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MUSICA
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visioni
E' uscito "Let's go" doppio album
antologico degli Assalti Frontali
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«La nostra ambizione è sempre stata quella di trasformare la realtà che ci circonda. Per farlo abbiamo messo in piedi un circuito fortissimo, fra live, dischi e eventi»
Stefano Crippa - 19.06.2012
Per gli Assalti Frontali sono giusto giusto 'vent'anni dalla parte del torto' ma in realtà Luca, alias Militant A autore, scrittore, musicista puntualizza che ai quattro lustri della crew capitolina vanno aggiunti due anni. Del 1990 è infatti l'Onda Rossa Posse, ma quello - per la cronaca - era un ep. Di questi giorni è l'uscita di Let's go. Senza lotta non so essere felice (Daje Forte Records/Venus) un doppio album che fa il punto sulla vicenda - artistica e non solo - di un pezzo fondamentale della storia del rap italiano. Diviso in due, nel primo disco sei pezzi, un Intro, l'inedito che intitola la raccolta, i remix di Bonnot di Terra di Nessuno e Questione d'istinto, l'Iceone remix di Assalto Frontale e Spugne del 2011. Il secondo volume scandisce quasi cronologicamente la parabola del gruppo, ed è incredibile come infilati uno dietro l'atro, traccia dopo traccia, i brani riportino alla mente fatti, movimenti e accadimenti italiani con più di una finestra aperta sul mondo.
Ascoltando Let's go sembra di sfogliare un diario di bordo che ripercorre fatti e misfatti del belpaese. E a ben guardare, si ribadisce come ancora una volta le cose al mondo stiano peggiorando sempre più...
Sì, l'idea era un po' quella. Da Batti il tuo tempo, escono le storie della Pantera, poi arriva il 1991 con Baghdad ovvero la prima guerra permanente. Un conflitto dove per la prima volta i media funzionavano come una sorta di arma di «distrazione» di massa.... Abbiamo inserito anche Fascisti in doppio petto, che nel 1996 raccontava come Berlusconi avesse sdoganato i fascisti al governo e di Fini al ballottaggio con Rutelli a Roma. Senza dimenticare l'avvio delle politiche razziste. È un po' inquietante certo, fermarsi e ripensare al nostro recente passato, ma è necessario. In questi anni abbiamo parlato a tante generazioni, ai movimenti, siamo entrati nelle scuole, nelle università.
Per molti pubblicare una raccolta significa mettere punto a capo. Voltare pagina, fare un po' ordine. Oltretutto il mondo della discografia classica è tramontato: siamo in balia del digitale...
Noi siamo sempre stati fuori dall'industria discografica - tranne un'esperienza con la Bmg (Banditi nel 1999, ndr). Apro un inciso, se un tempo era anche possibile far passare un video su Mtv ora è tutto sbarrato. Magari Luca Di Gennaro ti incontra e ti fa i complimenti, ma poi non può mandare in onda i tuoi pezzi o i tuoi clip. E non è nemmeno colpa sua, sono le costrizioni delle multinazionali, la musica è un business. Noi abbiamo però un'idea diversa; per noi la musica insegna a leggere, scrivere e pensare la realtà. È così adesso come lo era all'inizio, noi abbiamo sempre avuto l'ambizione di dire: 'vogliamo trasformare la realtà che ci circonda'. E per farlo abbiamo creato un circuito fortissimo dove si organizzano concerti, si promuovono dischi. Una forma di autodistribuzione che ci ha consentito di essere ancora qui vent'anni dopo. Non sai quanti gruppi che sono usciti con noi, e magari hanno avuto anche maggior successo, per restare a galla hanno fatto patti con le major, con le banche, snaturando completamente il loro messaggio musicale, modellato in modo che piacesse di più.
Duri e puri?
No, non è così. Abbiamo scritto anche pezzi dolcissimi come Il rap di Enea. Il fatto è che abbiamo cercato soprattutto di sviluppare un nostro linguaggio. Perché - e riprendo quanto ho detto prima, per noi la musica è questione di utilità. È utile tutto quanto suscita una sensibilità e un sentimento in chi ascolta, un afflato per chi ha ambizioni grandi. C'è poi musica che è inutile a questo scopo, e non per questo la critico. Si può ascoltare, è anche piacevole magari, ma alla fine non lascia il segno.
Il tema dell'integrazione è da sempre fondamentale per gli Assalti. Mi viene in mente «Come sono cool questi Rom» o l'esperienza della scuola per ragazzi Rom di Metropoliz, che avete portato poi sul palco del Valle occupato in uno spettacolo.
