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NAPOLI
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sociale
Lo ZERO81 si mobilita:
"Non toccate lo spazio occupato"
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Quella mensa è stata abbandonata da sei anni dall'Università e oggi rappresenta un punto di democrazia all’interno del quartiere di Santa Chiara
LUIGI SERENELLI - 12.07.2012
Riuniti davanti al Rettorato dell’Università degli Studi L’Orientale a Napoli. Così si sono ritrovati i ragazzi del Collettivo Zero81 per protestare contro lo sgombero dello spazio autogestito, il laboratorio Zero81 appunto, che si trova all’interno dell’ex mensa universitaria in Largo Banchi Nuovi. Non intendono mollare, specie dopo il primo tentativo di sgombero, un mese fa. E ora temono che con l’arrivo dell’estate, al termine delle lezioni universitarie e degli esami, nel silenzio generale, siano spinti a lasciare lo spazio ancora una volta. La scusa, dicono, sono i lavori di ristrutturazione dell’edificio. “Quella mensa , dice Giovanni, membro del collettivo, è stata abbandonata da sei anni e oggi rappresenta un punto di democrazia all’interno del quartiere di Santa Chiara, ma anche di tutta la città ”. Sembra infatti che il palazzo universitario, popolato da ragazzi, e gli abitanti del quartiere, siano due mondi paralleli, che non coincidono mai. E perciò, continua Giovanni “lo zero nasce da studenti che dopo l’Onda hanno provato a costruire un ponte tra la città e l’Università, distrutta dalla Riforma Gelmini e senza servizi”. Quale è stata la risposta della Rettrice dell’Istituto Orientale Lida Viganoni? Non il dialogo, affermano i ragazzi, almeno fino a ieri. Un anno fa ha autorizzato il primo sgombero, con gli agenti che entrarono all’interno dell’Università. Poi ripetute richieste di un confronto da parte del Collettivo rimaste inascoltate. Fino a quando, ieri, una delegazione è riuscita a parlarle. Sembrerebbe che le posizioni siano rimaste le stesse: i ragazzi da un lato a continuare l’autogestione e l’Università a voler liberare la mensa. “Purtroppo, continua Giovanni, il Rettorato non risponde in nessun modo. Sono due anni che proviamo a costruire un minimo di dialogo. Anche oggi siamo qui a chiedere un incontro e ci viene messa la celere a chiusura della strada e la Digos a presidiare il Palazzo, non i funzionari dell’Università. Nessuno, conclude, ci sa dire quando poter interloquire con le istituzioni universitarie”. Senza dialogo il confronto, teso fino ad oggi, potrebbe trasformarsi in scontro aperto.




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