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Tarantola, il cda la vota presidente
ma lo scontro continua
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l'ex vicepresidente di Bankitalia Anna Maria Tarantola è la nuova presidente della Rai. Sette consiglieri su otto l'hanno votata ieri all'ora di pranzo. La votazione, per nulla scontato, ha creato curiosità e sorpresa a viale Mazzini.
ALBERTO PICCININI - 11.07.2012
Assente dalla prima riunione del nuovo consiglio d'amministrazione, ma solo «per garbo istituzionale e rispetto», l'ex vicepresidente di Bankitalia Anna Maria Tarantola è la nuova presidente della Rai. Sette consiglieri su otto l'hanno votata ieri all'ora di pranzo, superando alcune difficoltà procedurali che avevano portato a un certo punto alla sospensione della seduta.
L'esito della votazione, per nulla scontato, ha creato curiosità e sorpresa a viale Mazzini. Tuttavia, dopo l'annullamento della prevista conferenza stampa «per evitare domande imbarazzanti», restano avvolte nel dubbio le prossime mosse di questa partita, che non è affatto chiusa. Il consigliere Antonio Verro, in quota Pdl, unico astenuto, è balzato all'onore delle cronache. «Non voterei mai a favore dei poteri al presidente Tarantola - aveva anticipato in un'intervista - perché sarebbe come chiudere il parlamento».
Gli altri neoconsiglieri, Gherardo Colombo con uno zainetto in spalla, Luisa Todini e Benedetta Tobagi, Antonio Pilati, Guglielmo Rositani, Rodolfo De Laurentiis, il consigliere nominato dal ministero del tesoro Marco Pinto, sono usciti alle chetichella senza accettare domande dai molti giornalisti presenti, tenuti a distanza dai «tornelli» di viale Mazzini momentanemente chiusi.
Le procedure ridarebbero ora la palla alla Commissione di vigilanza, che nella seduta convocata per giovedì prossimo dovrà esprimere il suo gradimento alla neopresidente con una maggioranza qualificata (almeno 27 voti su 40). Ma la partita vera si gioca sulle prossime mosse del Pdl. Ieri pomeriggio Berlusconi ha riunito i suoi a palazzo Grazioli. Berlusconi vede come fumo negli occhi le maggiori deleghe concesse da Mario Monti alla neopresidente, personalmente indicata dal presidente del consiglio: la possibilità di decidere autonomamente sulle spese fino a 10 milioni di euro, e sulle nomine dirigenziali non giornalistiche, nella speranza di uscire così dall'impasse del controllo politico sulla Rai.
Per Romani (Pdl) «lasciare che sia l'esecutivo a decidere i poteri del presidente della Rai creerebbe un pericoloso precedente». Per Alessio Butti, capogruppo Pdl in Vigilanza, è tutta una «pantomima» anzi, «un brutto incubo». Peggio: «Certi commissari voterebbero Nembo Kid e i poteri paranormali». Il ragionamento non sarebbe certo da buttar via, in assoluto.Ma è fin troppo chiaro che il problema per il Pdl sta nella riduzione del potere spartitorio del consiglio d'amministrazione. Nella seduta di ieri, i consiglieri Pdl non sono riusciti a presentare un ordine del giorno che annullava proprio le nuove prerogative di spesa e controllo della presidente.
La votazione di Anna Maria Tarantola viene invece salutata positivamente e senza riserve dal Pd. Del resto fare la Rai «come la Banca d'Italia» fu un vecchio slogan di Veltroni, citato ancora ieri da Giuseppe Giulietti. Così il commissario Merlo: «Maggiori poteri al vertice aziendale non significa liquidare la Rai». Bersani: «Tarantola ha fatto quel che una persona di stile e di buona educazione fa: quando si parla della sua nomina, non ci va», osservava il leader del Pd ieri mattina. E aggiungeva: «Al Pdl dico attenzione, basta protervia. Siamo oltre ogni limite. Se il governo vuole modificare i poteri, si fa così. Punto e basta». I giornalisti dell'Usigrai intanto minacciano di scendere in sciopero, se giovedì prossimo in Vigilanza mancheranno i voti necessari per il gradimento ad Anna Maria Tarantola.
