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To tweet or not to tweet?
le Olimpiadi alle prese con i social media
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Stasera si aprono i giochi: rumors e censure sui particolari del super show. Noi sappiamo quasi tutto, ma prima di cominciare con le indiscrezioni vi avvertiamo..
Matteo Patrono - 27.07.2012
Ai giochi di Pechino 2008, Twitter aveva poco più di due anni e una comunità di adepti abbastanza ristretta. Facebook, due anni più vecchio, contava su appena 100 milioni di utenti. Quattro anni dopo l'esplosione dei social media ha quasi decuplicato quei numeri e le Olimpiadi di Londra che cominciano stasera sono già state ribattezzate le prime Socialympics della storia.
Mica tanto vero però. Le limitazioni al limite della censura imposte dal Comitato olimpico internazionale (va bene un diario personale ma niente post o tweet sulle gare, sugli sponsor, sulla politica, niente video per carità che poi le tv chi le sente) hanno finito per inibire molti atleti, soprattutto quelli azzurri che quasi in blocco hanno scelto la via del silenzio olimpico per non rischiare di incorrere nelle salatissime multe stabilite dal Coni (100mila euro). Commento di Imogen Bankier, giocatore di badminton della nazionale inglese: «To tweet or not to tweet? Bisogna fare attenzione al lato social-media di quello che si scrive». Ne sa qualcosa la campionessa greca del triplo Vola Papachristou che mercoledì è stata espulsa dai Giochi per aver ritweettato una sciagurata battuta razzista di Ilias Kasidiaris, il nazista di Alba Dorata (quello che aveva preso a pugni in diretta tv una deputata del Partito comunista), contro i migranti africani in Grecia.
Limitazioni eccessive o censura sacrosanta, la forza dirompente dei social media ha comunque messo in crisi l'attesissima cerimonia d'apertura che questa sera darà il via ufficiale ai Giochi di Londra. Si sa già praticamente tutto o quasi. L'unico mistero rimane quello che avvolge il nome dell'ultimo tedoforo che accenderà il tripode dopo un viaggio di 12mila km lungo il quale la fiaccola è passata di mano 8 mila volte. Sir Steve Redgrave, mito del canottaggio inglese, cinque ori olimpici. Oppure Daley Thompson, ex re coloured del decathlon, ex squatter, due ori al collo. Due tipi lontanissimi tra loro. O forse Roger Bannister, il primo uomo a correre il miglio sotto i 4 minuti nel '54, zero medaglie olimpiche ma una seconda carriera da neuropsichiatra e i primissimi esperimenti di test anti-doping contro gli steroidi. O ancora Kelly Holmes, la donna che sfidava gli uomini nell'esercito inglese, due ori e un argento su 800 e 1500. Qualcuno teme David Beckham (che però ha assicurato avrà solo una piccola particina), qualcun altro sogna addirittura Muhammad Ali, che è a Londra, sarà alla cerimonia d'apertura ma sarebbe un remake di Atlanta '96.
Tutto il resto è noto. Impossibile frenare i leaks sui preparativi che volontari, ballerini, figuranti, guardie di sicurezza, staff e partecipanti alle prove generali hanno riversato in rete costringendo Sir Sebastian Coe, gran capo del Comitato organizzatore, a twittare inutilmente l'appello Let's#savethesurprise. Ci ha provato anche Danny Boyle, il geniale regista di Trainspotting e Millionaire a cui è stato affidato il compito di raccontare la storia, la cultura e l'anima del popolo inglese in uno show da 27 milioni di sterline che durerà tre ore. Ha scritto una mail personale ai 12mila protagonisti della cerimonia chiedendo un po' di riservatezza ma poi ha ammesso che la modernità rende tutto questo impossibile (i tabloid pure avendo ottenuto e pubblicato foto aeree delle prove).
