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Società della scienza, società della civiltà
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Nella realtà attuale scienza ed economia sono strettamente legate e formano il blocco di potere che ci governa. Continua il dibattito promosso dalla Fondazione Diritti Genetici.
Giovanni Pieraccini* - 11.06.2012
*Ex Ministro della Ricerca Scientifica, Senatore
Poco tempo fa ho letto su un giornale un articolo (e mi dispiace non averne conservato i dati) nel quale Mario Capanna veniva definito come un conservatore, se non retrivo, che vuole porre limiti alla ricerca con i suoi diritti genetici. Non mi soffermerei su un articolo se non esprimesse un pensiero diffuso che vede nella scienza la grande protagonista del progresso umano e che perciò deve essere totalmente libera nella ricerca e nell’azione.
E’ lo scientismo che lo stesso Capanna denuncia riferendosi alla definizione del Dizionario Treccani che è bene riprodurre integralmente: lo scientismo “indica la concezione e l’atteggiamento intellettuale di chi ritiene unico sapere valido capace di risolvere i problemi, di soddisfare tutti i bisogni dell’uomo, quelli delle scienze fisiche e sperimentali e svaluta quindi ogni altra forma di sapere (compresa la filosofia) che non accetti i metodi propri di queste scienze”. Siamo nell’epoca della civiltà della scienza e ci resteremo ancora. Non si tratta perciò di negare la sua fondamentale importanza e quella del progresso tecnologico. Ma non si può amputare la civiltà dei valori della religione, dell’etica, della filosofia, dell’arte, della bellezza, dei progetti di una società più umana, degli ideali, i miti, i sogni. La scienza promuove il progresso economico ignorando la complessità umana, nell’economia del mercato.
Dai tempi della prima rivoluzione industriale si è sviluppata l’economia moderna capitalistica. Essa è fondata sul circuito produzione-consumo-profitto; per reggersi ha bisogno di una crescita continua. E’ un’economia dinamica che necessita di un perenne innalzamento della produttività per affrontare la concorrenza, di produzioni di massa per sviluppare il consumo, di innovazioni continue per creare nuovi prodotti per nuovi consumi. In definitiva ha bisogno dell’ininterrotta crescita dell’intero sistema che si realizza in quella del PIL. La logica di questo sistema è l’espansione delle conquiste della tecnologia e del mercato. Non possono esserci fini etici, poiché i fini di questo sistema sono quelli dell’economia.
Occorre ribadire che nella realtà attuale scienza ed economia sono strettamente legate e formano il blocco di potere che ci governa. La scienza non ha un ruolo subalterno di fronte all’economia, non è un suo strumento, è un elemento costitutivo del potere.
In questo nostro dibattito Carlo Rocchetta ha acutamente individuato una scienza-sapienza accanto ad una scienza-potere da respingere. Oggi ha vinto la scienza potere. Il problema è di spezzare questo binomio scienza-potere. Occorre rendersi conto dei pericoli che incombono su di noi.
Continua a leggere e partecipa al dibattito su:
Poco tempo fa ho letto su un giornale un articolo (e mi dispiace non averne conservato i dati) nel quale Mario Capanna veniva definito come un conservatore, se non retrivo, che vuole porre limiti alla ricerca con i suoi diritti genetici. Non mi soffermerei su un articolo se non esprimesse un pensiero diffuso che vede nella scienza la grande protagonista del progresso umano e che perciò deve essere totalmente libera nella ricerca e nell’azione. E’ lo scientismo che lo stesso Capanna denuncia riferendosi alla definizione del Dizionario Treccani che è bene riprodurre integralmente: lo scientismo “indica la concezione e l’atteggiamento intellettuale di chi ritiene unico sapere valido capace di risolvere i problemi, di soddisfare tutti i bisogni dell’uomo, quelli delle scienze fisiche e sperimentali e svaluta quindi ogni altra forma di sapere (compresa la filosofia) che non accetti i metodi propri di queste scienze”. Siamo nell’epoca della civiltà della scienza e ci resteremo ancora. Non si tratta perciò di negare la sua fondamentale importanza e quella del progresso tecnologico. Ma non si può amputare la civiltà dei valori della religione, dell’etica, della filosofia, dell’arte, della bellezza, dei progetti di una società più umana, degli ideali, i miti, i sogni. La scienza promuove il progresso economico ignorando la complessità umana, nell’economia del mercato.
Dai tempi della prima rivoluzione industriale si è sviluppata l’economia moderna capitalistica. Essa è fondata sul circuito produzione-consumo-profitto; per reggersi ha bisogno di una crescita continua. E’ un’economia dinamica che necessita di un perenne innalzamento della produttività per affrontare la concorrenza, di produzioni di massa per sviluppare il consumo, di innovazioni continue per creare nuovi prodotti per nuovi consumi. In definitiva ha bisogno dell’ininterrotta crescita dell’intero sistema che si realizza in quella del PIL. La logica di questo sistema è l’espansione delle conquiste della tecnologia e del mercato. Non possono esserci fini etici, poiché i fini di questo sistema sono quelli dell’economia.
Occorre ribadire che nella realtà attuale scienza ed economia sono strettamente legate e formano il blocco di potere che ci governa. La scienza non ha un ruolo subalterno di fronte all’economia, non è un suo strumento, è un elemento costitutivo del potere.
In questo nostro dibattito Carlo Rocchetta ha acutamente individuato una scienza-sapienza accanto ad una scienza-potere da respingere. Oggi ha vinto la scienza potere. Il problema è di spezzare questo binomio scienza-potere. Occorre rendersi conto dei pericoli che incombono su di noi.
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