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DEMOCRACK - sociale
Milano ha il suo registro
delle unioni civili. Dibattito surreale
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Luca Fazio
27.07.2012
Il sindaco Pisapia lo aveva promesso in campagna elettorale. Ma il Pd si è lacerato in un dibattito da manuale di psicopatologia, dal no al termine "anagrafe familiare" fino alle polemiche sul rito.

Luca Fazio - 27.07.2012
Più o meno come Dio, il Pd di Milano c'è. Non si vede, ma c'è. A volte discute anche, si rosola nell'etica, lancia anatemi e tiene occupata l'aula consiliare di Palazzo Marino fino a notte. Una prima assoluta. Ci sono, e sembra che abbiano anche qualcosa da dire. Sulla famiglia, che deve essere roba loro se è vero che nessuno ha avuto il buon cuore di consigliare il silenzio ai «cattolici» di quel partito - la sotto categoria meno democratica - che ieri per tutta la giornata hanno continuato a blaterare di sani principi e sacra famiglia senza rendersi conto che stavano parlando da soli.
E dire che in campagna elettorale avevano promesso il registro delle Unioni Civili, o coppie di fatto - il sindaco Giuliano Pisapia, santissima pazienza, si era impegnato a prometterlo come il primo provvedimento della nuova era. Non è la rivoluzione dei costumi o lo sgretolamento del Cupulone in una botta sola, ma nient'altro che uno strumento limitato ma simbolicamente importante per concretizzare, almeno sulle scartoffie comunali, il principio di pari dignità fra tutti i cittadini (maschi) e cittadine (femmine), a prescindere dai loro gusti in fatto di reciproci toccamenti amorosi - vabbé, anche i cattolici si toccano. Un'eresia che, per esempio, la città di Empoli aveva messo a registro nel lontano 1993, insieme ad altri ottanta comuni in cui non risulta diffusa la poligamia - per colpa della chiesa ambrosiana si è delirato anche di musulmani e harem.
Invece, i nostri quattro cavalieri dell'apocalisse meneghina, consiglieri di maggioranza del Pd capitanati dal prode Andrea Fanzago, forse ispirati dal Malleus Maleficarum, il bestseller della psicopatologia inquisitoria, si sono messi ad emendare, precisare, fare capricci, puntualizzare. L'oggetto del contendere è piuttosto imbarazzante, difficile persino da spiegare a una persona normale. Ma tant'è, di questo si è democraticamente discusso per tre giorni di fila a Palazzo Marino, nella città meno tonta e bigotta d'Italia in fatto di diritti e libertà civili, mentre le vite vere delle persone per fortuna continuano a scorrere da un'altra parte.
Punto primo. I cattolici, spalleggiati dall'ala destra dell'imbarazzata curia milanese, non volevano che nella delibera apparisse la parola «famiglia». Vade retro. Ok. Però per registrarsi nel tanto agognato registro delle unioni civili della giunta Pisapia, una coppia - donna con uomo, uomo con uomo, donna con donna, così va il mondo... - avrebbe dovuto recarsi all'«anagrafe familiare», un bell'ufficio squallido che nemmeno alla riscossione di Equitalia. Va bene così? Invece no. Perché quel «familiare» ha fatto perdere il sonno ai cattolici del Pd. Questo allora l'abbozzo di soluzione studiato dal think tank di Palazzo Marino: uno va all'ufficio anagrafe e si registra come coppia di fatto, e così facendo accede in un altro ufficio per iscriversi ad un altro registro, collegato ma separato (per carità!) Mediazione raggiunta? Neanche per sogno. Perché ai magnifici quattro col crocefisso in mano - Fanzago, Cormio, Pantaleo, Mancuso - non va giù il fatto che ci sia un luogo fisico, una stanzetta, appositamente dedicata all'iscrizione. Sono pazzi? No, hanno solo paura del rito. Sono pazzi? Mah. Sono arrivati a chiedere a Giuliano Pisapia una dichiarazione in cui si impegnava a promettere che in quella stanza (non una dark room) non ci sarebbe stata nessuna forma rituale. Insomma, il rischio è che due poveri cristi arrivino in un luogo con due palloncini e quattro caramelle da regalare agli amici, così per scherzo: sembrerebbe, tenetevi forte, una specie di... matrimonio omossessuale. Sono problemi, ma di psichiatri è pieno il mondo. Ma basterebbe un centrodestro qualsiasi, come il segretario cittadino del Pdl Gallera, per dare lezioni di vita ai magnifici quattro, che non si capisce bene in nome di che cosa siano tollerati dai «big» milanesi del partito di Bersani. Il suddetto Gallera, per esempio, in un afflato di laicità, ha chiesto almeno di cambiare la dicitura da «ufficio anagrafe» a «ufficio comunale». Apriti cielo, e ancora bagarre. Questo è il livello del dibattito che è andato in scena fino a notte. Ne sentiremo parlare come un dibattito di «altissimo livello». Comunque è andata a finire che Milano, grazie all'astensione dei duri e puri, da oggi avrà il suo registro delle unioni civili.
 
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