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BRINDISI
Gli inquirenti sulle tracce
del cassonetto usato per l'attentato
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Occhi puntati sul cassonetto che conteneva le bommbole fatte esplodere davanti alla scuola Falcone Morvillo. Veniva da un Comune vicino. E capire da quale non sarà difficile. IL PRECEDENTE, A SAVONA
Carlo Lania - 23.05.2012
Prima di portate a termine il suo gesto criminale contro la scuola Morvillo-Falcone, l'attentatore ha compiuto uno o più sopralluoghi per studiare la piazzetta antistante l'istituto, il flusso di persone e studentesse e il traffico. Gli investigatori che da cinque giorni indagano sull'attentato costato la vita alla piccola Melissa Bassi e ferito gravemente Veronica Capodieci, 16 anni, ne sono sicuri: un gesto come questo non si improvvisa, quindi necessariamente deve essere stato pianificato da chi l'ha compiuto, uno o più di uno che siano. Per questo da giorni si stanno analizzando tutti i fotogrammi delle tre telecamere del chiosco di panini situato di fronte la scuola che hanno ripreso l'attentatore. Si tratta di un lavoro lungo, centinaia e centinaia di fotogrammi da studiare uno per uno tornando indietro di una settimana, tanta è infatti la capacità di conservare le immagini dell'hard disk delle telecamere. E lo studio delle immagini potrebbe far capire anche perché l'attentatore non sembra essersi preoccupato di farsi riprendere. Gli inquirenti avrebbero inoltre accertato che il cassonetto all'interno del quale sono state nascoste le bombole poi esplose, proverebbe da uno dei comuni della provincia di Brindisi.
La Monteco, la società che gestisce la raccolta dei rifiuti è l'unica in città a usare quel modello di cassonetti, smentisce infatti la mancanza di uno dei suoi contenitori, lasciando così supporre che chi ha messo a punto l'ordigno si sia mosso tra i paesi vicini per l'organizzazione.
Arrivare a capire in quale comune si è mosso, non dovrebbe essere difficile. Ogni cassonetto ha infatti impresso un numero progressivo e il logo del comune a cui appartiene. Il logo del cassonetto fatto esplodere sabato mattina è stato ritrovato dagli agenti delle scientifica due giorni dopo sopra u albero avanti alla scuola.
Per quanto riguarda l'ordigno, infine, sembra escluso che le bombole fossero piene di gas. Se così fosse stato l'esplosione avrebbe provocato un effetto napalm, incendiando tutto quello che si trovava intorno. Così invece non è stato. La siepe a ridosso della quale era stato posizionato l'ordigno è infatti integra, così come stranamente intero è un grande cartellone pubblicitario che si trovava proprio sopra i cassonetto. L'ipotesi più probabile è quindi che le bombole siano state riempite di polvere pirica innescata. Ad avvalorare questa ipotesi ci sono le testimonianze di alcuni abitanti della zona che dicono di aver sentito odore di polvere da fucile nell'aria subito dopo l'esplosione e le tracce d polvere e ammonio rilevate dalla scientifica sul marciapiede antistante l'istituto.




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