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"Bollette alte per colpa del gas"
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Parla Gianni Silvestrini (Kyoto Club): "il problema sono monopoli e reti insufficienti". Il settore delle energie «pulite» ormai è una realtà che disturba le grandi centrali di produzione convenzionale.
Eleonora Martini - 03.04.2012
A dispetto della bozza del Quinto Conto energia e di quella del decreto sugli incentivi alle rinnovabili elettriche fatte circolare negli ultimi giorni - che hanno condizionato il mercato e di fatto bloccato il finanziamento bancario di molti progetti e impianti - l'incontro di ieri tra i rappresentanti del governo e le associazioni di settore è stato in qualche modo «rassicurante». Tanto ragionevoli sono sembrati i responsabili dei ministeri dello Sviluppo, dell'Ambiente e delle Politiche agricole da far sorgere più di un dubbio sulla divulgazione di quelle bozze. L'ingegnere Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club e della rivista QualEnergia, è tra i protagonisti della giornata di ieri.
C'è un'evidente divergenza di opinioni tra i ministri Passera e Clini, riguardo gli incentivi alle rinnovabili. Chi ha ragione?
Ovviamente noi siamo convinti che la posizione di Clini sia più corretta ma nessuno qui dice che non si debbano ridurre gli incentivi. Piuttosto occorre pensare a un soft planning, un atterraggio morbido, altrimenti si ammazza l'industria del settore. Il primo punto da rivedere non è la quantità degli incentivi ma la modalità di accesso: nelle bozze del V Conto energia e del decreto compare l'istituzione di un registro a cui iscriversi per poter accedere agli incentivi. Una procedura esiziale per il settore perché le banche non finanziano progetti senza sapere se ci sarà e quale sarà il contributo statale. In questo modo si mettono i bastoni tra le ruote anche ai piccoli impianti domestici. In discussione ora c'è l'ipotesi di adottare il modello tedesco, in cui l'incentivo decresce mano mano che si realizzano soglie fissate di produzione energetica.
C'è un fattore nuovo, quest'anno: l'alzata di scudi dei produttori di energia convenzionale come Eni, Enel, Edison...
Sì, questa è una novità: finora chi esprimeva preoccupazioni legittime erano, più che i consumatori, gli industriali. Ora accanto a Confindustria ci sono i produttori convenzionali che per la prima volta dicono esplicitamente di essere disturbati da una così rapida crescita delle rinnovabili. In effetti oggi in Italia, con 400 mila impianti da fonti verdi, si può dire che è cambiata la pelle del sistema energetico. Stiamo andando verso un mix tra generazione centralizzata e generazione distribuita. Ecco da dove vengono i mal di pancia di chi era abituato a gestire la produzione in maniera centralizzata. È necessario a questo punto intervenire sulla rete elettrica in modo intelligente per ottimizzare il mix di distribuzione e quindi i costi energetici.
Quindi le rinnovabili non costano troppo al consumatore.
Nel periodo in cui l'Italia è rimasta senza ministro dello Sviluppo, subito dopo le dimissioni di Scajola, effettivamente gli incentivi al fotovoltaico sono cresciuti troppo. Poiché le rinnovabili soddisfano ormai quest'anno il 26% della domanda elettrica nazionale e tra pochi anni il fotovoltaico potrà camminare con le proprie gambe, si possono ridurre gli incentivi e guardare oltre il 2020. Ma bisogna evitare di bloccare lo sviluppo di questa tecnologia nei prossimi due anni, che sono molto critici.
Eppure la Germania si è posta come obiettivo il 50% di rinnovabili entro il 2030 e l'80% entro il 2050. Noi invece stiamo già frenando...
Il punto è che da noi manca una strategia energetica nazionale. La forza dell'assemblea di oggi (ieri, per chi legge, ndr) sta nell'unione di tutti i soggetti che lavorano in ogni campo della green economy. Tutti insieme con la stessa dignità e senza rivendicare il proprio piccolo segmento, chiediamo però con forza che si apra la discussione che avremmo già dovuto fare dopo il referendum sul nucleare, per decidere quale futuro energetico vogliamo per questo Paese. I decreti poi discenderanno di conseguenza.
L'Italia è in linea con gli impegni europei per il 2020?
Sì, anzi. Nella produzione elettrica andremo oltre, rispetto agli obiettivi. Tanto che nel piano energetico si dovrebbe rivedere il piano di azione nazionale che è ormai completamente superato dagli eventi: si parlava di 8 mila MWatt prodotti dal solare nel 2020 mentre siamo già adesso a 12 mila MWatt. Quindi la realtà ha superato qualsiasi previsione.
