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sociale
Prima rata dell'Imu
meno cara. Il conguaglio a dicembre
meno cara. Il conguaglio a dicembre
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I relatori del decreto legge fiscale depositano un emendamento che prevede il pagamento di giugno soltanto con le aliquote decise dal governo. Che entro il 31 luglio potrà "rivedere le aliquote" per raggiungere "il gettito previsto"
redazione - 03.04.2012
I caf avevano avvertito: si creeranno file, incomprensioni, fate qualcosa. Al centro il problema della nuova tassa Imu, che in modo originale ripristina la vecchia Ici - la cui abolizione era stato il cavallo di battaglia del governo Berlusconi - unita a quella sulla nettezza urbana, e con una rivalutazione complessiva delle rendite catastali. La prima rata, che il governo aspetta come una manna perché farà entrare soldi contanti nelle casse dello Stato, deve essere pagata entro la fine di giugno, in coincidenza con i pagamenti dei 730. Ma molti Comuni non hanno ancora definito le nuove aliquote. Quindi i cittadini sarebbero dovuti tornare per aggiungere l'aliquota (che a quanto pare in alcune città come Roma sarà un vero e proprio salasso) deliberata dal Comune di appartenenza.
Incredibilmente fino a ieri sera il relatore del Pdl Antonio Azzolini diceva che non ci sarebbe stata alcuna modifica. Poi, la notizia che lui e il collega Antonio Baldassarre (Terzo Polo) hanno depositato un emendamento che permetterà di pagare in via provvissoria la prima rata dell'Imu “senza applicazione di sanzioni ed interessi, in misura pari al 50% dell'importo ottenuto applicando le aliquote di base e la detrazione previste".
Quindi pagamento del 50% della tassa solo sulle aliquote decise dal governo. Poi a dicembre il conguaglio. che potrebbe non riguardare soltanto le aliquote comunali, che secondo l'emendamento avranno tempo fino al 30 settembre per essere definite. Ma anche qualche rincaro voluto dal governo. L'emendamento infatti specifica che "entro il 31 luglio 2012" in base alle entrate della prima rata il governo provvederà "alla modifica delle detrazioni e delle aliquote" per raggiungere "il gettito previsto". Cioè quei 21,8 miliardi che non sono proprio noccioline, considerando che quando pagavamo tutti l'Ici lo Stato ne incassava 11 di meno.





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