Edizione html
il manifesto 2013.09.18 - 06 ITALIA
ISOLA DEL GIGLIO - Un'intervista con Umberto Mazzantini di Legambiente
«L'ultimo viaggio solo con bonaccia»
INTERVISTA - Riccardo Chiari
INTERVISTA - Riccardo Chiari
Elbano, grande conoscitore del mare e del suo ecosistema, Umberto Mazzantini è il responsabile isole minori di Legambiente. Sta seguendo l'odissea della Costa Concordia quasi da padrone di casa, e avverte: «Per ora è andata bene. Ma quando il relitto sarà riportato in linea di galleggiamento, avrà bisogno di bonaccia e mare piatto per essere rimorchiato via dal Giglio. Non potrebbe affrontare una tempesta, per questo deve essere trasferito in un porto vicino».
Mazzantini, andiamo per ordine: il raddrizzamento della Concordia è stato un successo. Non era scontato, si tratta di un'impresa mai tentata prima su una nave lunga 300 metri e con una stazza di 114mila tonnellate. Soddisfatto?
Hanno fatto un ottimo lavoro, prendendo ogni precauzione. Hanno anche dimostrato di essere duttili, tenendo conto delle osservazioni degli ambientalisti e cambiando il progetto originario. Il baricentro dove applicare la forza di spostamento era stato calcolato come se la Concordia potesse tornare subito in linea di galleggiamento. Invece non poteva farcela, ora appoggia su un fondale artificiale.
Anche l'aspetto ambientale è stato tenuto in debito conto?
Sia l'Arpat che l'Osservatorio hanno dato prova di una prudenza notevole. Giorno per giorno hanno monitorato la situazione, e segnalato i rischi cui si poteva andare incontro. Rischi che in parte esistono ancora. Dentro il relitto ci sono 8mila tonnellate di acque inquinate da sostanze in decomposizione, suppellettili rimaste a bagnomaria, e soprattutto oli e detersivi. Del resto la Concordia era una cittadella galleggiante di 4mila abitanti. In queste ore è stato rilevato un leggero inquinamento, peraltro previsto. E sono già state pompate via molte acque interne. Ora si potrà andare avanti con più tranquillità, raggiungendo parti della nave fino ad oggi inaccessibili.
Quanto durerà la fase di definitiva messa in sicurezza della Concordia?
Hanno già fatto un primo calcolo, ipotizzando almeno sei, sette mesi. Vanno considerate anche le condizioni dello scafo: ora si vede bene che non è soltanto sfondato, ma anche deformato dai due spuntoni di roccia che lo hanno trattenuto, evitando che scivolasse in profondità.
Dunque il relitto non sarà pronto per il suo ultimo viaggio prima di maggio...
Dovrà essere rimorchiato via con la buona stagione. Anche quando tornerà in linea di galleggiamento, la Concordia non sarà certo in condizioni di affrontare una tempesta. Il relitto, poi, non potrà viaggiare per più di un miglio nautico all'ora.
È per questo che una delle ipotesi più gettonate chiama in causa il porto di Piombino?
Io spero che la Concordia vada a Piombino, basterebbe una sola giornata di tempo buono. Per arrivare a Palermo ci vorrebbero dodici giorni, anche a primavera è difficile una finestra così lunga di condizioni climatiche adatte. Inolte, si tratta di un gigantesco rifiuto speciale, che non può andarsene in giro per il Mediterraneo come se niente fosse.
Però a Piombino il porto non è pronto.
È vero, ma l'Autorità portuale è sicura di farcela. Anche se il relitto dovrà essere «parcheggiato», aspettando di completare il bacino di carenaggio per dare gambe al progetto di farne il polo italiano per lo smantellamento delle navi a fine vita. Dal 2015 una direttiva Ue imporrà di rottamare tutte le navi degli armatori europei nel rispetto dell'ambiente e della salute dei lavoratori. Addio India, Bangladesh oppure Turchia, dove anche il mese scorso sono morti due operai. Visto che abbiamo fatto una bella figura agli occhi del mondo con il parbuckling, potremmo farne un'altra. Aprendo un mercato che non abbiamo.
Un'ultima domanda. Che eredità lascerà la Concordia al Giglio?
Una negativa, e paradossalmente una positiva. Il naufragio e le operazioni di rimozione del relitto hanno fatto conoscere l'isola in tutto il mondo. Ma il suo ecosistema è stato danneggiato, irrimediabilmente. Dove è stato costruito il falso fondale c'erano praterie di posidonia e una ricca biodiversità, Ora c'è una spianata di cemento. Al momento di quantificare i danni, il governo dovrà mettere in conto anche questo.
Mazzantini, andiamo per ordine: il raddrizzamento della Concordia è stato un successo. Non era scontato, si tratta di un'impresa mai tentata prima su una nave lunga 300 metri e con una stazza di 114mila tonnellate. Soddisfatto?