Quali sono allora le voci che rendono così cara la bolletta energetica italiana?
Le centrali termoelettriche convenzionali a ciclo combinato pagano il gas molto di più che in altri paesi, il 30% in più che in Germania. Questo è il problema serio del caro prezzi e per risolverlo va liberalizzato il mercato del gas. La concorrenza delle rinnovabili - che invece hanno abbassato il prezzo dell'energia nelle ore centrali della giornata - pesa molto meno del monopolio della distribuzione del gas.
C'è un'evidente divergenza di opinioni tra i ministri Passera e Clini, riguardo gli incentivi alle rinnovabili. Chi ha ragione?
Ovviamente noi siamo convinti che la posizione di Clini sia più corretta ma nessuno qui dice che non si debbano ridurre gli incentivi. Piuttosto occorre pensare a un soft planning, un atterraggio morbido, altrimenti si ammazza l'industria del settore. Il primo punto da rivedere non è la quantità degli incentivi ma la modalità di accesso: nelle bozze del V Conto energia e del decreto compare l'istituzione di un registro a cui iscriversi per poter accedere agli incentivi. Una procedura esiziale per il settore perché le banche non finanziano progetti senza sapere se ci sarà e quale sarà il contributo statale. In questo modo si mettono i bastoni tra le ruote anche ai piccoli impianti domestici. In discussione ora c'è l'ipotesi di adottare il modello tedesco, in cui l'incentivo decresce mano mano che si realizzano soglie fissate di produzione energetica.
C'è un fattore nuovo, quest'anno: l'alzata di scudi dei produttori di energia convenzionale come Eni, Enel, Edison...
Sì, questa è una novità: finora chi esprimeva preoccupazioni legittime erano, più che i consumatori, gli industriali. Ora accanto a Confindustria ci sono i produttori convenzionali che per la prima volta dicono esplicitamente di essere disturbati da una così rapida crescita delle rinnovabili. In effetti oggi in Italia, con 400 mila impianti da fonti verdi, si può dire che è cambiata la pelle del sistema energetico. Stiamo andando verso un mix tra generazione centralizzata e generazione distribuita. Ecco da dove vengono i mal di pancia di chi era abituato a gestire la produzione in maniera centralizzata. È necessario a questo punto intervenire sulla rete elettrica in modo intelligente per ottimizzare il mix di distribuzione e quindi i costi energetici.
Quindi le rinnovabili non costano troppo al consumatore.
Nel periodo in cui l'Italia è rimasta senza ministro dello Sviluppo, subito dopo le dimissioni di Scajola, effettivamente gli incentivi al fotovoltaico sono cresciuti troppo. Poiché le rinnovabili soddisfano ormai quest'anno il 26% della domanda elettrica nazionale e tra pochi anni il fotovoltaico potrà camminare con le proprie gambe, si possono ridurre gli incentivi e guardare oltre il 2020. Ma bisogna evitare di bloccare lo sviluppo di questa tecnologia nei prossimi due anni, che sono molto critici.
Eppure la Germania si è posta come obiettivo il 50% di rinnovabili entro il 2030 e l'80% entro il 2050. Noi invece stiamo già frenando...
Il punto è che da noi manca una strategia energetica nazionale. La forza dell'assemblea di oggi (ieri, per chi legge, ndr) sta nell'unione di tutti i soggetti che lavorano in ogni campo della green economy. Tutti insieme con la stessa dignità e senza rivendicare il proprio piccolo segmento, chiediamo però con forza che si apra la discussione che avremmo già dovuto fare dopo il referendum sul nucleare, per decidere quale futuro energetico vogliamo per questo Paese. I decreti poi discenderanno di conseguenza.
L'Italia è in linea con gli impegni europei per il 2020?
Sì, anzi. Nella produzione elettrica andremo oltre, rispetto agli obiettivi. Tanto che nel piano energetico si dovrebbe rivedere il piano di azione nazionale che è ormai completamente superato dagli eventi: si parlava di 8 mila MWatt prodotti dal solare nel 2020 mentre siamo già adesso a 12 mila MWatt. Quindi la realtà ha superato qualsiasi previsione.
Quali sono allora le voci che rendono così cara la bolletta energetica italiana?
Le centrali termoelettriche convenzionali a ciclo combinato pagano il gas molto di più che in altri paesi, il 30% in più che in Germania. Questo è il problema serio del caro prezzi e per risolverlo va liberalizzato il mercato del gas. La concorrenza delle rinnovabili - che invece hanno abbassato il prezzo dell'energia nelle ore centrali della giornata - pesa molto meno del monopolio della distribuzione del gas.





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