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ACCORDI E DISACCORDI - politica
In Sicilia il patto è già saltato
Fava dice no al Pd
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ANDREA FABOZZI
04.08.2012
"I democratici hanno condiviso il malgoverno e il saccheggio di Lombardo, qui non si esporta nessun modello nazionale", chiarisce il candidato di Sel. Mentre il partito di Casini pronto alle grandi intese, si dichiara disponibile ad appoggiare l'autocandidato di Bersani, Rosario Crocetta. Per il voto a ottobre invece Il Pd insegue l'Udc. Sul giornale di oggi (ACQUISTA IL PDF) le interviste a Massimo Zedda, sindaco di Cagliari e a Maurizio Zipponi responsabile del lavoro Idv, e gli interventi di Sandro Medici e Luigi Nieri

ANDREA FABOZZI - 04.08.2012
L'accordo l'hanno firmato per il 2013, quest'anno però dovranno già smentirlo, nel primo appuntamento elettorale. Il voto regionale in Sicilia è previsto per la fine di ottobre, qualcuno ipotizza addirittura prima ma non è escluso che possa anche slittare (solo un po').
Quello che è certo è che Sinistra ecologia e libertà e partito democratico partono da due fronti opposti. Divisi dai candidati, quello del Pd non è ancora ufficiale, e soprattutto dalla linea politica. Claudio Fava, che di Sel è uno dei fondatori, si è candidato con una proposta di totale alternativa al governo Lombardo, il governo che il Pd ha (dolorosamente) sostenuto.
E infatti Fava spiega che la sua candidatura si rivolge non al partito democratico - che in Sicilia è ai minimi termini e sta subendo l'autocandidatura di Rosario Crocetta - ma ai suoi elettori, «quelli che hanno votato Pd per fare l'opposizione a Lombardo e due anni dopo si sono ritrovati in maggioranza». Dunque l'alternativa «può essere costruita solo con le forze che non hanno avuto responsabilità di governo», invece dal Pd nemmeno un autocritica. Dunque è Fava a certificare la non esportabilità del patto Vendola-Bersani: «Qui le formule nazionali non funzionano e del resto il centrosinistra in Sicilia non esiste, il Pd lo ha condotto sul patibolo offrendolo a Lombardo. Il Pd è corresponsabile non solo del malgoverno con alcuni pezzi del centrodestra e con l'Mpa, il partito del presidente, ma anche del saccheggio delle risorse pubbliche». La nomina di due assessori un minuto prima di dimettere la giunta è solo l'ultimo esempio.
A maggior ragione l'Udc, che secondo Fava deve «almeno saltare un giro» visto che pur avendo avuto rapporti difficili con Lombardo «discenda dalla stessa filiera culturale del governatore» e infatti sta ereditando pezzi del suo partito. Nel frattempo un po' per imput romano e molto per prepararsi a gestire il buco che Lombardo lascia in eredità, Pd e Udc stanno provando l'abbraccio. Il Pd con qualche difficoltà in più visto che il partito è diviso e l'unico candidato in campo, l'ex sindaco di Gela e europarlamentare Crocetta, ha fatto tutto da solo. Al punto che ieri ha attaccato duramente il segretario regionale Giuseppe Lupo quando nientemeno che Pippo Baudo ha rivelato di essere stato sondato dai democratici come possibile candidato. Lupo ha smentito: la caccia all'intesa con i post democristiani di Casini (che, bisogna ricordare, ha ritrovato la solidarietà verso Totò Cuffaro, andando a fargli visita in carcere) procede lungo strade diverse dal recupero del presentatore televisivo,vecchia gloria andreottiana. E potrebbe persino tornare a incrociare proprio il nome di Crocetta, per quanto difficile questo possa apparire oggi. Così almeno ha dichiarato il leader regionale dell'Udc, il senatore Gianpiero D'Alia che ieri a riunito a Palermo la direzione del suo partito. E ha domanda ha risposto: «Se Crocetta sarà il candidato del Pd e condividerà il nostro programma elettorale allora il nostro candidato sarà l'ex sindaco di Gela». Crocetta, del resto, nota Fava, gode dell'apprezzamento esplicito di Lombardo e può contare sul sostegno del quotidiano più lombardiano che ci sia, La Sicilia di Mario Ciancio Sanfilippo. L'aggancio con l'Udc in regione, per i democratici, sarebbe solo il primo passo in vista della riedizione di un governo di larghe intese siciliane, possibilmente aperto anche al centrodestra al momento schiacciato da una folla di candidati. Il pallino è nelle mani del senatore D'Alia che oggi parte per un giro di consultazioni. Comincia con «gli amici del Pd». 

 
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