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il manifesto 2013.09.18 - 05 LAVORO
CAMPANIA
Trovati fusti tossici indicati da un pentito
BREVE - fr. pil.
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Alla fine scava, scava li hanno trovati: fusti pieni di rifiuti tossici provenienti probabilmente da scarti di lavorazione delle industrie del Nord. Erano a Casal Di Principe, a oltre 9 metri sottoterra, nella zona dove comanda l'omonimo clan, quello dei casalesi. E infatti la segnalazione di quel materiale inquinante è arrivato nei giorni scorsi da un pentito arrestato per estorsione con i figli di Francesco Schiavone.
Hanno lavorato per tutto il giorno vigili del fuoco, Arpac, Asl e carabinieri arrivati sul luogo sotto mandato del pool ambientale di Napoli coordinato da Francesco Greco. Ci sono volute molte ore per rinvenire i grossi contenitori e ora bisognerà capire se si tratta addirittura di materiale radioattivo e soprattutto quanti fusti sono ancora nelle viscere del casertano. Il pentito ha infatti affermato di essere stato lui alla guida di una delle ruspe che ha interrato una quantità enorme di scarti pericolosi - forse pari a 20 camion - e che quegli inerti avvelenati sarebbero stai messi lì all'inizio degli anni '90. Così potrebbe essere solo l'inizio di macabri ritrovamenti, visto che è stato accertato dall'Istituto superiore di Sanità che nella cosiddetta «terra dei fuochi», l'area che si estende tra la provincia di Napoli e quella di Caserta, circa 220 ettari di terra sarebbero inquinati e senza possibilità di bonifica, con elementi cancerogeni volatili. Mentre è di fine agosto la denuncia di Carmine Schiavone che ha indicato decine di siti usati dalla camorra per sotterrare illegalmente i rifiuti pericolosi, e la richiesta alle istituzioni da parte di Don Patriciello, il prete anticamorra di Caivano, affinché intervengano al più presto. I resti industriali ritrovati ieri si trovavano a metà strada tra una ludoteca e il mercato ortofrutticolo di Casal Di Principe.
Hanno lavorato per tutto il giorno vigili del fuoco, Arpac, Asl e carabinieri arrivati sul luogo sotto mandato del pool ambientale di Napoli coordinato da Francesco Greco. Ci sono volute molte ore per rinvenire i grossi contenitori e ora bisognerà capire se si tratta addirittura di materiale radioattivo e soprattutto quanti fusti sono ancora nelle viscere del casertano. Il pentito ha infatti affermato di essere stato lui alla guida di una delle ruspe che ha interrato una quantità enorme di scarti pericolosi - forse pari a 20 camion - e che quegli inerti avvelenati sarebbero stai messi lì all'inizio degli anni '90. Così potrebbe essere solo l'inizio di macabri ritrovamenti, visto che è stato accertato dall'Istituto superiore di Sanità che nella cosiddetta «terra dei fuochi», l'area che si estende tra la provincia di Napoli e quella di Caserta, circa 220 ettari di terra sarebbero inquinati e senza possibilità di bonifica, con elementi cancerogeni volatili. Mentre è di fine agosto la denuncia di Carmine Schiavone che ha indicato decine di siti usati dalla camorra per sotterrare illegalmente i rifiuti pericolosi, e la richiesta alle istituzioni da parte di Don Patriciello, il prete anticamorra di Caivano, affinché intervengano al più presto. I resti industriali ritrovati ieri si trovavano a metà strada tra una ludoteca e il mercato ortofrutticolo di Casal Di Principe.
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