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redazione - 13.05.2012
Sulla nostra copertina di ieri era riprodotta la prima frase del famoso fax, quello che ci ha gelato il sangue quando è arrivato in redazione venerdì pomeriggio. Oggetto: Cessazione attività. L'effetto è stato ugualmente terrorizzante per i nostri lettori. Paura. Ma anche voglia di reagire. Il sismografo di questi sentimenti è ormai la rete, i social network. Il flusso di messaggi su facebook e twitter per la verità non si è mai interrotto da venerdì sera, quando la notizia ha cominciato a circolare. Ne riproduciamo alcuni sulle pagine del quotidiano in edicola, assieme alla prime lettere che ci sono arrivate.
Ieri a Roma c'è stata la manifestazione della Federazione della sinistra, da tempo avevamo organizzato la diffusione del giornale in piazza. Non potevamo sapere che sarebbe stata un'edizione così speciale. È stata l'occasione per incontrare la solidarietà dei manifestanti. La direttrice Norma Rangeri è stata invitata a parlare dal palco. Ha parlato anche il direttore di Liberazione Dino Greco, il giornale di Rifondazione comunista che ha sospeso le pubblicazioni per decisione del partito di fronte alla riduzione del contributo pubblico.
«Se siamo in questa condizione - ha detto Norma Rangeri - è perché neanche la sinistra crede nella necessità di un'informazione libera. Eppure qualità dell'informazione e la qualità della democrazia camminano insieme». E poi, parlando della situazione politica, Rangeri ha aggiunto che «è un momento così pesante che ci sarebbe bisogno di una sola sinistra, bisognerebbe superare le alchimie degli attuali partiti». Discorsi non semplici da fare dal palco di una manifestazione di partito. Resta il fatto che di fronte al pericolo concreto che il manifesto chiuda, non c'è paragone tra la qualità della reazione messa in campo dalla comunità dei lettori - una comunità che in ragione dell'alto tasso di «infedeltà» di cui soffre il nostro giornale è molto più ampia del numero di copie vendute in un giorno qualsiasi - rispetto a quella della politica istituzionale. Con alcune eccezioni, di cui riferiamo anche oggi in questa pagina, dal palazzo è arrivato solo una (gradita, certo) solidarietà. Mentre a noi sembra che l'eccezionale reazione che c'è stata di fronte ai tentativi di chiusura meritasse qualcosa di più, magari lo sforzo di costruire le condizioni perché uno spazio di informazione libero come il nostro possa continuare a vivere.
In parallelo con l'avvitamento della crisi, infatti, le nostre vendite hanno cominciato a crescere. E con le vendite gli abbonamenti, che per noi si traducono in fondi immediatamente utilizzabili e sono d'altra parte un bel gesto di fiducia nella lunga vita del manifesto. Le centinaia di iniziative organizzate spontaneamente per sostenere il giornale - qualcuno della redazione partecipa sempre, ma quasi mai siamo direttamente noi a promuovere l'appuntamento - e poi le sottoscrizioni in varie formule, dalle aste alle riffe. Per un totale provvisorio di 800mila euro raccolti in pochi giorni. Ancora ieri ci sono arrivati annunci di abbonamenti. Mentre la partecipazione sul web ha ripreso i livelli dei primi giorni della crisi, superandoli. Segno che la nostra comunità si è fatta trovare pronta così come siamo stati pronti noi a rispondere di NO al tentativo di chiusura.
Su facebook, dopo la foto di alcune star hollywoodiane che leggono il manifesto, la solidarietà verso il giornale è passata per il fotomontaggio. I volti scelti come testimonial sono stati i più vari, non sempre con un passato, o un presente, liberal. Tolto il volto di E.T., a metterci la faccia sono un ghignante Silvio Berlusconi, un giovane Alvaro Vitali, un'algida Carla Bruni, una piangente Elsa Fornero, un malizioso Rocco Siffredi e lo sguardo misterioso di Mona Lisa. A chiudere, il palazzo Ducale di Venezia coperto dalla prima pagina del manifesto. Autori anonimi, ma che sono rimbalzati da profilo a profilo fino a giungere nella pagina del manifesto. Su twitter è durato a lungo il gioco di solidarietà lanciato dalla nostra ex direttrice Roberta Carlini. Si trattava di votare il titolo più bello apparso sulla prima pagina, un modo come un altro per augurarci altre migliaia di copertine. Per la cronaca ha vinto a mani basse l'ormai classico "Il pastore tedesco" dedicato a papa Ratzinger. Ma ben piazzati anche "Il presidente è quello a destra" (nella foto Bush con un cane) e addirittura "Praga è sola" che però dovrebbe essere considerato un «fuori quota», era del 1969, il manifesto non era ancora quotidiano.
