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il manifesto 2013.09.18 - 13 VISIONI
 
MOSTRE - Un omaggio ai costumi di Piero Tosi a Milano
Una sartoria ad alto tasso d'arte per l'Oscar alla carriera
TAGLIO MEDIO - Cecilia Ermini
MILANO
TAGLIO MEDIO - Cecilia Ermini - MILANO
Piero Tosi, o dell'opera d'arte sartoriale. Il più imitato e osannato costumista italiano, oggi 86enne, è l'assoluto protagonista di un piccolo ma caloroso omaggio che gli dedica - fino al 22 settembre prossimo e con ingresso gratuito - il museo del Manifesto Cinematografico, a pochi giorni dalla notizia del conferimento, il prossimo febbraio, dell'Oscar alla carriera. Il premio gli giunge dopo aver collezionato ben cinque nomination, negli anni passati.
Niente abiti a impreziosire la sala Hollywood del museo, ma immagini rarissime, locandine e fotobuste, nel segno della ventennale collaborazione con Luchino Visconti (il costumista fu scoperto giovanissimo dal conterraneo Franco Zeffirelli che lo portò a corte Visconti poco prima delle riprese di Bellissima nel 1951).
Piero Tosi, artista eclettico e sperimentale, capace di passare con disinvoltura dalle stupefacenti crinoline gattopardesche, con una decina di magnifiche fotobuste a testimoniarlo, alle vesti povere e lise di Rocco e i suoi fratelli, fino alle creazioni sperimentali di pepli e monili, ai limiti del concettuale, per la Medea di Pasolini.
Abiti dunque come protagonisti assoluti, capaci di creare una vera e propria scenografia del personaggio, come nel caso del sontuoso e pesante mantello regale indossato da un titubante Helmut Berger nei primi minuti del Ludwig, anche qui una decina di introvabili foto di scena campeggiano nella sala, o nella decadenza elegante che si tramuta nelle insegne naziste, tinte di rosso sangue e oscurità della morte in La caduta degli dei.
Il lavoro di Tosi, sempre a cavallo fra archeologia, estetismo e innovazione, si è sempre nutrito di artigianato (fondamentale il laboratorio del padre ferramenta), letteratura, conserva ancora gelosamente i bozzetti di Alla ricerca del tempo perduto, sogno impossibile mai realizzato da Visconti, e di pittura, da Hayez ai macchiaioli, e, con le sue scenografie ma soprattutto coi suoi abiti, è stato addirittura capace di creare un senso documentaristico all'interno di un film in costume e il riferimento non può che essere Il gattopardo, dove ogni movimento del corpo e del volto dei personaggi viene suggerito dall'universo e dalle leggi dell'abito stesso, perfettamente confezionato secondo i dettami dell'epoca: non a caso Tosi e Visconti amavano ripetere che ogni attore del film indossava biancheria o sottogonne dell'epoca.
Per Tosi, poi, i doppi non sono mai esistiti: quel carattere mistico, religioso e storico della creazione, così simile all'aura di Walter Benjamin, non può che confluire in un unico, irriproducibile esemplare e la prova sta nell'aver cesellato . anche con pochi e decisivi tratti - una miriade di icone cinematografiche irripetibili e di incredibile modernità, come la divisa nazista della Rampling a seno nudo del Portiere di notte.
 
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