invia per email
ricerca nella sezione attualità
utility
invia per email
ricerca
stampa
testo su due colonne
testo su una colonna
ingrandisci testo
riduci testo
reset testo
CINEMA
-
media,
visioni
Prima distruggo, poi ricreo
il fascino sottile della mutazione
il fascino sottile della mutazione
i commenti stanno arrivando ...
il modulo di invio sta arrivando ...
Il mash-up è una tecnica che permette di mischiare dati, applicazioni, immagini e ovviamente anche idee. Il primo festival italiano si è appena concluso a Roma
Alice Rinaldi - 14.06.2012
Cosa sia il mash-up forse rimane oscuro alla maggior parte degli italiani, ma che in questa oscurità si sia appena conclusa la prima edizione del MashRome Festival, sembra già un passo sorprendente per questa Italia sempre indietro. Un nome che non è un funghetto allucinogeno, ma una tecnica. Mash-up è anzitutto una parola che sembra tanto inglese, invece viene dal creolo giamaicano e significa distruggere.
Il termine nasce in America dalla pratica hip-hop di mixare due o più canzoni, ad oggi indica applicazioni web ibride, creazioni hacker che permettono di mescolare almeno due servizi da siti disparati se non addirittura in conflitto.
La possibilità di mischiare e combinare dati e applicazioni da risorse multiple in un'unica entità dinamica, rappresenta per molti la promessa del web service standard, il cosiddetto on-demand computing.
Se poi il mash-up inizia a sconfinare su altre forme creative siamo nel campo dell'opera d'arte nell'epoca della sua distruzione tecnica perché, come diceva Pablo Picasso, «Ogni atto di creazione è, prima di tutto, un atto di distruzione».
Farne «cinema alternativo» significa dunque rielaborare qualsiasi genere, forma e tempo, creando un'opera nuova. Qualcuno ha da ridire sulla novità, ma oggi molte sono rimaneggiamenti di vecchie idee. Tutto ciò in realtà non è né facile né comodo: far sì che il mash-up risulti davvero comunicativo è estremamente complesso. Miliardi di fonti all'origine, miliardi di accostamenti. Non c'è una chiave e non c'è una serratura, piuttosto una cassaforte con miliardi di possibili combinazioni. Il contenuto scatta se il senso rinnovato arriva, altrimenti l'opera rimane chiusa, autistica.
MashRome, direzione artistica giovanissima di Alessandra Lo Russo, presenta un ibrido di diramazione verso molteplici forme d'arte, dai film premiere alle video-installazioni, dalle dance performance al crowdsourcing, dall'urban art alle masterclass, dalle passeggiate radioguidate ai dj/vj set. In una location antica che da sé accosta l'Acquario Romano con il «Cabinet of Natural History» di Lucamaleonte che decora il suo sotterraneo, fino al 29 luglio 2012.
In apertura Life in a day - 4500 ore di girato proveniente da 192 paesi, montato e remixato da Kevin McDonald per la produzione di Ridley Scott su supporto YouTube, libero e gratuito - esperimento al confine col mash-up, partendo da materiale originale, che diventa cinema collettivo all'ennesima potenza: la «testimonianza globale» su un giorno qualsiasi della Terra, il 24 luglio 2010, che fu proprio quello della tragica Love Parade di Duisburg, dove amore e morte si sono mescolate così vicine, da rappresentare davvero la vita in tutta la sua realtà.
Vincitore nella categoria Mash Prime, Retrocognition di Eric Patrick (Usa), un mash-up tra la Lourdes meditativa di Mastroianni e il Louvre di corsa dei sognatori di Bertolucci, dove personaggi in b/n ballano al ritmo dell'elettronica. Nella sezione Mash New Experience vince la Germania con The Week: a Remix In Seven Chapters di Joanna Soyka, real mash-up che mischia tutto, immagini, disegni, musiche, volumi, parole e colori, una sinestesia-video dove la fine è l'inizio.
Il bello di questo festival è che non bisogna aspettare i capricci dei distributori, basta andare su YouTube o Vimeo; e che finalmente i giovani delle scuole di cinema sparse per il mondo battono gli adulti affermati. Tra i Talented Youth, Oversight (Christian Lerch, Germania) bel lavoro di grafica che ha quel «senso rinnovato»: è talmente dentro un incidente che ne è fuori, mentre la camera radiografa ogni istante. Ma esce vittorioso Cabbagemincer del russo Vadim Viner, la simpatica storia dello sminuzzatore di cavoli.
Quello messo in essere da Cineama, social network per gli appassionati di cinema, è infine un esperimento che unisce il crowdsourcing/founding, energia più economia collettive. Promotore di Alice Postmoderna, contest per la 18esima chiave di lettura di Alice, immaginata dai cineamatori. Il vincitore, Giancarlo Scrofani aka Janka, crea un'Alice in Popland - un mash-up tra Katy Perry e Gwen Stefani - che si addormenta sotto anestesia da chirurgia estetica, «icona del mondo assurdo creato dai giovani», per poi inesorabilmente invecchiare.
Alice, quella originale, «fu la prima nativa digitale», dice l'ideatore del contest Marco Minghetti, "di fronte a un noiosissimo libro di storia, e prima di addormentarsi verso il Paese delle Meraviglie, disse: «che senso ha un libro senza immagini né conversazioni?» È come un viaggio nel Paese delle Meraviglie sotto anestesia. Se non senti niente, che senso ha?





• 