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CINEMA - visioni
Al festival di Sarajevo
vince la scuola romena
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Nicola Falcinella
18.07.2012
Vince "Every body in our family" di Radu Jude. Molto presente al festival anche la Turchia, premio del pubblico con «Tepenin Ardi». Interessante la selezione dei lungometraggi

Nicola Falcinella - 18.07.2012
La scuola romena si è confermata anche al 18° Film Festival di Sarajevo. Una manifestazione che ha confermato il suo ruolo di riferimento nell'area del sudest Europa, per la presentazione dei lavori più recenti, sia fiction che documentari. Ma anche per il Talent Campus, il Cinelink, con i progetti di coproduzione e diverse altre iniziative. I premi principali, The Heart of Sarajevo per il lungometraggio e il documentario, hanno preso la strada della Romania, negli ultimi anni il Paese guida dell'area. La giuria, presidente il regista ungherese Kornél Mundruczó, ha scelto tra i nove titoli in gara Everybody In Our Family di Radu Jude, la giornata assurda di un padre separato che vorrebbe trascorrere al mare l'unico momento in cui ha in custodia la figlia. Invece prima una lunga discussione con i propri genitori, poi quando arriva dall'ex moglie per prendere la bimba, una non è ancora rientrata e l'altra dorme ancora. La suocera lo fa entrare ma lui litiga con l'indisponente nuovo compagno della donna che cresce alla perdita di controllo generale. Un clima di esasperazione che non risparmia nessuno in un film che è un altro capitolo delle storie romene su famiglie troppo ingombranti e costrizioni sociali troppo strette che vincolano gli individui e li chiudono in dinamiche mortificanti.
Il premio della giuria è andato al turco Beyond The Hill - Tepenin ardi di Emin Alper, ma la Turchia era presente con tre film (oltre a Summer Book di Seyfi Teoman, omaggio al regista da poco scomparso) di buon livello.
Una giovane che aspetta il visto per l'America, è in cerca di un lavoro temporaneo e lo trova leggendo fondi di caffè in un bar, è la protagonista di Present Tense di Belmin Söylemez, storia delicata, di atmosfere, con grande cura della messinscena.
Ombre del passato tornano in La voce di mio padre, il film di Orhan Eskiköy. Siamo in un villaggio curdo, un uomo in visita dalla madre anziana, trova vecchie registrazioni del padre, fuggito in Germania dopo essere sopravvissuto a un massacro di paramilitari. Intanto il fratello si è unito ai guerriglieri e non è più tornato.
I premi per gli attori sono andati a Marija Pikic per Djeca - Buon anno Sarajevo di Aida Begic, e a Uliks Fehmiu (figlio dell'indmenticato Bekim) per il serbo Redemption Street - Ustanicka Ulica di Miroslav Terzic. Quest'ultimo è un thriller girato con un occhi alla tradizione americana, ben recitato ma con grossolani buchi di sceneggiatura. A un giovane procuratore (Gordan Kicic) del tribunale per i crimini di guerra di Belgrado viene affidato dal suo capo (Rade Serbedija) un caso delicato, la scomparsa di un'intera unità di soldati ai quali, durante l'epoca Milosevic, spettavano i lavori sporchi. L'indagine sembra solo un modo per non scoprire la verità, ma Dusan si impegna al massimo e risale all'unico scampato del gruppo (Fehmiu).
Più interessante del concorso lungometraggi (alcuni dei migliori, come Klip della serba Maja Milos o Just The Wind dell'ungherese Bence Fliegauf premiato a Berlino, erano nella sezione non competitiva In Focus) è stato quello documentari. Ha vinto Turn Off The Lights di Ivana Mladenovic, serba che da sette anni vive e lavora a Bucarest: tre ragazzi rom che escono dal carcere dopo una lunga detenzione, alle prese con il difficile reinserimento e con la violenza e la sopraffazione che continuano ad accompagnarli. Un lavoro realizzato a margine del film If I Want To Whistle, I Whistle di Florin Serban.
Va segnalato anche Sofia's Last Ambulance di Ilan Metev, tutto girato sull'ambulanza di Sofia nei turni di notte tra ubriachi, tossici, centralinisti che non rispondono alle chiamate e auto che tagliano la strada al mezzo di soccorso. Torna invece a scavare negli archivi Peter Forgacs per raccontare come tedeschi dell'est e dell'ovest si incontassero d'estate sulle sponde del lago Balaton: Germany Unity @ Balato, là dove nascevano storie d'amore e tentativi di fuga.
Se sono ipnotiche le metropolitane da ovest a est, da Los Angeles a Tokyo di. di Timo Novotny, in The Big Day il croato Duro Gavran mostra e critica, senza però prenderle in giro, le coppie che scelgono matrimoni sfarzosi e irreali, tanto originali da essere tutti uguali e omologati.
 
Enzo Jannacci intervistato da Aldo Colonna. Ultravista: Andy e Lana (già Larry) Wachowski e Tom Tykwer sul nuovo film Cloud Atlas. Sport e Shoah.  Ultrasuoni: Atlante sonoro: transito e tradizione musicale nelle città del Mediterraneo. Come salvare il catalogo della Norton distrutto dall'uragano Sandy.
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La battaglia per l’orario di lavoro non esaurisce la questione del rapporto problematico che le società occidentali contemporanee hanno con la tirannia dell’orologio.
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