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BLOGNOTES - rubriche
Riforma fiscale e rigore
ai tempi di Costantino
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Daniele Chicca
15.06.2012
Oggi si chiude il concorso Blog notes, lanciato da manifesto, Premio Ischia, VeDrò e Contesto. La premiazione il 29 e 30 giugno. LEGGI GLI ALTRI POST

Daniele Chicca - 15.06.2012
Già dal IV secolo d.c. l'Italia ha dovuto subire piani di rigore. Per rimettere a posto i conti Costantino ha adottato una riforma generale dello stato romano. Prima di lui Diocleziano aveva prediletto una politica di tasse e contenimento dell'inflazione, per limitare la disoccupazione e rilanciare l'economia dell'impero (riforma fiscale-monetaria, del 294-301). La pressione fiscale era però troppo pesante e molti finirono per abbandonare le proprie attività, non più redditizie, per vivere come mendicanti.
Per rimediare Diocleziano ricorse allora alla precettazione, ossia l'obbligo per gli abitanti dell'impero di continuare il loro mestiere, negando la scelta libera della professione e costringendo gli abitanti dell'impero romano a subentrare ai padri nelle loro attività produttive. E addio meritrocrazia. La riforma budgetaria di Costantino più spettacolare ha riguardato invece l'adozione di una nuova religione: il Cristianesimo.
Conveniente per tre ragioni: vi è un solo dio da venerare, ma il credo rifiuta ogni forma di idolatria,quindi si possono recuperare tutte le ricchezze in oro nei tempi pagani e trasformarle in nuova moneta, una sorta di Quantitative Easing (misura straordinaria di allentamento monetario) all'antica. In terzo luogo introduce con forza il concetto di solidarietà e sacrifico, che porta a una riduzione delle spese. Un'altra parte importante, riguarda l'introduzione di una nuova moneta: dall'oro si passa al solidus, battezzato così perché assomiglia al sole, simbolo della forza. Si è trattato di una riforma duratura, che ha cambiato per sempre l'immagine popolare: da allora la solidità vuol dire essere forti e non solari. I soldi.

Nell'esercito, poi, Costantino fa una distinzione tra le truppe elitarie, che venivano pagate di più e con i solidus e gli altri, che invece erano stipendiati con i diocleziani. I soldati sono quelli meglio retribuiti, perché è in loro che il popolo ha fiducia. Ma a livello sociale le conseguenze furono catastrofiche - si legge su 'Quando l'Italia era una superpotenza', di Giorgio Ruffolo: «Tutti coloro che non avevano accesso alla nuova moneta d'oro dovettero subire le conseguenze dell'inflazione, a causa di una svalutazione rispetto al solidus delle altre monete d'argento e di rame, che non erano più protette dallo Stato. Il risultato fu una insuperabile spaccatura tra una minoranza privilegiata di ricchi e la massa dei poveri». La morale della storia è che l'Italia ha dimostrato storicamente di essere capace di riformarsi con efficacia e in modo radicale. Siamo un popolo pronto a fare sacrifici, senza lamentarsi troppo, fin dai tempi dell'impero romano. Non a caso, al contrario delle altre potenze d'Europa, non abbiamo mai avuto una rivoluzione. Gli anni di Diocleziano e Costantino hanno dimostrato come la gente sia attaccata alla stabilità monetaria e alla moneta forte. Anzi, solida.
 
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