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Morto un operaio
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MARIO RAVARINO
09.06.2012
Pasquale La Rocca perde la vita, schiacciato da un «muletto». Il gruppo di Emilio Riva si difende: «La produzione si è interrotta subito». Ma i sindacati attaccano e scioperano: «Non è vero»

MARIO RAVARINO - 09.06.2012
Nessuno tocchi il mercato, la produzione non si deve fermare. Nemmeno se muore un operaio, un capoturno di 31 anni. Succede all'Ilva di Novi Ligure (Alessandria): sono da poco passate le 21 di giovedì quando, nello stabilimento siderurgico, Pasquale La Rocca perde la vita, schiacciato da un «muletto» sprovvisto di porte di protezione. E l'azienda che fa? «Non blocca la produzione - denunciano i sindacati - per continuare a caricare le lamiere sugli autotreni in attesa di partire». Pasquale giace a terra coperto solo da un lenzuolo bianco. Pochi minuti prima, intorno alle 20.20, stava compiendo una retromarcia spostando un carico. Il carrello che guidava - secondo la ricostruzione dei vigili del fuoco - si è ribaltato, La Rocca viene sbalzato dal mezzo, che successivamente gli cade addosso. I primi a soccorrerlo sono i suoi compagni. Spostano il muletto utilizzando un carro ponte, ma per Pasquale non c'è più nulla da fare, nemmeno quando arrivano i volontari del 118 che tentano di rianimarlo. Muore poco dopo.
Il mancato stop della produzione scatena la protesta di lavoratori e sindacati che proclamano subito lo sciopero del turno notte. Le braccia delle tute blu sono rimaste incrociate anche ieri. Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato un'ora in tutto il comparto per «evidenziare la gravità dell'incidente». Nel picchetto a oltranza fuori dallo stabilimento, il dolore si mescola alla rabbia: «Perché ai turnisti, tra l'altro sotto choc, è stato chiesto di continuare a lavorare? Perché nessuno denuncia che lavoriamo senza sponde protettive?».
Pasquale La Rocca viveva a Lerma, a pochi chilometri da Ovada, con la moglie Nadia e un figlio di pochi mesi. Lo ricordano tutti come un giovane tenace e volenteroso. Era diventato capoturno in un'azienda storica del territorio alessandrino. L'Ilva, parte del gruppo Riva, conta attualmente 600 lavoratori, un tempo quando era pubblica e si chiamava Italsider arrivava fino a 2 mila dipendenti. «L'Ilva - spiega Fausto Dacio, alessandrino, della Fiom Piemonte - come altre aziende a a parole affronta molto bene il tema sicurezza, ma spesso restano chiacchiere. Quando un incidente mortale viene considerato un effetto collaterale, rispetto alle esigenze dei mercati, non ci sono più giustificazioni. Non vengono rispettate in pieno le norme di sicurezza». La Fiom sottolinea: «Non solo si continua a morire sul lavoro, ma si continua a morire con le stesse e nelle stesse modalità con cui si moriva in passato, perché le norme non vengono applicate o non vengono fatte applicare».
Nel pomeriggio di ieri dopo lunghissime ore di silenzio è intervenuta l'azienda, smentendo tutto: «L'attività lavorativa nell'area dove è avvenuto l'incidente si è fermata subito». L'Ilva sottolinea che è avvenuto lo stesso anche nel resto dello stabilimento, esteso per circa un milione e trecentocinquantamila metri quadrati, «non appena la notizia si è diffusa». Lo sciopero delle Rsu, secondo fonti Ilva, sarebbe stato proclamato «per esprimere il comprensibile dolore e sbigottimento dei colleghi e non per protesta contro una inesistente volontà aziendale di non fermare gli impianti produttivi».
I sindacati non ci stanno e, mentre infervora la polemica, la Procura di Alessandria apre un'inchiesta sull'incidente: i magistrati hanno disposto l'autopsia. Il muletto su cui si trovava il giovane, quando è capitato l'incidente, è stato messo sotto sequestro. La senatrice dell'Idv Patrizia Bugnano ha annunciato un'interrogazione urgente al ministro del Lavoro Elsa Fornero (silente sull'accaduto): «È inaudito che di fronte a un incidente gravissimo, l'attività della fabbrica non sia stata immediatamente sospesa. A livello nazionale, devono essere riviste le modifiche apportate dal precedente governo al decreto legislativo 81/2008». Eleonora Artesio, capogruppo regionale Fds chiede alla Regione maggiore impegno nella prevenzione: «I servizi Spresal delle Asl devono poter agire con un'adeguata dotazione di risorse professionali e strumenti, senza essere rallentati dai tagli sugli organici del sistema sanitario».
 
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