E dunque, considerato che gli orari di chiusura del manifesto non ci permetteranno di offrire un resoconto della cerimonia sul giornale di sabato, eccovi in anteprima l'Inghilterra che vedrete srotolarsi questa sera nel parco olimpico, introdotta da un filmato pre-registrato a Buckingham Palace con la regina Elisabetta II e James Bond (Daniel Craig, che volerà poi dentro lo stadio). Se non volete rovinarvi la sorpresa, fermatevi qui. Ora.
Se invece volete continuare cliccate qui
Mica tanto vero però. Le limitazioni al limite della censura imposte dal Comitato olimpico internazionale (va bene un diario personale ma niente post o tweet sulle gare, sugli sponsor, sulla politica, niente video per carità che poi le tv chi le sente) hanno finito per inibire molti atleti, soprattutto quelli azzurri che quasi in blocco hanno scelto la via del silenzio olimpico per non rischiare di incorrere nelle salatissime multe stabilite dal Coni (100mila euro). Commento di Imogen Bankier, giocatore di badminton della nazionale inglese: «To tweet or not to tweet? Bisogna fare attenzione al lato social-media di quello che si scrive». Ne sa qualcosa la campionessa greca del triplo Vola Papachristou che mercoledì è stata espulsa dai Giochi per aver ritweettato una sciagurata battuta razzista di Ilias Kasidiaris, il nazista di Alba Dorata (quello che aveva preso a pugni in diretta tv una deputata del Partito comunista), contro i migranti africani in Grecia.
Limitazioni eccessive o censura sacrosanta, la forza dirompente dei social media ha comunque messo in crisi l'attesissima cerimonia d'apertura che questa sera darà il via ufficiale ai Giochi di Londra. Si sa già praticamente tutto o quasi. L'unico mistero rimane quello che avvolge il nome dell'ultimo tedoforo che accenderà il tripode dopo un viaggio di 12mila km lungo il quale la fiaccola è passata di mano 8 mila volte. Sir Steve Redgrave, mito del canottaggio inglese, cinque ori olimpici. Oppure Daley Thompson, ex re coloured del decathlon, ex squatter, due ori al collo. Due tipi lontanissimi tra loro. O forse Roger Bannister, il primo uomo a correre il miglio sotto i 4 minuti nel '54, zero medaglie olimpiche ma una seconda carriera da neuropsichiatra e i primissimi esperimenti di test anti-doping contro gli steroidi. O ancora Kelly Holmes, la donna che sfidava gli uomini nell'esercito inglese, due ori e un argento su 800 e 1500. Qualcuno teme David Beckham (che però ha assicurato avrà solo una piccola particina), qualcun altro sogna addirittura Muhammad Ali, che è a Londra, sarà alla cerimonia d'apertura ma sarebbe un remake di Atlanta '96.
Tutto il resto è noto. Impossibile frenare i leaks sui preparativi che volontari, ballerini, figuranti, guardie di sicurezza, staff e partecipanti alle prove generali hanno riversato in rete costringendo Sir Sebastian Coe, gran capo del Comitato organizzatore, a twittare inutilmente l'appello Let's#savethesurprise. Ci ha provato anche Danny Boyle, il geniale regista di Trainspotting e Millionaire a cui è stato affidato il compito di raccontare la storia, la cultura e l'anima del popolo inglese in uno show da 27 milioni di sterline che durerà tre ore. Ha scritto una mail personale ai 12mila protagonisti della cerimonia chiedendo un po' di riservatezza ma poi ha ammesso che la modernità rende tutto questo impossibile (i tabloid pure avendo ottenuto e pubblicato foto aeree delle prove).
E dunque, considerato che gli orari di chiusura del manifesto non ci permetteranno di offrire un resoconto della cerimonia sul giornale di sabato, eccovi in anteprima l'Inghilterra che vedrete srotolarsi questa sera nel parco olimpico, introdotta da un filmato pre-registrato a Buckingham Palace con la regina Elisabetta II e James Bond (Daniel Craig, che volerà poi dentro lo stadio). Se non volete rovinarvi la sorpresa, fermatevi qui. Ora.
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