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CINEMA/INTERVISTA - visioni
L'antieroe della Grande Depressione
nell'era della Grande Recessione
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Luca Celada
19.07.2012
Il regista Cristopher Nolan racconta l'ultimo capitolo della trilogia su Batman, in Italia dal 29 agosto: "Volevamo trasmettere la sensazione di una società che può essere sbriciolata, sovvertita"

Luca Celada - 19.07.2012
«C'è una tempesta all'orizzonte», sussurra Selina Kyle (Anne Hatahway) all'orecchio del miliardario Bruce Wayne in un fastoso ballo di gala a Gotham City. «E fareste bene ad abbassare le serrande perché quando arriverà l'uragano lei e suoi amici, vi domanderete come avete fatto a pensare di farla franca in questo lusso, lasciandoci solo le briciole». Wayne è l'enigmatico capitano d'industria con l'hobby del giustiziere giustizialista mentre l'alter ego della Kyle, femme fatale e abilissima ladra nel Dark Knight Rises (di Christopher Nolan), è Catwoman, la nemesi e seduttrice di Batman con tendenze decisamente no-global.

Nel film che conclude la trilogia del regista inglese (Memento, Inception) Batman/Wayne, che aveva chiuso il precedente episodio in crisi di identità e in apparente depressione, passa le giornate come un Howard Hughes rinchiuso nei suoi sontuosi appartamenti malgrado le esortazioni del maggiordomo Alfred (Micahel Caine). Ma il mondo, in mano ad opportunisti politici e in preda all'umana cupidigia, rischia il collasso e un declassamento di rating morale. C'è molto da pagare e tutto molto caro, e peggio di un'ispezione del fondo monetario cala sulla città un'orda di criminali. Più tardi una banda di malfattori attacca Wall Street: «Cosa fate? - obietta un trader - Questa è la borsa, non ci sono mica soldi da rubare!». «Ah si? - risponde il capobanda - E allora che ci fate qui voi?».

L'attesissimo ultimo film della trilogia dark di Nolan, è decisamente un film dei nostri tempi, storia di crepuscolo economico, un'angosciante affresco di caos finanziario e morale. «Il copione è stato scritto un paio d'anni fa - precisa Christian Bale che riprende il mantello dell'ombroso supereroe - ma quando stavamo girando a Manhattan, Occupy aveva piantato le tende a due passi dal set».

Bob Kane ha inventato il suo personaggio nel 1939, il giustiziere pipistrello cioè è figlio del decennio della Grande Depressione; ora, nel profondo della Grande Recessione non poteva questa Gotham in preda al panico, abbandonata a se stessa dal proprio protettore, non ricordare quelle alla deriva nel caos del nostro presente. E nella lente di Nolan, che ha sempre dichiarato di voler riportare il personaggio alle sue origini, la città (un collage crepuscolare tra New York e Los Angeles), finisce per assomigliare alla Roma di Coriolano, assediata e convulsa dalla guerra civile; una città, una società, sull'orlo del fallimento.

Shakespeariano è anche il malefico Bane, uno straordinario Tom Hardy con terrificante protesi facciale, portatore della vendetta atavica dei diseredati, «terrorista» ma anche supremo demagogo quando si impadronisce della città, e istaura una «comune» con tribunali robespierriani. Gli attici dei miliardari vengono espropriati e i profughi si scaldano sui falò accesi sul parterre della borsa valori. I palazzi di questo inverno economico sono in mano ai bolscevichi di Bane, ma è una vittoria di Pirro anche perché a Nolan non interessa più di tanto la metafora politica quanto l'allegoria dei dilemmi morali in cui intrappola i suoi antieroi come in scatole cinesi. Gliene abbiamo parlato a Los Angeles.

Batman sempre più antieroe?
Antieroe, si, decisamente. Uno dei personaggi più antieroici, direi. Ne abbiamo parlato spesso con Christian (Bale ndr), di come sia sottile la linea che separa Batman dai cattivi delle sue storie. La sua immagine di vigilante mascherato e violento, è sempre stata molto vicina all'opposto, al Male. Ma è quello che lo rende affascinante, almeno per me.

Il cattivo, quello vero, è Bane, una figura tra Shakespeare e Mad Max ...
Direi che è una descrizione molto appropriata, il modo in cui Tom (Hardy ndr) ha lavorato sul suo personaggio si avvicina all'interpretazione che ne aveva fatto Heath Ledger nel film precedente. Questa volta però gli ho chiesto anche una cosa un po' diversa: volevamo un antagonista «fisico», un cattivo minaccioso che affrontasse Batman in modo da rendere l'esito del loro scontro totalmente imprevedibile. Lo spettatore doveva essere messo in uno stato di tensione continua. Tom ci è riuscito, esprimendo al tempo stesso la seduzione carismatica del despota, del rivoluzionario, del dittatore che Bane diventa. E una strana vulnerabilità. La sua è performance straordinaria se si pensa che non toglie mai la maschera dal volto. Esprime tutto con gli occhi, la voce e il corpo; è inquietante.

La sua Gotham somiglia anche alla Parigi del Terrore...
Ci siamo ispirati alla rivoluzione francese e alla rivoluzione russa, in termini prettamente cinematografici. Ci sono molti riferimenti al Dottor Zivago, e durante la stesura del copione abbiamo pensato anche al Racconto di Due Città di Dickens. Tutto ciò è al servizio, come dice mio fratello Jonah (coautore della sceneggiatura, ndr), di un' idea «estrema». Anche negli altri film della serie la città, la normalità erano in pericolo, ma questa volta volevamo che quella società a cui teniamo tanto fosse sbriciolata e sovvertita. È una situazione che richiede un vero un eroe, e un movente romantico e classico.

Anche l'immagine della città è classica; una specie di antica Roma tardo-capitalista.
Insieme al nostro scenografo abbiamo costruito delle corrispondenze tra gli elementi modernisti del design e l'architettura classica, le colonne, le linee pulite, geometriche. Abbiamo lavorato nella stessa direzione sui costumi ispirandoci a epoche diverse.

Anche Catwoman sembra appartenere ad un'altra era, a quella del film noir.
In realtà io la chiamo sempre Selina Kyle. L'escamotage per trasportare il suo personaggio così importante e «iconico» nell'universo del nostro Batman, che è più orientato alla verosimiglianza, è stato di farne una femme fatale classica. Prima di tutto è una ladra di gioielli, una truffatrice di professione, tutto il resto deriva da questo.
 
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