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il manifesto 2013.09.18 - 09 INTERNAZIONALE
 
VATICANO/ITALIA
Il «miracolo» del papa, le armi di Mauro
TAGLIO MEDIO - e. n.

TAGLIO MEDIO - e. n.
La Chiesa cattolica del Medio Oriente appoggia quella che ormai sembra la possibile «soluzione politica» del conflitto siriano, che sembra annunciato dall'accordo tra Stati Uniti e Russia. Lo ha dichiarato ieri alla Radio Vaticana il patriarca latino di Gerusalemme, monsignor Fouad Twal, a Roma per la riunione ordinaria della Conferenza dei vescovi latini delle regioni arabe, iniziata ieri, che si occupa anche della ricerca di una via diplomatica e politica come di un «miracolo» dovuto all'appello e alla giornata di preghiera promossi da papa Francesco. «Noi siamo a favore di questo atto, però continuiamo con il nostro 'esercito', quello dei fedeli che pregano; continuiamo con la nostra forza, che è più forte della loro, che è la preghiera... E vinceremo!», ha dichiarato letteralmente Twal. Il patriarca di Gerusalemme ha insistito sulla sua contrarietà all'intervento militare internazionale contro il regime di Damasco. «Assolutamente no - ha detto - Siamo contrari a questa guerra. Mi chiedo se i nostri politici hanno un'anima e se sentono la voce di questi 100 mila morti, bambini e adulti? Non dicono niente. Volevano fare un'altra guerra per avere ancora più morti, più drammaticità. Non siamo d'accordo. Siamo per una maggiore pace, siamo per una soluzione normale. Sappiamo che tutti i Paesi hanno bisogno di riforme, anche la Siria. Qual è il Paese che non ha bisogno di riforme? Ma passare dalle riforme alla guerra, questo è impensabile». Per monsignor Twal «in Medio Oriente - in Giordania, in Palestina e a Gerusalemme - abbiamo risposto in modo generoso all'appello del Santo Padre per la preghiera e per il digiuno per la pace». «Per me - ha voluto aggiungere il patriarca - il miracolo è accaduto prima della preghiera e dopo la preghiera: prima della preghiera si trattava di una questione di vita o di morte, di un'altra guerra, piccola e mirata, ma sempre un'altra guerra; e ora, dopo la preghiera, stanno cercando una soluzione diplomatica e politica».
Parole chiare, di pace, quella del patriarca mediorientale. Nello stesso giorno delle ambiguità del «nostro» ministro della difesa Mario Mauro, quello che ha digiunato e pregato attento alle parole del papa. «Quando noi facciamo cosiddette missioni di pace, vuol dire ci mettiamo di mezzo, ci interponiamo tra gente che litiga, tra progetti di potere differenti, perchè a tutti sia garantito il bene supremo della pace. Per questo non dobbiamo temere tante volte di armarci». Rieccolo il ministro della preghiera di pace e della preparazione di guerra, quello dell'acquisto dei 90 F-35 che naturalmente servirebbo per l'interposizione di pace. Mauro, rispondendo a una domanda sul finanziamento delle missioni all'estero, a margine della presentazione in Rai delle iniziative per ricordare il centenario dall'inizio della Prima Guerra Mondiale. «La sicurezza è un fenomeno globale e un bisogno globale - ha spiegato il ministro -. Quello che accade a 10 mila chilometri di distanza incide sulla nostra vita, sul nostro modo di concepire la convivenza civile Oltre a una responsabilità verso il destino dei popoli nell'impedire il deflagrare delle guerre, c'è anche una responsabilità perchè una convivenza compatibile con lo sviluppo sia sempre garantita dalla Comunità internazionale». Con gli F-35?
 
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