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Continua il dibattito promosso dalla Fondazione Diritti Genetici su scientismo, scienza e democrazia. Oggi il genetista Ceccarelli racconta la sua esperienza pluriennale in Siria, in alcuni paesi mediorientali e in Africa.
Salvatore Ceccarelli* - 23.04.2012
* Genetista, Consulente in miglioramento genetico ICARDA (International Center for Agricultural Research in the Dry Areas – Aleppo, Siria)
Il mio contributo al dibattito aperto da Mario Capanna su scientismo, scienza e democrazia, consiste nel portare una testimonianza diretta del fatto che il modello di una ricerca scientifica partecipata che metta in dialogo scienza e società è realizzabile con successo. Abbiamo cominciato ad applicarlo nel 1996 in Siria, e oggi seguiamo progetti in Giordania, Egitto, Algeria, Eritrea, Etiopia, Yemen e Iran. Dovunque gli agricoltori hanno condiviso con noi il loro sapere e insieme abbiamo avviato attività che si sono venute via via modificando con il contributo di tutti.
Il percorso che mi ha condotto ad occuparmi di ricerca partecipata è stato - a differenza di tanti miei colleghi - unicamente scientifico e basato su una analisi spietata dei motivi per cui gli agricoltori più poveri e quelli degli ambienti più marginali non hanno beneficiato che in misura molto marginale dei vantaggi del miglioramento genetico. L’articolo che segue è un esempio di come l’organizzazione della ricerca scientifica in agricoltura in modo partecipato possa affrontare efficacemente alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo.
Semi, cibo, salute
La diminuzione della biodiversità, i cambiamenti climatici e la fame nel mondo sono tre dei problemi globali più frequentemente dibattuti, ma sono spesso discussi separatamente anziché come aspetti diversi dello stesso problema, da affrontare congiuntamente.
Che il clima stia cambiando è un fatto generalmente accettato ed è assai probabile che in molti paesi la frequenza e l’intensità degli anni caldi e siccitosi vada aumentando, così come la variabilità del clima. Questi cambiamenti avranno profondi effetti sui sistemi agricoli e alimentari.
Nei paesi sviluppati (e non solo in questi), l’agricoltura moderna si è basata sulla monocoltura e sulla uniformità: a fronte di un numero di specie vegetali presenti sul pianeta stimato intorno a 250.000, delle quali circa 50.000 commestibili, noi ne consumiamo solo circa 250, ma il 90% delle calorie che ingeriamo proviene soltanto da 15 specie, e il 60% delle calorie solo da tre (frumento riso e mais). In queste ultime tre colture il miglioramento genetico ha ridotto drasticamente la variabilità genetica, sia tra che entro varietà.
Ad aggravare la situazione, è stata una progressiva concentrazione del controllo del seme delle colture più importanti nelle mani di un numero relativamente esiguo di soggetti. Dati del 2008 (ma se oggi la situazione è cambiata, lo è in peggio) indicano che 10 ditte controllano il 67% del mercato mondiale del seme, e quattro di queste il 49%; le stesse quattro hanno anche il controllo del 53% del mercato mondiale dei pesticidi. Poiché ci sono indicazioni sempre più frequenti del rapporto tra dieta e malattie nell’uomo, chi controlla il mercato del seme finisce per controllare anche la nostra salute.
Continua a leggere e partecipa al dibattito su http://www.scienceanddemocracy.it





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