
GLI ISPETTORI ONU - Ban Ki-moon, senza indicare le responsabilità: «Crimine di guerra»
«Il gas Sarin lanciato a Ghouta con razzi»
APERTURA - Michele Giorgio

APERTURA - Michele Giorgio
«Con una testata originale o improvvisata». Le armi chimiche usate «contro i civili»
Almeno 250 litri di gas Sarin sono stati usati nel massacro del 21 agosto a Ghouta, nei pressi di Damasco. Lo scrivono gli ispettori Onu incaricati dell'inchiesta sull'uso di armi chimiche in Siria, nel rapporto consegnato al Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon che ha usato parole molto nette per condannare i «crimini di guerra» e per chiedere l'adozione di una risoluzione dura contro i colpevoli da parte del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
«Il team ha parlato con oltre 50 sopravvissuti, personale medico e di primo intervento. Ha valutato i sintomi di ognuno e raccolto campioni biomedici, anche da capelli, urina e sangue», ha detto Ban Ki-moon, spiegando che la missione ha analizzato campioni di munizioni, di suolo e ambientali. Campioni che fornirebbero chiare e convincenti prove che il 21 agosto sono stati impiegati razzi terra-terra contenenti l'agente nervino sarin. Nel rapporto è riportata anche la traiettoria dei razzi che poi hanno rilasciato il gas. Le lettere incise su uno degli ordigni fotografati sono in cirillico. Le munizioni usate su Moadamiyah, hanno scritto gli esperti, «coincidono con una delle varianti del razzo di artiglieria M14 con una testata originale o improvvisata». A Ein Tarma sarebbe stato usato «un razzo calibro 33 arrivato lungo una traiettoria est-sud est». «La conclusione - si legge nel rapporto - è che le armi chimiche sono state utilizzate nel conflitto in corso tra le parti della Repubblica araba siriana contro i civili, compresi i bambini, su scala relativamente vasta». Su questo punto è intervenuto Human Rights Watch, per chiarire che «questi sistemi di armi sono in possesso esclusivo delle forze armate di Damasco». Mentre il presidente della commissione d'inchiesta dell'Onu sui Diritti umani, Paulo Sergio Pinheiro, ha dichiarato che ora si indaga sulle responsabilità di 14 sospetti attacchi con armi chimiche, compiuti dopo il settembre del 2011.
L'unità del Consiglio di Sicurezza è «cruciale» ha affermato Ban Ki-moon esortando l'approvazione di misure che assicurino la messa in atto del piano Usa-Russia per il disarmo chimico della Siria attraverso una «chiara risoluzione. Il capo dell'Onu a questo proposito citato un paragrafo dell'accordo di Ginevra secondo cui, in caso di mancata attuazione dell'accordo, il Consiglio «dovrebbe imporre misure sotto il Capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite». Un Ban Ki-moon con l'elmetto che ha trovato subito l'appoggio il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius. «Non c'è alcun dubbio» che il regime siriano di Bashar Assad sia responsabile dell'uso di armi chimiche a Ghouta, si «rafforza la posizione di chi ha detto che il regime è responsabile». Riaffiora la tentazione della guerra dopo la calma seguita all'accordo tra Usa e Russia raggiunto a Ginevra. Mosca getta acqua sul fuoco. Una risoluzione Onu che minacci l'uso della forza militare contro la Siria può far fallire il processo di pace, ha detto il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov. «Sono certo che, malgrado tutte le dichiarazioni di certe capitali europee, la parte americana si atterrà strettamente a ciò che è stato convenuto» a Ginevra, ha avvertito il capo della diplomazia russa, aggiungendo che agitare l'arma della minaccia può «far fallire» il processo di pace. L'accordo Washington-Mosca al momento appare blindato, almeno a giudicare le parole di Barack Obama. «L'accordo può mettere fine alla minaccia delle armi chimiche siriane», ma c'è ancora del lavoro da fare, ha detto il presidente americano. Per l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), il programma di distruzione dell'arsenale chimico siriano «è questione di giorni».
Molti siriani intanto continuano a ritenere probabile un attacco da parte americana. Decine di attivisti vicini al regime sono riuniti da giorni sul Monte Qassioun, che si affaccia su Damasco, per formare uno scudo umano contro un eventuale attacco militare statunitense. Il gruppo è deciso a rimanere sul posto nonostante l'accordo tra Stati Uniti e Russia di sabato scorso a Ginevra sembra avere scongiurato, almeno per il momento, un'azione militare internazionale.
 
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