L'esperienza di Metropoliz continua, i bimbi vanno sempre a scuola. Nonostante l'ostruzione di Alemanno, ma il suo piano nomadi gli è stato bocciato dal consiglio di stato decretando che lo stato di emergenza su cui si basava non era giustificato. E così gli ha negato la legittimità. Alemanno ha provato a sgomberare delle occupazioni ma non ci è riuscito. Su l'esperienza con Metropoliz ho scritto un libro - Tempo pieno - che uscirà l'anno prossimo.
Roma e il suo degrado, culturale, morale: se ne sta discutendo, e molto, in queste settimane. Sono intervenuti attori, politici, intellettuali. Ma voi avete dimostrato che è possibile formare sul territorio, nella periferia estrema, modelli culturali alternativi.
Io sono molto legato a Roma dove i municipi sono come piccole città e i quartieri città nella città. Molti mi chiedono come sta andando questa grande metropoli. Io dico che c'è un gran fermento, come ha dimostrato l'occupazione del Valle. Ma non solo, sono stato al funerale di Carla Verbano in una palestra popolare che un tempo era una specie di rudere abbandonato. Grazie al lavoro di ragazzi, compagni è rinata, è ora un luogo tirato a lucido, frequentatissimo. A Roma esistono decine e decine di esperienze di questo tipo. Tendiamo sempre a vedere un lato positivo. Come quando cantavamo Roma meticcia; era chiaramente l'ambizione, il sogno di vedere una città unita. Chiaro che le varie etnie sono separate, farle convivere è sempre difficile ma bisogna coltivare la speranza.
La scena rap, almeno in Italia, è cambiata molto. Vedi i casi di Fabri Fibra e il recente Emis Killa. Ora incidono per major, passano in tv, hanno linee e marchi di abbigliamento...
A dire il vero quello che mi arriva dalle classifiche è poco. È un rap che non si sente nell'underground, frequenta altri ambienti, la tv e la discoteca, luoghi un po' distaccati dalla realtà. Il movimento vero nasce dal... basso. Un esempio: giorni fa in un quartiere romano una strada è stata bloccata per protestare contro il Pup, il programma urbano di parcheggi. Un'altra manovra di Alemanno di togliere alberi per fare parcheggi, aprire cantieri infiniti per accontentare i soliti noti. Bene, insieme ai manifestanti c'era un gruppo di ragazzini bravissimi che rappava in maniera incredibile, raccontando storie vere, la loro vita.
«Il rap di Enea», nel 2008, arrivava per il No Gelmini day. A quattro anni di distanza non solo Profumo non disconosce quella nefasta riforma sulla scuola, ma la conferma e ci aggiunge la balzana idea dello «studente dell'anno»...
Profumo è sul solco della Gelmini, l'idea dello studente dell'anno è l'ennesima boutade per mascherare il vuoto più assoluto di proposte e programmi alternativi. Così fu anche per il maestro unico, copriva tutta la vicenda dei tagli. E non è un discorso disfattista per gettare la gente in braccio ai grillini. È una critica da sinistra rivolta al Pd, che non deve fare sconti a nessuno. Stare al governo non vuole dire fare automaticamente la 'cosa giusta'. Anzi...
Ascoltando Let's go sembra di sfogliare un diario di bordo che ripercorre fatti e misfatti del belpaese. E a ben guardare, si ribadisce come ancora una volta le cose al mondo stiano peggiorando sempre più...
Sì, l'idea era un po' quella. Da Batti il tuo tempo, escono le storie della Pantera, poi arriva il 1991 con Baghdad ovvero la prima guerra permanente. Un conflitto dove per la prima volta i media funzionavano come una sorta di arma di «distrazione» di massa.... Abbiamo inserito anche Fascisti in doppio petto, che nel 1996 raccontava come Berlusconi avesse sdoganato i fascisti al governo e di Fini al ballottaggio con Rutelli a Roma. Senza dimenticare l'avvio delle politiche razziste. È un po' inquietante certo, fermarsi e ripensare al nostro recente passato, ma è necessario. In questi anni abbiamo parlato a tante generazioni, ai movimenti, siamo entrati nelle scuole, nelle università.
Per molti pubblicare una raccolta significa mettere punto a capo. Voltare pagina, fare un po' ordine. Oltretutto il mondo della discografia classica è tramontato: siamo in balia del digitale...
