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INDUSTRIA
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capitale&lavoro
La scelta militare di Finmeccanica:
svenduti i gioielli di famiglia
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Oggi la mobilitazione della Fiom contro le scelte dell'amministratore delegato Angelo Orsi. Che ha un chiodo fisso: dismettere tutto il comparto civile. Nonostante il mercato vada da tutt'altra parte
Sara Farolfi - 14.06.2012
Dove va il paese Italia si capisce facilmente osservando gli avvicendamenti di una delle sue aziende più importanti, Finmeccanica. Azienda di stato controllata dal ministero del tesoro, Finmeccanica ha deciso di dismettere il settore civile per concentrarsi esclusivamente su quello militare. In momento in cui, come si legge anche sul bilancio 2011 «nei mercati di riferimento del gruppo (Italia, Gran Bretagna e Usa) i budget di investimento in sistemi militari e per la sicurezza hanno subito dal 2010 un deciso rallentamento, con previsione di drastiche riduzioni fino al 2015 e con cancellazioni relative a programmi particolarmente importanti».
Un chiodo fisso del nuovo amministratore delegato Giuseppe Orsi, contro il quale la Fiom annuncia battaglia. Oggi la manifestazione nazionale convocata dai sindacati (concentramento a piazza della Repubblica alle 9,30) si concluderà sotto la sede del ministero dello sviluppo. Curiosamente silenzioso il governo, anche a fronte di diverse interrogazioni parlamentari sulla questione, che attraverso la golden share controlla il colosso italiano. «Continuiamo a perdere pezzi di industria nazionale senza uno straccio di politica industriale», è la posizione della Fiom.
Ma quali sono dunque le attività che Finmeccanica vorrebbe dismettere? Sostanzialmente quelle del trasporto e dell'automotive, che nella produzione dell'azienda pesano per circa il 25 percento (anche se diverse altre altre produzioni hanno una componente duale, cioè sia civile che militare, molto forte) e valgono circa un terzo del valore complessivo dell'azienda a bilancio. Ansaldo, Ansaldo Breda, Ansaldo energia, Ansaldo Sts e Breda Menarinibus, elenca Alfonso Marcopoli della fiom. Settori strategici in tutti i paesi industrialmente evoluti. «Attività non redditizie» invece per la dirigenza Finmeccanica che è pronta a liberarsi anche di Ansaldo Sts, il vero e proprio «gioiellino» del gruppo, la società che sviluppa progetti innovativi, come quello per i treni senza pilota che in Australia verranno usati per collegare le miniere.
Certo per Finmeccanica le cose non stanno andando nel migliore dei modi. Al netto delle inchieste giudiziarie il bilancio 2011 si è chiuso con un indebitamento finanziario netto di 3,4 miliardi, in crescita del 10 percento rispetto al 2010. Ma, spiega il sindacato, il debito è frutto in gran parte di scelte manageriali scellerate e ora il prezzo di acquisizioni azzardate, programmi rischiosi e anche questioni legate al vaglio della magistratura rischia di essere pagato dai lavoratori. Come la commessa di Ansaldo Breda per la fornitura di treni alle ferrovie danesi acquisita agli inizi degli anni 2000 e che fra ritardi di consegna e difetti di produzione, si è conclusa con oneri per oltre 116 milioni.
Ma a preoccupare i sindacati è anche il piano per la creazione della «grande Selex». Selex Sistemi integrati, Selex Galileo e Selex Elsag, 21 mila dipendenti e circa 40 siti produttivi nel nostro paese, viaggiano verso una fusione. Un processo che secondo le tute blu Cgil potrebbe portare alla chiusura di una decina di siti e a un numero di esuberi tra i 3 e i 4 mila.
Secondo la Fiom «in una fase di crisi come quella che sta attraversando il paese, svendere a concorrenti internazionali una parte del nostro patrimonio industriale significa indebolire ulteriormente l'Italia». Si potrebbe mettere insieme le tecnologie a disposizione dei vari comparti per aumentare la competitività, o anche utilizzare se necessario il fondo strategico controllato dalla Cassa depositi e prestiti. La risposta spetta al governo, perciò la manifestazione questa mattina sarà conclusa da un comizio del segretario Maurizio Landini sotto il ministero dello sviluppo e da un presidio sotto palazzo Chigi.
