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CRISI
Oggi sciopero generale
contro i tagli del governo Monti
contro i tagli del governo Monti
Alle 9,30 da piazza della Repubblica a piazza San Giovanni. Lo hanno proclamato tutti i sindacati di base ma è stato letteralmente oscurato dai media, che ne hanno riferito soo in relazione ai problemi di traffico. Ma le motivazioni risiedono nelle decisioni del governo di replicare le manovre dei suoi predecessori.
Francesco Piccioni - 27.01.2012
Oggi c'è uno sciopero generale. Ma non se ne parla. Proclamato da quasi tutti i sindacati di base (Usb, Orsa, SlaiCobas, Cib-Unicobas, Snater, SiCobas e Usi), ha incontrato la decisa negazione da parte dei media, nonostante proprio queste sigle si siano rivelate capaci di bloccare i mezzi e non solo di molte città italiane, in autunno. Solo il manifesto ne ha parlato fin qui, e anche questo dimostra la necessità imprescindibile, da autentico «servizio pubblico», dei giornali indipendenti.
Nemmeno la protesta ufficiale all'Agcom - l'autorità per le telecomunicazioni, che dovrebbe garantire almeno che le informazioni indispensabili circolino - ha cambiato la situazione. Solo qualche breve, qua e là, per annunciare problemi nei trasporti e nel traffico. Deve essere per questo che il prefetto di Milano ha precettato i dipendenti della metro «rossa» di Milano con la più stupefacente delle motivazioni: «Lo sciopero rischia di creare pesanti disagi per chi deve recarsi al Salone del Macef», alla Fiera. Deve trattarsi di un evento davvero «epocale», nonostante se ne parli - forse - solo in qualche giro d'affari meneghino...
Ancora più importante, dunque, ricordarne le motivazione. «Contro il governo Monti, che conferma le precedenti manovre, riduce il potere d'acquisto dei salari attraverso l'aumento dell'Iva, dell'Irpef locale, dei ticket sanitari, delle accise sulla benzina e l'adozione dell'Ici sulla prima casa, colpisce l'intero sistema pensionistico e il livello di vivibilità economica dei pensionati, privatizza beni comuni e servizi pubblici applicando i dettami della Bce e dell'Unione europea, che tutelano gli interessi del grande capitale bancario, finanziario ed economico, scaricando i costi della crisi capitalista sui lavoratori e sulle fasce di popolazione più disagiata». Viene ricordato che analoghe iniziative erano state riservate contro le scelte - pressoché identiche - del governo Berlusconi, specie per quanto riguarda diritti del lavoro, precarietà pensioni.
Ma anche le ultime notizie sulle conseguenze della crisi «rendono più giustificata e urgente questa mobilitazione». Ad esempio, la Banca d'Italia ha comunicato che il reddito reale dei lavoratori autonomi, negli ultimi 20 anni, è cresciuto del 15,7%; mentre quello dei lavoratori dipendenti soltanto del 3,3%. Anche senza considerare i «pescecani della finanza», si tratta di una deformazione pesante nella distribuzione sociale della ricchezza.
Anche il rapporto Eurispes riferisce che solo il 7,2% degli italiani ritiene equo il decreto «Salva Italia»; e quella che altrove dovrebbe esser presa come una notizia preoccupante, qui viene letta come una verifica positiva e uno spazio sociale più aperto: solo il 17,2% esprime gradimento per le organizzazioni sindacali «ufficiali».
Alla manifestazione nazionale - partenza piazza in della Repubblica alle 9,30, poi corteo fino a S. Giovanni - aderiscono numerose associazioni e organizzazioni della società civile: il Forum per l'acqua pubblica, la Rete viola, il comitato «No debito», collettivi studenteschi universitari e medi, il movimento per la casa, e altri.





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