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NON LAVORO
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capitale&lavoro
Allarme Ocse: "In Italia
un giovane su due è precario"
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Nell'ultimo rapporto dell'Organizzazione sull'occupazione nel 2011 era precario il 49,9% della popolazione tra i 15 e i 24 anni. Ma di questi secondo la Cgia di Mestre solo il 15% è laureato
REDAZIONE - 10.07.2012
In Italia un giovane su due è precario: è quanto emerge dall'appendice dell'ultimo rapporto Ocse sull'occupazione. In particolare, secondo il rapporto, in Italia nel 2011 era precario il 49,9% della popolazione tra i 15 e i 24 anni. Nel 2010, lo era il 46,7% e nel
2009 il 44,4%.
2009 il 44,4%.
I precari italiani sono 3.315.580: lo stipendio è mediamente di 836 euro netti al mese (927 euro per i maschi e 759 per le donne), solo il 15% è laureato, la Pubblica amministrazione e' il principale datore di lavoro e nella maggioranza dei casi lavora nel Mezzogiorno (35,18% del totale). E' la fotografia del precariato in Italia realizzata dalla Cgia di Mestre, per la quale viene cosi' sfatato il luogo comune che identifica il precario con un giovane con un titolo di studio molto elevato.
Quasi uno su due (il 46% del totale) ha un diploma di scuola media superiore, il 39% circa ha concluso il percorso scolastico con il conseguimento della licenza media e solo il 15,1% e' in possesso di una laurea. La piu' alta concentrazione di lavoratori precari italiani e' nel Pubblico impiego. Infatti, nella scuola e nella sanita' ce ne sono 514.814, nei servizi pubblici e in quelli sociali 477.299. Se si includono anche i 119.000 circa che sono occupati direttamente nella Pubblica amministrazione (Stato, Regioni, Enti locali, e altro), il 34% del totale dei precari italiani e' alle dipendenze del Pubblico. Gli altri settori che registrano una forte presenza di questi lavoratori atipici sono il commercio (436.842), i servizi alle imprese (414.672) e gli alberghi ed i ristoranti (337.379). E' il Sud l'area geografica che ne conta il numero maggiore. Se oltre 1.108.000 precari lavorano nel Mezzogiorno (pari al 35,18% del totale), le realtà più coinvolte, prendendo come riferimento l'incidenza percentuale di questi lavoratori sul totale degli occupati a livello regionale, sono la Calabria (21,2%), la Sardegna (20,4%), la Sicilia (19,9%) e la Puglia (19,8%). ''Su un totale di oltre 3.315.000 lavoratori senza un contratto di lavoro stabile - rileva Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre - quasi 1.289.000, pari al 38,9% del totale, non ha proseguito gli studi dopo aver terminato la scuola dell'obbligo. Questi dati smentiscono un luogo comune che identifica il precario in un giovane con un elevato livello di studio. Per questo è necessario pensare anche a questi lavoratori con un basso livello professionale che con la crisi rischiano di essere spazzati via dal mercato del lavoro''. La Cgia ricorda che l'esercito dei lavoratori atipici è costituito da: i dipendenti a temine involontari; i dipendenti part time involontari; i collaboratori che presentano contemporaneamente 3 vincoli di subordinazione: monocommittenza, utilizzo dei mezzi dell'azienda e imposizione dell'orario di lavoro; i liberi professionisti e lavoratori in proprio (le cosiddette Partite Iva) che presentano in contemporanea i 3 vincoli di subordinazione descritti nel punto precedente.




