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il manifesto 2013.09.18 - 09 INTERNAZIONALE
 
Siria, scontro aperto tra Russia e Francia
APERTURA - Anna Maria Merlo
PARIGI
APERTURA - Anna Maria Merlo - PARIGI
Fabius non ha dubbi: responsabile è Assad. Mosca accusa: le scritte in cirillico dicono di armi vecchie e in mano a tutti Lavrov: «La risoluzione Onu senza uso della forza»
L'ipotesi di una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu entro la fine della settimana si allontana. L'ottimismo di Ginevra, in seguito all'accordo di massima raggiunto tra Usa e Russia, è già ricaduto. Ieri, il ministro degli esteri francese, Laurent Fabius, ha incontrato a Mosca il suo omologo Serguei Lavrov e c'è stata una constatazione di forti divergenze.
La Francia è il paese che si presenta maggiormente intransigente sulla questione siriana. Fabius ha ammesso «differenze sul metodo» con Lavrov, per raggiungere un obiettivo che resta però comune, tra occidentali e Russia, cioè trovare una via d'uscita politica alla guerra civile, anche se, per il momento, non c'è nessun progetto concreto sul tavolo per avviare una procedura. Lavrov è d'accordo su questa analisi: «Abbiamo un certo numero di divergenze sul modo di raggiungere questo obiettivo».
La differenza non è, del resto, solo sul metodo. Intanto, l'interpretazione del rapporto degli ispettori dell'Onu, reso pubblico lunedi', è opposta. Gli ispettori hanno verificato che del sarin in grandi quantità è stato utilizzato nell'attacco del 21 agosto alla periferia di Damasco, ma non era nel loro mandato attribuirne la responsabilità. Per Fabius, che in questo è appoggiato da Usa e Gran Bretagna, «non c'è nessun dubbio sulla responsabilità del regime di Damasco». La Russia ne fa una lettura opposta: abbiamo «serie ragioni» per credere che si tratti di «una provocazione» dell'opposizione, ha affermato ieri Lavrov. Mosca vuole che gli ispettori delle Nazioni unite tornino in Siria per indagare su un attacco che ha avuto luogo il 19 marzo, vicino ad Aleppo e dove sostengono che i ribelli abbiano fatto ricorso all'arma chimica. La Cina per parte sua resta estremamente prudente. Pechino per il momento «studia» il rapporto degli ispettori e si limita a ribadire la condanna dell'uso di armi chimiche, «da parte di chiunque».
Il ministro degli esteri russo ha indossato ieri di nuovo gli abiti di «mister niet», affermando che la risoluzione Onu «non sarà sotto il capitolo VII, l'abbiamo detto chiaramente a Ginevra». Mosca vuole conservare la possibilità di ricorrere al diritto di veto, per bloccare un eventuale ricorso alla forza se il regime non accetterà le varie tappe che dovrebbero portare alla distruzione delle armi chimiche. Fabius ha ribadito che la risoluzione dovrà essere «forte e vincolante»: per il ministro francese, «se si vuole la pace, bisogna mostrare fermezza, procedere con la dissuasione se non vogliamo che il regime siriano usi ancora queste armi, contro il suo popolo o contro i vicini».
Gli occidentali chiedono un riferimento esplicito al capitolo VII della Carta dell'Onu, che prevede il ricorso alla forza in caso di non rispetto degli impegni, per evitare che Assad prenda tempo e tergiversi nei mille modi possibili in un processo di distruzione delle armi chimiche che sarà estremamente complicato in tutte le sue fasi, se non nei fatti addirittura impossibile, come sostengono numerosi esperti. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha affermato che i responsabili degli attacchi chimici dovranno «rendere dei conti».
La proposta francese di risoluzione presentata la scorsa settimana, bocciata dai russi e poco sostenuta dagli Usa, conteneva un riferimento alla Corte Penale Internazionale, di fronte alla quale i responsabili avrebbero dovuto venire giudicati. Questa parte della risoluzione non sarà sicuramente presente nel testo finale, visto che né gli Usa né la Russia hanno ratificato lo Statuto di Roma del '98, all'origine della Cpi, pur avendolo firmato (la Cina non ha fatto neppure questo).
 
[stampa]
 
 
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