Difficile ora immaginare gli sviluppi della situazione. Berlusconi e il Pdl, in forza della posizione di maggioranza relativa in consiglio e in commissione, potrebbero comunque proporre indecenti scambi sottobanco per garantire il loro appoggio al nuovo assetto Rai. E se tutto va male, sullo sfondo c'è il vecchio fantasma del commissariamento dell'azienda, già caldeggiato da Bersani e ancora ieri sera da Pardi dall'Idv.
L'esito della votazione, per nulla scontato, ha creato curiosità e sorpresa a viale Mazzini. Tuttavia, dopo l'annullamento della prevista conferenza stampa «per evitare domande imbarazzanti», restano avvolte nel dubbio le prossime mosse di questa partita, che non è affatto chiusa. Il consigliere Antonio Verro, in quota Pdl, unico astenuto, è balzato all'onore delle cronache. «Non voterei mai a favore dei poteri al presidente Tarantola - aveva anticipato in un'intervista - perché sarebbe come chiudere il parlamento».
Gli altri neoconsiglieri, Gherardo Colombo con uno zainetto in spalla, Luisa Todini e Benedetta Tobagi, Antonio Pilati, Guglielmo Rositani, Rodolfo De Laurentiis, il consigliere nominato dal ministero del tesoro Marco Pinto, sono usciti alle chetichella senza accettare domande dai molti giornalisti presenti, tenuti a distanza dai «tornelli» di viale Mazzini momentanemente chiusi.
Le procedure ridarebbero ora la palla alla Commissione di vigilanza, che nella seduta convocata per giovedì prossimo dovrà esprimere il suo gradimento alla neopresidente con una maggioranza qualificata (almeno 27 voti su 40). Ma la partita vera si gioca sulle prossime mosse del Pdl. Ieri pomeriggio Berlusconi ha riunito i suoi a palazzo Grazioli. Berlusconi vede come fumo negli occhi le maggiori deleghe concesse da Mario Monti alla neopresidente, personalmente indicata dal presidente del consiglio: la possibilità di decidere autonomamente sulle spese fino a 10 milioni di euro, e sulle nomine dirigenziali non giornalistiche, nella speranza di uscire così dall'impasse del controllo politico sulla Rai.
Per Romani (Pdl) «lasciare che sia l'esecutivo a decidere i poteri del presidente della Rai creerebbe un pericoloso precedente». Per Alessio Butti, capogruppo Pdl in Vigilanza, è tutta una «pantomima» anzi, «un brutto incubo». Peggio: «Certi commissari voterebbero Nembo Kid e i poteri paranormali». Il ragionamento non sarebbe certo da buttar via, in assoluto.Ma è fin troppo chiaro che il problema per il Pdl sta nella riduzione del potere spartitorio del consiglio d'amministrazione. Nella seduta di ieri, i consiglieri Pdl non sono riusciti a presentare un ordine del giorno che annullava proprio le nuove prerogative di spesa e controllo della presidente.
La votazione di Anna Maria Tarantola viene invece salutata positivamente e senza riserve dal Pd. Del resto fare la Rai «come la Banca d'Italia» fu un vecchio slogan di Veltroni, citato ancora ieri da Giuseppe Giulietti. Così il commissario Merlo: «Maggiori poteri al vertice aziendale non significa liquidare la Rai». Bersani: «Tarantola ha fatto quel che una persona di stile e di buona educazione fa: quando si parla della sua nomina, non ci va», osservava il leader del Pd ieri mattina. E aggiungeva: «Al Pdl dico attenzione, basta protervia. Siamo oltre ogni limite. Se il governo vuole modificare i poteri, si fa così. Punto e basta». I giornalisti dell'Usigrai intanto minacciano di scendere in sciopero, se giovedì prossimo in Vigilanza mancheranno i voti necessari per il gradimento ad Anna Maria Tarantola.
Difficile ora immaginare gli sviluppi della situazione. Berlusconi e il Pdl, in forza della posizione di maggioranza relativa in consiglio e in commissione, potrebbero comunque proporre indecenti scambi sottobanco per garantire il loro appoggio al nuovo assetto Rai. E se tutto va male, sullo sfondo c'è il vecchio fantasma del commissariamento dell'azienda, già caldeggiato da Bersani e ancora ieri sera da Pardi dall'Idv.





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