invia per email
ricerca nella sezione attualità
utility
invia per email
ricerca
stampa
testo su due colonne
testo su una colonna
ingrandisci testo
riduci testo
reset testo
STORIE
-
sociale
Balotelli antipatico bresciano/hip - hop
i suoi Europei show
i suoi Europei show
i commenti stanno arrivando ...
il modulo di invio sta arrivando ...
L'esultanza è quella di Mandingo. È provocazione, ambigua. Viaggia, come il suo destino di simbolo per molti versi involontario della «nuova Italia», tra l'archetipo razzista e l'ironia postcoloniale
ALBERTO PICCININI - 30.06.2012
Secondo la regola 12, decisione n. 6 dell'Ifab, il board che vigila sul regolamento del calcio, «un calciatore che si toglie la maglia sarà sanzionato per comportamento antisportivo». Fu deciso nel 2004, e ci si preoccupava per gli eccessi e le provocazioni eventualmente rivolte ai tifosi avversari. Si erano viste nel frattempo le esultanze del vecchio Ravanelli, «uomo mascherato» con la maglia rivoltata a coprire la testa. Si era visto il reggiseno sportivo marca Nike dell'attaccante Usa Brandi Chastain, subito diventato copertina di Time. Le esultanze metrosexual, al limite del pornosoft, del portoghese Cristiano Ronaldo, espulso in un'occasione con la maglia in mano. E ora, Mario Balotelli.
È stata ammonita secondo regolamento pure l'esultanza del numero 9 azzurro in occasione del secondo gol alla Germania, giovedì sera. Nudo, fermo in mezzo al campo con la faccia cattiva e il torso gonfio di muscoli. La foto è già una delle immagini di questo Europeo, ma è anche molto altro. Viaggia, come tutto ciò che riguarda Balotelli e il suo destino di simbolo per molti versi involontario della «nuova Italia», tra l'archetipo razzista e l'ironia postcoloniale, fa il contropelo al progressismo liberal, si immerge nei gorghi della cultura pop della quale il ragazzo è, come sappiamo, protagonista assoluto e fragoroso. «Va in fuoriserie a Moss Side col portafogli pieno di soldi», secondo la canzoncina dei tifosi del Manchester City. E non si limita a pagare le multe per divieto di sosta.
È un provocazione quella foto? È stato eccessivo quel gesto? «Sono solo invidiosi del mio fisico», ha scherzato ieri Balotelli quasi scusandosi nelle dichiarazioni postpartita dette tra un sorriso e l'occhio lucido per aver ricordato la mamma alla quale ha dedicato i suoi due gol. Laconico. Più estesamente il «complesso del Mandingo» è uno dei fenomeni più indagati dal femminismo e dai teorici anticolonialisti. Frantz Fanon lo situava nell'ordine del «razzismo normale» e citava uno studio per il quale il termine «negro» portava automaticamente all'associazione con «biologia, potente, atletico, boxeur, Jesse Owens, selvaggio, animale, diavolo, peccato». Ecco qua.
Davvero l'immagine dell'esultanza di Balotelli è quella di Mandingo. Annuncia Django Unchained, lo schiavo che spezza le catene nell'iconografia che sta guidando Quentin Tarantino alla realizzazione del suo nuovo film post-western-schiavista. È dunque provocazione. Eccesso (non avevano torto gli occhiuti curatori del regolamento calcistico decretando l'istantanea ammonizione). Sta dalle parti della cultura hip-hop, e perciò è ambigua, paradossale, come ogni volta che si gioca con il simbolico e il negativo. In breve: che il «nero italiano» rovesci il «razzismo normale» in un gesto di teatro rivolto a decine di migliaia di telespettatori non è male.
La politica, per questo, fa fatica a star dietro a Balotelli. Nel paese che negli ultimi vent'anni ha concepito leggi sull'immigrazione strettamente e decisamente razziste per impianto culturale, intenzioni e pratica, la voce di chi predica lo ius solis, i diritti delle seconde generazioni - associazioni, militanti, semplici cittadini - può e deve gioire per i gol di Balotelli. Ma gli altri? Sbaragliata e muta qualsiasi voce contraria, adesso è tutto un tintinnar di fioretto. A un D'Alema che dichiara «l'Italia non è quella della Lega», risponde un Maroni obbiettando che lui non si sarebbe tolto la maglietta. Tutto qua? «Li abbiamo fatti neri», titola allegro Tuttosport. Dovremmo pensare allora che i fischi a Balotelli sono soltanto il frutto combinato dei mille idioti razzisti delle curve e dell'antipatia bresciano/hip-hop del ragazzo? Abbiamo scherzato?
