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APERTURA Hunt contro Lauda, sfida a altissima velocità di Antonello Catacchio
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TAGLIO MEDIO La banda protagonista al Talos di Giancarlo Diana
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TAGLIO MEDIO Sette i film in corsa per la nomination di C. Pi. - ROMA
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TAGLIO BASSO Riapre la Casa del Cinema, segnale di una nuova politica? di Chiara Cruciati
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BREVE «CORTI D'AUTORE» IN RASSEGNA A TORINO
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BREVE L'ASTA DEL SANTO
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il manifesto 2013.09.17 - 13 VISIONI
FESTIVAL
La banda protagonista al Talos
TAGLIO MEDIO - Giancarlo Diana
TAGLIO MEDIO - Giancarlo Diana
Si è chiuso domenica il Talos Festival, ideato e condotto dal trombettista Pino Minafra. Nel nutrito cartellone, anche la coppia composta da Giancarlo Schiaffini e Sebi Tramontana, il consolidato sodalizio tra Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia e lo spettacolo di Moni Ovadia Senza Confini - Ebrei e Zingari. Suggestivo l'incontro fra Javier Girotto e Luciano Biondini, tra tradizione argentina, jazz ed improvvisazione. Un live set che ha introdotto il concerto della Minafric Orchestra, la formazione di tredici elementi capitanata dalla linea genealogica dei Minafra, accompagnata dal Quartetto Vocale Faraualla.
Suoni balcanici al centro dell'ultima serata, con il chitarrista ucraino Enver Izmailov, e la Taraf de Haidouks, che proprio con la Kocani ha dato vita a un happening musicale collettivo in cui hanno confluito l'una dentro l'altra, in un incontro corale carico di suggestioni.
Le sonorità e le mille storie delle bande di strada, continuano a essere un riferimento. Spiega il direttore artistico: «Il Talos è un progetto politico-culturale. Perché nel villaggio globale che ci circonda, ognuno di noi può mettere solo la propria storia. E nello specifico, quella del Meridione a cui appartengo in modo orgoglioso, è una narrazione che vede da secoli protagonista la banda». E aggiunge Minafra: «La banda è un mezzo, un fatto vero di socializzazione. Funziona così da secoli, permette l'incontro tra giovani e adulti, è come una palestra formidabile di amicizia e contatto tra la gente. Dà la possibilità di avere una formazione musicale importante recuperando le radici ed in contemporanea guardando avanti. Chi sta in banda sa stare alla disciplina. Significa che impara ad ascoltare gli altri. Ed inoltre è viva e vegeta. Perché diviene grazie all'onestà à della sua espressione musicale, un punto fermo della comunità da cui proviene».Un'operazione a cui il territorio risponde positivamente, come dimostra la partecipazione della cittadina.
Suoni balcanici al centro dell'ultima serata, con il chitarrista ucraino Enver Izmailov, e la Taraf de Haidouks, che proprio con la Kocani ha dato vita a un happening musicale collettivo in cui hanno confluito l'una dentro l'altra, in un incontro corale carico di suggestioni.
Le sonorità e le mille storie delle bande di strada, continuano a essere un riferimento. Spiega il direttore artistico: «Il Talos è un progetto politico-culturale. Perché nel villaggio globale che ci circonda, ognuno di noi può mettere solo la propria storia. E nello specifico, quella del Meridione a cui appartengo in modo orgoglioso, è una narrazione che vede da secoli protagonista la banda». E aggiunge Minafra: «La banda è un mezzo, un fatto vero di socializzazione. Funziona così da secoli, permette l'incontro tra giovani e adulti, è come una palestra formidabile di amicizia e contatto tra la gente. Dà la possibilità di avere una formazione musicale importante recuperando le radici ed in contemporanea guardando avanti. Chi sta in banda sa stare alla disciplina. Significa che impara ad ascoltare gli altri. Ed inoltre è viva e vegeta. Perché diviene grazie all'onestà à della sua espressione musicale, un punto fermo della comunità da cui proviene».Un'operazione a cui il territorio risponde positivamente, come dimostra la partecipazione della cittadina.
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
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sabato 14 settembre
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Le «maschiette»
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Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).
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