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MAFIA
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sociale
Quattro arresti all'alba
per l'uccisione di Paolo Borsellino
per l'uccisione di Paolo Borsellino
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Il giudice di Palermo ucciso perché sapeva della trattativa tra Stato e mafia. L'ipotesi battuta dalla Dda di Caltanissetta, dopo le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, convincono i giudici. Contestata per la prima volta l'aggravante di terrorismo.
redazione - 08.03.2012
Quattro ordinanze di custodia cautelare. Qualcosa si muove, e non soltanto a livello di dichiarazioni. Quelle di Gaspare Spatuzza, il pentito della mafia che ha permesso di aprire una seconda inchiesta sull'uccisione del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta. E che non ha convinto solo i pubblici ministeri della Dda di Caltanissetta, ma ora anche il giudice Alessandra Giunta che ha spiccato un'ordinanza di custodia cautelare per quattro persone: uno dei presunti mandanti, il boss Salvatore Madonia, e altre tre persone, Vittorio Tutino e Salvatore Vitale e all'ex pentito di Sommatino, Calogero Pulci. I primi due si trovano già in carcere, il terzo è in una casa di cura, ma anche lui in arresto. Calogero Pucci, invece, è protagonista di un'altra vicenda che si intreccia alla strage di via D' Amelio, e che ha anch'essa dell'incredibile: accusò sapendo di mentire Gaetano Murana di essere tra gli esecutori della strage. Murana si è fatto 20 anni di carcere ed è stato liberato soltanto di recente. Ma non era implicato nell'uccisione del giudice e dei cinque agenti di scorta.
Gli arresti di oggi, che sono stati eseguiti all'alba, non sono importanti perché hanno tirato in ballo nomi finora sconosciuti. Più o meno il quadro di come si sono svolti i fatti nella strage di via D'Amelio è noto. La novità è che ora è molto più chiaro eprché furono eliminati prima il giudice Falcone e poi il suo collega Borsellino: sapevano di una trattativa tra Stato e mafia, e si opponevano. Erano un ostacolo. Un ostacolo da eliminare, ricattando così anche lo Stato. E' questa la tesi sostenuta da Spatuzza e su cui ha indagato con grande convinzione la Dda nissena.
La cosa è talmente importante, e pone la mafia su un livello talmente nuovo da come fino ad oggi è stata considerata, almeno nelle aulee di tribunale, che per la prima volta alle accuse "classiche" è stata aggiunto il reato di terrorismo. E' la prima volta che questa aggravante viene contestata in un'indagine di mafia. Ma d'altronde ciò che è emerso dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia nissena parla chiaro: anche Paolo Borsellino era stato informato della trattativa tra Stato e mafia, e per questo sarebbe stato ucciso.
I giudici danno anche credito a quanto raccontato da Massimo Ciancimino, circa il ruolo svolto da elementi esterni alla mafia nell'uccisione di Borsellino anche se, scrivono i giudici, per ora non è stato possibile indagare qualcuno perché mancano indizi concreti. Ma - scrivono ancora i giudici - "l'indagine non può dirsi conclusa. "Elementi indiziari in ordine alla possibile presenza e partecipazione alle stragi del 1992 , ma anche all'attentato dell'Addaura del 1989, di soggetti esterni a 'Cosa nostra', emerge da altre investigazioni condotte da questa Procura basate su fonti probatorie diverse da Massimo Ciancimino: sicchè su questo tema di indagine la partita non può affatto definirsi conclusa", dice l'ordinanza. "In particolare, su questo peculiare versante probatorio - sottolineano i pm- nessun elemento concretamente utilizzabile è emerso dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, che è stato addirittura incriminato da questa Procura per calunnia".




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