Hanno fatto un ottimo lavoro, prendendo ogni precauzione. Hanno anche dimostrato di essere duttili, tenendo conto delle osservazioni degli ambientalisti e cambiando il progetto originario. Il baricentro dove applicare la forza di spostamento era stato calcolato come se la Concordia potesse tornare subito in linea di galleggiamento. Invece non poteva farcela, ora appoggia su un fondale artificiale.
Anche l'aspetto ambientale è stato tenuto in debito conto?
Sia l'Arpat che l'Osservatorio hanno dato prova di una prudenza notevole. Giorno per giorno hanno monitorato la situazione, e segnalato i rischi cui si poteva andare incontro. Rischi che in parte esistono ancora. Dentro il relitto ci sono 8mila tonnellate di acque inquinate da sostanze in decomposizione, suppellettili rimaste a bagnomaria, e soprattutto oli e detersivi. Del resto la Concordia era una cittadella galleggiante di 4mila abitanti. In queste ore è stato rilevato un leggero inquinamento, peraltro previsto. E sono già state pompate via molte acque interne. Ora si potrà andare avanti con più tranquillità, raggiungendo parti della nave fino ad oggi inaccessibili.
Quanto durerà la fase di definitiva messa in sicurezza della Concordia?
Hanno già fatto un primo calcolo, ipotizzando almeno sei, sette mesi. Vanno considerate anche le condizioni dello scafo: ora si vede bene che non è soltanto sfondato, ma anche deformato dai due spuntoni di roccia che lo hanno trattenuto, evitando che scivolasse in profondità.
Dunque il relitto non sarà pronto per il suo ultimo viaggio prima di maggio...
Dovrà essere rimorchiato via con la buona stagione. Anche quando tornerà in linea di galleggiamento, la Concordia non sarà certo in condizioni di affrontare una tempesta. Il relitto, poi, non potrà viaggiare per più di un miglio nautico all'ora.
È per questo che una delle ipotesi più gettonate chiama in causa il porto di Piombino?
Io spero che la Concordia vada a Piombino, basterebbe una sola giornata di tempo buono. Per arrivare a Palermo ci vorrebbero dodici giorni, anche a primavera è difficile una finestra così lunga di condizioni climatiche adatte. Inolte, si tratta di un gigantesco rifiuto speciale, che non può andarsene in giro per il Mediterraneo come se niente fosse.
Però a Piombino il porto non è pronto.
È vero, ma l'Autorità portuale è sicura di farcela. Anche se il relitto dovrà essere «parcheggiato», aspettando di completare il bacino di carenaggio per dare gambe al progetto di farne il polo italiano per lo smantellamento delle navi a fine vita. Dal 2015 una direttiva Ue imporrà di rottamare tutte le navi degli armatori europei nel rispetto dell'ambiente e della salute dei lavoratori. Addio India, Bangladesh oppure Turchia, dove anche il mese scorso sono morti due operai. Visto che abbiamo fatto una bella figura agli occhi del mondo con il parbuckling, potremmo farne un'altra. Aprendo un mercato che non abbiamo.
Un'ultima domanda. Che eredità lascerà la Concordia al Giglio?
Una negativa, e paradossalmente una positiva. Il naufragio e le operazioni di rimozione del relitto hanno fatto conoscere l'isola in tutto il mondo. Ma il suo ecosistema è stato danneggiato, irrimediabilmente. Dove è stato costruito il falso fondale c'erano praterie di posidonia e una ricca biodiversità, Ora c'è una spianata di cemento. Al momento di quantificare i danni, il governo dovrà mettere in conto anche questo.
Alias:11 settembre, Ground Zero. La guerra in Afghanistan Ultraoltre: intervista a Massimo Guerrini autore di Murasaki Baby Ultrasuoni: la scena di Manchester Ultrasport Action City, le attrezzature per lo sport nei luoghi pubblici: intervista al prof. Antonio Borgogni
in edicola
sabato 14 settembre
sabato 14 settembre
Le «maschiette»
di Riyad
Ispirate da serie televisive sia locali che americane, alcune studentesse saudite,indipendentemente dal loro orientamento sessuale, adottano uno stile di abbigliamento androgino. E si autodefiniscono «buya» («maschiette»).
In edicola
da martedì 17 settembre
da martedì 17 settembre
VENICEBIENNALE
Dream, and It'll Pass
Viewing the 55th Venice Biennale

IN VENDITA su kindle
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique

IN VENDITA NELLO STORE
MANIBLOG
LANAVIGAZIONE
• home • in edicola • attualità
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
• dossier • multimedia
• eventi • lettere • area abbonati
• abbonamenti • info • privacy
ILSITO
Nicola Bruno
contatti
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
consiglio di amministrazione Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione(at)ilmanifesto.it
redazione di Milano
Via Lario 39 - 20159
02/ 89074385
02/ 89074385
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it


• 