La giornata di oggi si inserisce tra l'altro nella tre giorni di mobilitazione, ieri oggi e domani, proclamata dalla Fiom per chiedere al governo una politica industriale e contro la «riforma» del mercato del lavoro targata Fornero. Ieri si sono svolte iniziative a Napoli, con un presidio sotto la sede della locale associazione degli imprenditori, in Lombardia con presidi e scioperi nella provincia di Bergamo e di Brescia, e in Emilia Romagna. Oggi la mobilitazione Finmeccanica a cui prenderanno parte delegati e operai anche di altre aziende, e domani si replica in altre realtà industriali del paese.
Un chiodo fisso del nuovo amministratore delegato Giuseppe Orsi, contro il quale la Fiom annuncia battaglia. Oggi la manifestazione nazionale convocata dai sindacati (concentramento a piazza della Repubblica alle 9,30) si concluderà sotto la sede del ministero dello sviluppo. Curiosamente silenzioso il governo, anche a fronte di diverse interrogazioni parlamentari sulla questione, che attraverso la golden share controlla il colosso italiano. «Continuiamo a perdere pezzi di industria nazionale senza uno straccio di politica industriale», è la posizione della Fiom.
Ma quali sono dunque le attività che Finmeccanica vorrebbe dismettere? Sostanzialmente quelle del trasporto e dell'automotive, che nella produzione dell'azienda pesano per circa il 25 percento (anche se diverse altre altre produzioni hanno una componente duale, cioè sia civile che militare, molto forte) e valgono circa un terzo del valore complessivo dell'azienda a bilancio. Ansaldo, Ansaldo Breda, Ansaldo energia, Ansaldo Sts e Breda Menarinibus, elenca Alfonso Marcopoli della fiom. Settori strategici in tutti i paesi industrialmente evoluti. «Attività non redditizie» invece per la dirigenza Finmeccanica che è pronta a liberarsi anche di Ansaldo Sts, il vero e proprio «gioiellino» del gruppo, la società che sviluppa progetti innovativi, come quello per i treni senza pilota che in Australia verranno usati per collegare le miniere.
Certo per Finmeccanica le cose non stanno andando nel migliore dei modi. Al netto delle inchieste giudiziarie il bilancio 2011 si è chiuso con un indebitamento finanziario netto di 3,4 miliardi, in crescita del 10 percento rispetto al 2010. Ma, spiega il sindacato, il debito è frutto in gran parte di scelte manageriali scellerate e ora il prezzo di acquisizioni azzardate, programmi rischiosi e anche questioni legate al vaglio della magistratura rischia di essere pagato dai lavoratori. Come la commessa di Ansaldo Breda per la fornitura di treni alle ferrovie danesi acquisita agli inizi degli anni 2000 e che fra ritardi di consegna e difetti di produzione, si è conclusa con oneri per oltre 116 milioni.
Ma a preoccupare i sindacati è anche il piano per la creazione della «grande Selex». Selex Sistemi integrati, Selex Galileo e Selex Elsag, 21 mila dipendenti e circa 40 siti produttivi nel nostro paese, viaggiano verso una fusione. Un processo che secondo le tute blu Cgil potrebbe portare alla chiusura di una decina di siti e a un numero di esuberi tra i 3 e i 4 mila.
Secondo la Fiom «in una fase di crisi come quella che sta attraversando il paese, svendere a concorrenti internazionali una parte del nostro patrimonio industriale significa indebolire ulteriormente l'Italia». Si potrebbe mettere insieme le tecnologie a disposizione dei vari comparti per aumentare la competitività, o anche utilizzare se necessario il fondo strategico controllato dalla Cassa depositi e prestiti. La risposta spetta al governo, perciò la manifestazione questa mattina sarà conclusa da un comizio del segretario Maurizio Landini sotto il ministero dello sviluppo e da un presidio sotto palazzo Chigi.
La giornata di oggi si inserisce tra l'altro nella tre giorni di mobilitazione, ieri oggi e domani, proclamata dalla Fiom per chiedere al governo una politica industriale e contro la «riforma» del mercato del lavoro targata Fornero. Ieri si sono svolte iniziative a Napoli, con un presidio sotto la sede della locale associazione degli imprenditori, in Lombardia con presidi e scioperi nella provincia di Bergamo e di Brescia, e in Emilia Romagna. Oggi la mobilitazione Finmeccanica a cui prenderanno parte delegati e operai anche di altre aziende, e domani si replica in altre realtà industriali del paese.




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