Sarà la finale dell'Europeo, Italia-Spagna di domenica sera, a scrivere una risposta plausibile. Balotelli ha promesso 4 gol e non è detto che non ci riesca. Ma la possibilità che tutto fallisca, che l'esultanza mandinga di una notte resti una hybris inutile, una provocazione mancata, rende ancor più interessante la sua sfida e gli esiti. Beato il paese che non ha bisogno di eroi, scrisse Brecht. Che non era un difensore tedesco.
È stata ammonita secondo regolamento pure l'esultanza del numero 9 azzurro in occasione del secondo gol alla Germania, giovedì sera. Nudo, fermo in mezzo al campo con la faccia cattiva e il torso gonfio di muscoli. La foto è già una delle immagini di questo Europeo, ma è anche molto altro. Viaggia, come tutto ciò che riguarda Balotelli e il suo destino di simbolo per molti versi involontario della «nuova Italia», tra l'archetipo razzista e l'ironia postcoloniale, fa il contropelo al progressismo liberal, si immerge nei gorghi della cultura pop della quale il ragazzo è, come sappiamo, protagonista assoluto e fragoroso. «Va in fuoriserie a Moss Side col portafogli pieno di soldi», secondo la canzoncina dei tifosi del Manchester City. E non si limita a pagare le multe per divieto di sosta.
È un provocazione quella foto? È stato eccessivo quel gesto? «Sono solo invidiosi del mio fisico», ha scherzato ieri Balotelli quasi scusandosi nelle dichiarazioni postpartita dette tra un sorriso e l'occhio lucido per aver ricordato la mamma alla quale ha dedicato i suoi due gol. Laconico. Più estesamente il «complesso del Mandingo» è uno dei fenomeni più indagati dal femminismo e dai teorici anticolonialisti. Frantz Fanon lo situava nell'ordine del «razzismo normale» e citava uno studio per il quale il termine «negro» portava automaticamente all'associazione con «biologia, potente, atletico, boxeur, Jesse Owens, selvaggio, animale, diavolo, peccato». Ecco qua.
Davvero l'immagine dell'esultanza di Balotelli è quella di Mandingo. Annuncia Django Unchained, lo schiavo che spezza le catene nell'iconografia che sta guidando Quentin Tarantino alla realizzazione del suo nuovo film post-western-schiavista. È dunque provocazione. Eccesso (non avevano torto gli occhiuti curatori del regolamento calcistico decretando l'istantanea ammonizione). Sta dalle parti della cultura hip-hop, e perciò è ambigua, paradossale, come ogni volta che si gioca con il simbolico e il negativo. In breve: che il «nero italiano» rovesci il «razzismo normale» in un gesto di teatro rivolto a decine di migliaia di telespettatori non è male.
La politica, per questo, fa fatica a star dietro a Balotelli. Nel paese che negli ultimi vent'anni ha concepito leggi sull'immigrazione strettamente e decisamente razziste per impianto culturale, intenzioni e pratica, la voce di chi predica lo ius solis, i diritti delle seconde generazioni - associazioni, militanti, semplici cittadini - può e deve gioire per i gol di Balotelli. Ma gli altri? Sbaragliata e muta qualsiasi voce contraria, adesso è tutto un tintinnar di fioretto. A un D'Alema che dichiara «l'Italia non è quella della Lega», risponde un Maroni obbiettando che lui non si sarebbe tolto la maglietta. Tutto qua? «Li abbiamo fatti neri», titola allegro Tuttosport. Dovremmo pensare allora che i fischi a Balotelli sono soltanto il frutto combinato dei mille idioti razzisti delle curve e dell'antipatia bresciano/hip-hop del ragazzo? Abbiamo scherzato?
Sarà la finale dell'Europeo, Italia-Spagna di domenica sera, a scrivere una risposta plausibile. Balotelli ha promesso 4 gol e non è detto che non ci riesca. Ma la possibilità che tutto fallisca, che l'esultanza mandinga di una notte resti una hybris inutile, una provocazione mancata, rende ancor più interessante la sua sfida e gli esiti. Beato il paese che non ha bisogno di eroi, scrisse Brecht. Che non era un difensore tedesco.




• 