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Roma difende la sua acqua,
Alemanno perde la sfida
Alemanno perde la sfida
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In diecimila alla manifestazione di ieri contro la privatizzazione dell'Acea, la multiutility dell'acqua e dell'energia della capitale. In piazza anche il Pd, insieme ai Comitati e alle forze di sinistra. Ora la battaglia si sposta in aula al Campidoglio, dove sono stati presentati decine di migliaia di emendamenti.
Ylenia Sina - 06.05.2012
A quasi un anno di distanza dal referendum che ha visto un milione e duecentomila romani esprimersi contro la privatizzazione dell'acqua e dei servizi pubblici, Roma torna in piazza contro il sindaco Alemanno e il suo progetto di privatizzare l'Acea, la multiutility dell'acqua e dell'energia della Capitale. Sono oltre diecimila i manifestanti che ieri hanno invaso le strade della città. In piazza, con tantissime bandiere e striscioni, l'amplissimo spettro di realtà che si sono mobilitate per la vittoria referendaria del giugno scorso: il Comitato romano per l'acqua pubblica (Crap) in prima fila. Quindi i comitati locali, le associazioni ambientaliste, i movimenti per il diritto all'abitare, i sindacati, da quelli di base alla Cgil. Presenti anche i presidenti di municipio dell'opposizione e i partiti da giorni impegnati a bloccare in aula la delibera 32 che prevede la vendita del 21% di Acea con la quale il Campidoglio abbasserebbe al 30% le quote nelle sue mani, rinunciando così al controllo pubblico sull'azienda: il Pd, che è sceso in piazza numeroso, Roma in Action, Sel, Verdi, Fds, Idv.
Nel percorso a ostacoli della difesa dei servizi pubblici dalle mani private, «l'obiettivo della giornata di oggi è dimostrare che a distanza di mesi dalla mobilitazione referendaria i romani non hanno cambiato idea» spiega Paolo Carsetti del Crap. Alle 15 Piazza Vittorio è già piena di gente pronta a partire in corteo dietro allo striscione "Roma non si vende. In difesa dell'acqua e dei servizi pubblici locali", sorretto dal Crap e dai sindaci di alcuni comuni della provincia di Roma. Dalla testa del corteo, dove sventolano tantissime bandiere blu-acqua, si innalza il coro da tempo simbolo del legame tra la pubblicizzazione dei servizi locali e la democrazia: «Il mio voto va rispettato, fuori l'acqua dal mercato».
«Questa piazza pone una questione politica ed etica allo stesso tempo: chi decide riguardo ciò che interessa tutti? E dove si decide?» commenta Giuseppe De Marzo di A Sud rimandando al mittente l'appello di Alemanno che vende Acea «perché lo impone la legge»: «L'unica cosa che prevedrebbe la legge è rispettare il referendum». La manifestazione prosegue invadendo il centro cittadino tanto che, quando la testa raggiunge via dei Fori Imperiali, molta gente si trova ancora a metà di via Cavour. Numerosissima nel centro del corteo la "città meticcia" dei movimenti per il diritto all'abitare.
Sui muri che costeggiano il passaggio della gente decine di manifesti ritraggono Alemanno a fianco del costruttore-imprenditore romano Caltagirone, proprietario del 16,29% di azioni Acea, che nei giorni scorsi ha fatto eco al sindaco di Roma sulla «necessità di vendere il 21% dell'azienda». «Alemanno prima di scappare vuole vendere i beni della città. Un esproprio illegittimo giustificato da una menzogna: la legge 138 varata dal governo Berlusconi nell'agosto del 2011 imporrebbe, in caso di mancata vendita ed entro il 2015, non subito, di mettere sul mercato solo l'illuminazione pubblica che è un attività secondaria dell'azienda» spiega Marco Bersani di Attac.
E come la battaglia "di piazza" si è dimostrata determinata a proseguire, anche in aula l'opposizione ad Alemanno è destinata a continuare. «Per il ritiro della delibera abbiamo presentano oltre 100 mila emendamenti, se verranno discussi tutti inchioderemo il sindaco per decine di settimane fino al suo decadimento» spiega Marco Miccoli, segretario del Pd romano.
Oltre all'opposizione politica e a quella cittadina, si sono mobilitati anche i lavoratori della multiutility che lunedì si riuniranno per un'assemblea « indetta da tutte le sigle sindacali, che già si preannuncia partecipatissima», spiega Fulvio Vescia dell'Usb. «Sarà un momento importante di mobilitazione per chiedere ad Alemanno di rilanciare l'azienda al posto di venderla» il commento di Claudio Di Berardino segretario Roma e Lazio della Cgil. Poco dopo le cinque di pomeriggio il fiume di gente straborda in Piazza Venezia sempre più vicino a un Campidoglio «privatizzato» - la piazza adiacente a Palazzo Senatorio infatti non è stata concessa ai manifestanti - chiusa dai blindati delle forze dell'ordine. Destinazione finale: la vicina piazza Santi Apostoli che però non è riuscita a contenere tutti i manifestanti.





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