«Se siamo in questa condizione - ha detto Norma Rangeri - è perché neanche la sinistra crede nella necessità di un'informazione libera. Eppure qualità dell'informazione e la qualità della democrazia camminano insieme». E poi, parlando della situazione politica, Rangeri ha aggiunto che «è un momento così pesante che ci sarebbe bisogno di una sola sinistra, bisognerebbe superare le alchimie degli attuali partiti». Discorsi non semplici da fare dal palco di una manifestazione di partito. Resta il fatto che di fronte al pericolo concreto che il manifesto chiuda, non c'è paragone tra la qualità della reazione messa in campo dalla comunità dei lettori - una comunità che in ragione dell'alto tasso di «infedeltà» di cui soffre il nostro giornale è molto più ampia del numero di copie vendute in un giorno qualsiasi - rispetto a quella della politica istituzionale. Con alcune eccezioni, di cui riferiamo anche oggi in questa pagina, dal palazzo è arrivato solo una (gradita, certo) solidarietà. Mentre a noi sembra che l'eccezionale reazione che c'è stata di fronte ai tentativi di chiusura meritasse qualcosa di più, magari lo sforzo di costruire le condizioni perché uno spazio di informazione libero come il nostro possa continuare a vivere.
In parallelo con l'avvitamento della crisi, infatti, le nostre vendite hanno cominciato a crescere. E con le vendite gli abbonamenti, che per noi si traducono in fondi immediatamente utilizzabili e sono d'altra parte un bel gesto di fiducia nella lunga vita del manifesto. Le centinaia di iniziative organizzate spontaneamente per sostenere il giornale - qualcuno della redazione partecipa sempre, ma quasi mai siamo direttamente noi a promuovere l'appuntamento - e poi le sottoscrizioni in varie formule, dalle aste alle riffe. Per un totale provvisorio di 800mila euro raccolti in pochi giorni. Ancora ieri ci sono arrivati annunci di abbonamenti. Mentre la partecipazione sul web ha ripreso i livelli dei primi giorni della crisi, superandoli. Segno che la nostra comunità si è fatta trovare pronta così come siamo stati pronti noi a rispondere di NO al tentativo di chiusura.
Su facebook, dopo la foto di alcune star hollywoodiane che leggono il manifesto, la solidarietà verso il giornale è passata per il fotomontaggio. I volti scelti come testimonial sono stati i più vari, non sempre con un passato, o un presente, liberal. Tolto il volto di E.T., a metterci la faccia sono un ghignante Silvio Berlusconi, un giovane Alvaro Vitali, un'algida Carla Bruni, una piangente Elsa Fornero, un malizioso Rocco Siffredi e lo sguardo misterioso di Mona Lisa. A chiudere, il palazzo Ducale di Venezia coperto dalla prima pagina del manifesto. Autori anonimi, ma che sono rimbalzati da profilo a profilo fino a giungere nella pagina del manifesto. Su twitter è durato a lungo il gioco di solidarietà lanciato dalla nostra ex direttrice Roberta Carlini. Si trattava di votare il titolo più bello apparso sulla prima pagina, un modo come un altro per augurarci altre migliaia di copertine. Per la cronaca ha vinto a mani basse l'ormai classico "Il pastore tedesco" dedicato a papa Ratzinger. Ma ben piazzati anche "Il presidente è quello a destra" (nella foto Bush con un cane) e addirittura "Praga è sola" che però dovrebbe essere considerato un «fuori quota», era del 1969, il manifesto non era ancora quotidiano.





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