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Metà dei fusti tossici non si trovano
persi nell'isola di Gorgogna
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Ne saranno recuperati poco meno della metà, gli altri sono da considerare ormai ufficialmente perduti. Si è chiusa senza risultati la seconda campagna di ricerca dei fusti tossici sommersi
RICCARDO CHIARI - 29.05.2012
Ne saranno recuperati poco meno della metà, gli altri sono da considerare ormai ufficialmente perduti. Si è chiusa senza risultati la seconda campagna di ricerca dei fusti tossici dispersi a nord dell'isola di Gorgona lo scorso 17 dicembre, quando l'eurocargo Venezia della Grimaldi Lines perse in una notte di tempesta gran parte del suo pericoloso carico: due semirimorchi con 198 bidoni di catalizzatori a base di nichel, molibdeno e cobalto, usati nelle raffinerie per togliere le impurità di zolfo dal petrolio. Di quei fusti, in una prima fase delle ricerche sono stati ritrovati 114 “oggetti” fra bidoni pieni, bidoni vuoti e sacchetti di materiale, individuati a una profondità di circa 400 metri insieme ai due semirimorchi. Quanto al resto del materiale, non hanno avuto successo le ricerche effettuate dalla nave specializzata Sentinel. Ricerche che si sono concentrate lungo la rotta percorsa dalla nave Venezia, allargando progressivamente il raggio di azione per ulteriori 13 miglia e per una larghezza di circa 1.500 metri dalla zona dei primi rinvenimenti. I tecnici di Castalia ed Impresub, cui la Grimaldi Lines aveva affidato l'incarico, sono quindi
tornati alla base di Civitavecchia, dove dalla Sentinel sono state sbarcate le attrezzature di ricerca e imbarcate quelle per il recupero dei bidoni: gru, robot sottomarini teleguidati e cassoni speciali costruiti per “sigillare” i fusti e quanto contenuto al loro interno. Tutte sostanze che, una volta a contatto con l'aria, danno corso a pericolosi fenomeni di autocombustione. Le attività di recupero nel mare dell'Arcipelago Toscano inizieranno nella notte del 4 giugno prossimo, e secondo il piano approvato dalle autorità dovrebbero durare circa un mese. A bordo della nave è imbarcato anche un ufficiale della Capitaneria di porto di Livorno, chiamato a controllare dopo le ripetute diffide alla Grimaldi da parte degli enti locali toscani, e della stessa Capitaneria, perché i fusti fossero individuati e recuperati nel più breve tempo possibile.




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