Noi siamo sempre stati fuori dall'industria discografica - tranne un'esperienza con la Bmg (Banditi nel 1999, ndr). Apro un inciso, se un tempo era anche possibile far passare un video su Mtv ora è tutto sbarrato. Magari Luca Di Gennaro ti incontra e ti fa i complimenti, ma poi non può mandare in onda i tuoi pezzi o i tuoi clip. E non è nemmeno colpa sua, sono le costrizioni delle multinazionali, la musica è un business. Noi abbiamo però un'idea diversa; per noi la musica insegna a leggere, scrivere e pensare la realtà. È così adesso come lo era all'inizio, noi abbiamo sempre avuto l'ambizione di dire: 'vogliamo trasformare la realtà che ci circonda'. E per farlo abbiamo creato un circuito fortissimo dove si organizzano concerti, si promuovono dischi. Una forma di autodistribuzione che ci ha consentito di essere ancora qui vent'anni dopo. Non sai quanti gruppi che sono usciti con noi, e magari hanno avuto anche maggior successo, per restare a galla hanno fatto patti con le major, con le banche, snaturando completamente il loro messaggio musicale, modellato in modo che piacesse di più.
Duri e puri?
No, non è così. Abbiamo scritto anche pezzi dolcissimi come Il rap di Enea. Il fatto è che abbiamo cercato soprattutto di sviluppare un nostro linguaggio. Perché - e riprendo quanto ho detto prima, per noi la musica è questione di utilità. È utile tutto quanto suscita una sensibilità e un sentimento in chi ascolta, un afflato per chi ha ambizioni grandi. C'è poi musica che è inutile a questo scopo, e non per questo la critico. Si può ascoltare, è anche piacevole magari, ma alla fine non lascia il segno.
Il tema dell'integrazione è da sempre fondamentale per gli Assalti. Mi viene in mente «Come sono cool questi Rom» o l'esperienza della scuola per ragazzi Rom di Metropoliz, che avete portato poi sul palco del Valle occupato in uno spettacolo.
L'esperienza di Metropoliz continua, i bimbi vanno sempre a scuola. Nonostante l'ostruzione di Alemanno, ma il suo piano nomadi gli è stato bocciato dal consiglio di stato decretando che lo stato di emergenza su cui si basava non era giustificato. E così gli ha negato la legittimità. Alemanno ha provato a sgomberare delle occupazioni ma non ci è riuscito. Su l'esperienza con Metropoliz ho scritto un libro - Tempo pieno - che uscirà l'anno prossimo.
Roma e il suo degrado, culturale, morale: se ne sta discutendo, e molto, in queste settimane. Sono intervenuti attori, politici, intellettuali. Ma voi avete dimostrato che è possibile formare sul territorio, nella periferia estrema, modelli culturali alternativi.
Io sono molto legato a Roma dove i municipi sono come piccole città e i quartieri città nella città. Molti mi chiedono come sta andando questa grande metropoli. Io dico che c'è un gran fermento, come ha dimostrato l'occupazione del Valle. Ma non solo, sono stato al funerale di Carla Verbano in una palestra popolare che un tempo era una specie di rudere abbandonato. Grazie al lavoro di ragazzi, compagni è rinata, è ora un luogo tirato a lucido, frequentatissimo. A Roma esistono decine e decine di esperienze di questo tipo. Tendiamo sempre a vedere un lato positivo. Come quando cantavamo Roma meticcia; era chiaramente l'ambizione, il sogno di vedere una città unita. Chiaro che le varie etnie sono separate, farle convivere è sempre difficile ma bisogna coltivare la speranza.
La scena rap, almeno in Italia, è cambiata molto. Vedi i casi di Fabri Fibra e il recente Emis Killa. Ora incidono per major, passano in tv, hanno linee e marchi di abbigliamento...
A dire il vero quello che mi arriva dalle classifiche è poco. È un rap che non si sente nell'underground, frequenta altri ambienti, la tv e la discoteca, luoghi un po' distaccati dalla realtà. Il movimento vero nasce dal... basso. Un esempio: giorni fa in un quartiere romano una strada è stata bloccata per protestare contro il Pup, il programma urbano di parcheggi. Un'altra manovra di Alemanno di togliere alberi per fare parcheggi, aprire cantieri infiniti per accontentare i soliti noti. Bene, insieme ai manifestanti c'era un gruppo di ragazzini bravissimi che rappava in maniera incredibile, raccontando storie vere, la loro vita.
«Il rap di Enea», nel 2008, arrivava per il No Gelmini day. A quattro anni di distanza non solo Profumo non disconosce quella nefasta riforma sulla scuola, ma la conferma e ci aggiunge la balzana idea dello «studente dell'anno»...
Profumo è sul solco della Gelmini, l'idea dello studente dell'anno è l'ennesima boutade per mascherare il vuoto più assoluto di proposte e programmi alternativi. Così fu anche per il maestro unico, copriva tutta la vicenda dei tagli. E non è un discorso disfattista per gettare la gente in braccio ai grillini. È una critica da sinistra rivolta al Pd, che non deve fare sconti a nessuno. Stare al governo non vuole dire fare automaticamente la 'cosa giusta'. Anzi...





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