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EUROPA - mondo
La Grecia si prepara al voto
ecco il programma di Syriza
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Argiris Panagopoulos
02.06.2012
No al Memorandum, tassazione per i più ricchi, ritorno del sussidio di disoccupazione. Tsipras fa il pienone. E ad ascoltarlo c'è anche il console generale della Francia di Hollande

Argiris Panagopoulos - 02.06.2012
Ha scelto un ex setificio Alexis Tsipras per presentare ieri pomeriggio il «programma di governo» che spera di mettere in atto se vincerà le elezioni parlamentari greche del 17 giugno prossimo. In una sala affollatissima di quella che un tempo era una fabbrica, il leader di Syriza è stato interrotto ripetutamente da applausi e grida d'incoraggiamento quando ha promesso che i primi provvedimenti dell'esecutivo di sinistra saranno l'abolizione del Memorandum, la tassazione dei ricchi e degli evasori e la lotta contro i politici corrotti. Ad ascoltarlo, in prima fila, oltre a decine di giornalisti, c'era il console generale della Francia di Hollande, segno del cambiamento dei rapporti di forza in Europa, un'inversione di rotta nella quale la coalizione della sinistra radicale greca si candida a svolgere un ruolo da protagonista. 
A due settimane da un voto che può contribuire a mutare il destino dell'Europa, i poteri forti che sostengono i Memorandum e i partiti che li hanno finora applicati - Nuova democrazia e il Pasok - non sono riusciti a isolare Syriza, nonostante controllino tutte le televisioni e i grandi giornali nazionali e locali.
Il segretario di Nd Samaras è stato costretto a cambiare la sua tattica ultra-anticomunista e presentare una specie di programma in 18 punti che prevede trattative con la troika per emendare il secondo Memorandum, facendo cadere un tabù (il Memorandum non si tocca) e legittimando la posizione di Syriza che ne pretende l'abolizione.
Non a caso ieri la prima ovazione Tsipras l'ha raccolta quando ha sostenuto che la sfida delle elezioni è tra «il Memorandum e il programma di Syriza». «Noi chiediamo il voto per abolirlo, loro per applicarlo», ha detto Tsipras, denunciando che Samaras «vuole rubare il voto dei greci per offrirlo a Merkel», e ha ridicolizzando Venizelos che fa una campagna elettorale «contro le sue opere, contro la convenzione dei prestiti che ha sottoscritto lui stesso e lui stesso ha ricattato altri per firmarla». Per Tsipras il dilemma euro/dracma è falso, perché viene utilizzato per nascondere la realtà, cioè che è «il Memorandum che porta al ritorno alla dracma».
Tsipras e Syriza hanno le idee molto chiare: i primi passi del loro governo prevedono un progetto di sviluppo e di sostegno all'occupazione con l'abolizione delle leggi che hanno diminuito il salario minimo del 23% e 32% per i giovani sotto i 23 anni; il suo ritorno a 731 euro; il ritorno del sussidio di disoccupazione a 461,40 euro; il ripristino dei contratti collettivi; e la cancellazione delle ingiuste tasse per i poveri, i disoccupati, sugli stipendi bassi e sui pensionati che vivono al limite della povertà. Tsipras ha promesso tasse per i ricchi e gli evasori, la trasparenza dello stato e l'abolizione di quell'esercito di consiglieri strapagati nelle aziende pubbliche e nei ministeri. 
La segretaria del Partito comunista (Kke) Aleka Papariga ha bocciato le proposte di Syriza, che pretende «briciole» e non vuole l'uscita del paese dall'Unione Europea. Secondo Papariga, «ciò che Syriza sostiene in merito alla collaborazione a sinistra è una truffa, Syriza utilizza la bandiera della collaborazione per abbassare le percentuali di Kke e degli altri, come dei Verdi, che vuole fuori (dal governo), e della Sinistra Democratica, che vuole anche fuori del parlamento, per formare un governo monocolore per poi chiamarci dentro eventualmente i comunisti e per assumere la direzione dei ministeri, dell'apparato statale e formare una nuova generazione di dirigenti dell'apparato statale alla Pasok e Nuova Democrazia, che saranno dipendenti da un favoritismo di tipo nuovo, quello di Syriza». I timori di Parariga sono condivisi da tutti gli altri partiti minori, perché la forte polarizzazione tra Syriza e Nuova Democrazia spiazza il Pasok, riducendolo a un partito residuale, di governo «a tutti i costi», ed esercita forti pressioni per un voto massiccio a Syriza.
 
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