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NAPOLI
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ambiente
L'ecomostro dell'Arenella
abbattuto dopo 25 anni
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Parte la campagna di De Magistris contro l'abusivismo edilizio. 100 gli interventi previsti solo quest'anno, uno ogni 3 giorni e mezzo, nel 2011 invece si sono contate 85 demolizioni, nel 2010 solo15, nel 2009 appena 32
FRANCESCA PILLA - 29.02.2012
L'eco-mostro, uno scheletro di 5 piani che accoglie cittadini e turisti all'entrata della tangenziale Arenella sarà abbattuto entro 48 ore. Ci sono voluti quasi 25 anni, ma oggi il procuratore Aldo De Chiara che aveva sequestrato lo stabile nel 1988, potrà essere soddisfatto nel vedere l'area all'interno del parco collinare sgombera. E forse lì ricresceranno gli alberi.
“Ero pretore, dirigente della sezione urbanistica di Napoli, quando mi occupai del caso. Non è facile vedere uniti amministratori locali e pubblici ministeri. Quello di oggi non è un intervento isolato. Abbiamo concepito un piano di demolizioni su un territorio vandalizzato da un cinquantennio, che si sta realizzando gradualmente”. Il pm che guida il pool contro i reati ambientali siede insieme al sindaco di Napoli e all'assessore all'urbanistica Luigi De Falco nel giorno in cui si comunica alla cittadinanza che la battaglia contro l'abusivismo a Napoli è appena cominciato.
Cento gli abbattimenti previsti solo quest'anno, uno ogni 3 giorni e mezzo, basti pensare che nel 2011 si sono contate 85 demolizioni, nel 2010 solo15, nel 2009 appena 32. Una tabella di marcia che fa tremare molti costruttori o furbetti del cemento, in una città che per anni ha guardato dall'altra parte. La famiglia Normale proprietaria dello stabile ha deciso di provvedere all'autodemolizione: “Lo faranno anche altri – ci spiega De Falco – perché è più conveniente che pagare i costi dell'abbattimento coatto alla regione Campania”.
Per De Magistris è un altro passo verso un modello di città diversa: “La nostra è un'amministrazione comunale che dice a chiare lettere no ai condoni edilizi, si alle demolizioni. Così dalle Mani sulla città, film di Francesco Rosi datato 1963 che raccontava la Napoli dell'abusivismo edilizio selvaggio, alle mani per la città, che si mettono in movimento per distruggere i mostri”.
Ma oggi è stata anche la giornata della protesta degli operatori sociali. La strada per rimettere in sesto il capoluogo è infatti ancora in salita, e se nella sala giunta si è segnato un goal contro l'abusivismo, fuori dalle finestre in mattinata si è alza anche la mongolfiera del “Welfare non è un lusso”. Sopra la scritta: “dieci piani di insolvenze”, recapitate “a tutte le giunte”. De Magistris ha infatti ereditato le casse vuote e un debito con gli operatori sociali di ben 100milioni di euro. Le regole ferree per non sforare il patto di stabilità non hanno aiutato, così il comitato ha preso il megafono per ricordare al comune che se i conti non verranno saldati tantissime associazioni e cooperative saranno costrette a chiudere. A rischio c'è la cura di circa 2mila persone tra anziani e disabili, il recupero di tossicodipendenti, il reinserimento di tanti che nelle case famiglia hanno trovato una speranza di ricominciare.
“Chiediamo che l'assessore al bilancio, Riccardo Realfonzo, appronti un piano di rientro da questo deficit” ha detto Michele De Angelisi portavoce del comitato il “Welfare non è un lusso” sottolineando il rimpallo di responsabilità tra regione e comune. Pronta la risposta del sindaco che ha incontrato gli operatori: “Quest'amministrazione sta facendo i salti mortali, e non abbiamo tolto un euro alle politiche sociali, e anche in assenza del governo che dovrebbe intervenire troveremo altre strade”. L'idea di Palazzo San Giacomo è una cessione del credito dando a garanzia una parte del patrimonio immobiliare: “Gli operatori saranno pagati”, dice il sindaco.




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