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INTERVISTA - ambiente, sociale
Sul primo volo no fuel:
"L'Italia dia una mano"
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Cinzia Gubbini
05.06.2012
Il manifesto ha avuto la possibilità di intervistare Bertrand Piccard pilota-pioniere del primo volo a energia solare. "Questo è un esperimento. Ma lo era anche quello dei fratelli Wright - dice - Le tecnologie che stiamo usando per questo volo, possono essere usate anche 'a terra' dalla produzione all'illuminazione". Il padre di Bertrand è Jacques Piccard, che nel 1960 riuscì col sottomarino "Trieste" a toccare il punto più profondo della terra. All'epoca, finanziava l'Italia. GUARDA L'INTERVISTA SEGUI

Cinzia Gubbini - 05.06.2012
"Questa è la missione di controllo del Solar impulse. Sei in linea con il pilota". La comunicazione è molto distrubata, soprattutto all'inizio. Bertrand Piccard è a circa 8 mila metri di altezza, parla con un telefono satellitare: è il pilota-pioniere che sta conducendo per la prima volta l'aereo a energia solare sopra lo Stretto di Gibilterra. Un viaggio che rimarrà nella storia, e che apre le porte - in un futuro non proprio vicinissimo - ai voli di linea "no fuel", senza carburante. Qui è possibile seguire in live il volo: Piccard è partito questa mattina alle 5 dall'aeroporto di Madrid e arriverà questa sera intorno alle 24 a Rabat, in Marocco. Il manifesto è riuscito a prenotarsi e ad avere la possibilità di parlare per due minuti con Piccard durante il volo, grazie anche alla professionalità di tutto lo staff di Solar Impulse. un gruppo affiatato e coinvolto in questo progetto visionario, e curato fin nei mini particolari.
 
Qualche parola è necessario spenderla anche sulla figura di Piccard, che non è un pilota "qualsiasi", ma l'erede di una famiglia di esploratori e di scienziati. Suo padre è stato l'ingengnere che ha costruito il batiscafo in grado di toccare il punto più profondo della terra, nella Fossa delle Marianne (bissato recentemente dal regista David Cameron). E' un peccato dover osservare che se l'impresa del padre fu negli anni '50 finanziata proprio dall'Italia, che - sebbene grazie principalmente ai soldi americani dei "sussidi" post bellici - come "partner" del progetto permise a Jacques Piccard di costruire il suo batiscafo (poi tutto fu acquistato dagli Stati uniti) stavolta l'Italia non è neanche menzionata tra i più di 80 partner che si stanno occupando della possibilità di immaginare un futuro senza carbone per i viaggi aerei. La tecnologia usata dal Solar Impulse, come spiega nell'intervista Piccard figlio, può comunque essere già adesso applicata a molti altri settori, dalla produzione all'illuminazione. Sarebbe, insomma, uno di quei "canali" in cui infilarsi senza pensarci due volte.
 
ASCOLTA L'INTERVISTA "Come va il volo? Si sta divertendo?", chiediamo al pilota. "Sì molto", risponde, ma la linea è disturbatissima, e non aiuta la nostra scellerata scelta di accendere le casse del computer nel tentativo di registrare l'intera conversazione. "Quanto tempo ci vuole per caricare la batteria dell'aereo per un volo di questo tipo?" "La batteria si carica con il sole, l'abbiamo accesa questa mattina e anche in questo momento sta caricando", spiega Piccard. "Ma tra quanto tempo potremo volare con degli aerei solari, secondo lei?" "Già oggi è possibile viaggiare con aerei solari, non come l'Impulse, che è molto grande, ma già oggi se vuoi fare un bvreve viaggio di giorno, esistono aerei che lo permettono. Oggi non è ancora possibile - continua Piccard - trasportare 200 passeggeri grazie all'energia solari. Ma chi può dirlo. Quando nel 1903 i fratelli Wright partirono per il primo volo avevano un apparecchoio a un'elica la cui velkocità era determinata dalle condizioni del tempo. Venticinque anni dopo gli aerei attarversavano l'oceano". Ma in futuro, gli chiediamo, gli aerei solari andranno un po' più veloce? O ci vorranno 20 ore per andare da Madrid a Rabat? "Certamente andranno più veloce - assicura Piccard - adesso non lo facciamo o consumerebbero troppa energia! Questo è solo un prototipo: è un modo per dimostrare quello che possiamo fare. Sapete che i computer quando sono nati erano grandi come case. E adesso li possiamo tenere in tasca. Ma c'è una cosa che voglio sottolineare e che è molto importante: tutta la tecnologia che stiamo usando per far funzionare questo aereo può essere utilizzata anche 'a terra'. In casa, per le automobili, per i sistemi di illuminazione. Tutti i nostri sistemi consumano troppa energia: le tecnologie sarebbero dipsonibili per tutti se decidessimo di utilizzare questo genere di alimentazione". "E' un progetto davvero eccitante: ma che ruolo ha l'Italia in tutto questo? Ce l'ha un ruolo?" "Per il momento no, non è ancora coinvolta. Ma sarebbe molto importante che facesse parte del progetto: gli italiani possono supportarci seguendo e parlando del progetto". Lo salutiamo con un auspicio: "Speriamo che l'Italia venga presto coinvolta".
 
Chi lo è già, e molto, tanto da essere impegnato nella costruzione di un altro prototipo di Solar Impulse è proprio il Marocco, dove questa notte atterrerà l'areo guidato da Piccard. L'Agenzia per le energie rinnovabili del paese, infatti, è uno dei principoalki partener del progetto, e il paese nordafricano è impegnato nel creare entro il 2020 parchi eolici capaci di emettere 2 mila megawatts di energia, riducendo le emissioni di Co2 di 3,7 milioni di tonnellate.
 
 
 
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