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Il premier ecuadoriano Correa attacca duramente Svezia e Regno unito. Intanto la polizia inglese continua a presidiare l'ambasciata di Quito, spendendo 60 mila euro al giorno
Giuseppe Acconcia - 18.08.2012
Al numero tre di Hans Crescent nel quartiere di Knightsbridge a Londra, i tassisti, come guide turistiche, attendono l'uscita di Julian Assange con cartelli che riportano il suo nome. Prosegue il provocatorio via vai di neri taxi inglesi verso l'ambasciata dell'Ecuador. Ma Assange non può mettere piede fuori dall'edificio senza rischiare l'arresto immediato e l'estradizione verso la Svezia. A quel punto potrebbe essere spedito negli Stati uniti dove rischia un processo per alto tradimento o spionaggio, dopo aver rivelato, attraverso WikiLeaks, 250.000 documenti segreti della diplomazia americana.
Un cartello, che recita «Free Assange», e una semplice caricatura del 41enne australiano sovrastano i marciapiedi della sede diplomatica. «Sono qui per sostenere Assange, WikiLeaks e dimostrare il mio disgusto per la sfida lanciata dal governo inglese alla sovranità dell'ambasciata di un paese indipendente» - ha detto Tristan Woodwards. L'attivista ha passato la notte di ieri in tenda, insieme a giovani di Occupy the city. Giovedì scorso, il ministro degli esteri inglese, William Hague, aveva criticato l'annuncio del suo omologo ecuadoriano, Ricardo Patiño, di concedere l'asilo diplomatico a Julian Assange, rinchiuso dal 19 giugno scorso nell'ambasciata di Quito a Londra. Mentre Scotland Yard continua a presidiare giorno e notte l'edificio. Un presidio che, secondo la stampa, costa almeno 50 mila sterline al giorno (oltre 60 mila euro) alla polizia inglese.
Dal canto suo, l'ideatore di WikiLeaks ha fatto sapere ieri che è disposto a parlare con la magistratura svedese. Secondo il suo portavoce, Kristinn Hrafnsson, l'interrogatorio potrebbe avvenire via web in collegamento Videolink con Londra. A sostegno di Assange, ieri sono arrivate anche le dichiarazioni del presidente dell'Ecuador. Rafael Correa, in un'intervista radiofonica, ha duramente criticato il sistema giudiziario svedese. Correa ha espresso dubbi sulla prassi svedese di consentire le estradizioni anche in assenza di una sentenza definitiva. In realtà, le reazioni svedesi sono state altrettanto dure. Ieri Stoccolma ha convocato l'ambasciatore ecuadoriano. Mentre il portavoce del ministro degli esteri svedese, Anders Joerle, ha parlato di accuse «infondate e inaccettabili» da parte delle autorità ecuadoriane. Assange è imputato in Svezia per molestie sessuali su due donne, collaboratrici volontarie di WikiLeaks. L'avvocato delle due donne, Claes Borgstrom, ha definito «assurda» la decisione del governo di Quito di concedere l'asilo diplomatico.
A questo punto, l'intrigo internazionale si complica. E così, si susseguono voci di possibili scenari alternativi per la fuga dell'ideatore di WikiLeaks. Secondo alcuni, ad Assange potrebbe essere riconosciuta l'immunità diplomatica. E così potrebbe essere condotto in aeroporto con un veicolo dell'ambasciata dell'Ecuador. Ma se Quito accordasse ad Assange lo status e il passaporto diplomatico, potrebbe essere arrestato nell'atto di uscire dal veicolo dell'ambasciata ed entrare in aeroporto. Secondo altri, Assange potrebbe rischiare di rimanere chiuso nell'edificio anche per anni. «Basta che Scotland Yard aspetti alla porta. Facile è entrare, difficile è uscire» - ha commentato un ex avvocato del governo inglese. Carl Gardner ha ricordato l'episodio dei dissidenti di Timor est che scalavano le mura dell'ambasciata britannica in Indonesia. «Per loro il problema non era entrare, ma uscire» - ha aggiunto Gardner.
Per ora, l'ordine che arriva dalle vacanze spagnole del primo ministro, David Cameron, è di «smorzare i toni». Ma l'Ecuador non si ferma e mobilita tre organismi regionali. Quito ha chiesto una riunione per il 23 agosto dell'Organizzazione degli stati americani (Osa) per discutere delle «minacce» inglesi di irruzione nella sua ambasciata a Londra. A fianco dell'Ecuador, si sono subito schierati Venezuela e Argentina. Mentre Stati uniti e Canada si sono detti contrari ad una riunione dell'Osa senza una decisione urgente dei ministri degli esteri dei paesi membri. Oggi, sul tema si tiene invece un summit a Guayaquil in Ecuador dell'Alleanza bolivariana per le Americhe, che unisce i governi di sinistra, anti americani, del continente. Infine, domenica si riunisce per discutere del caso Assange anche l'Unione delle nazioni sud americane.
Un cartello, che recita «Free Assange», e una semplice caricatura del 41enne australiano sovrastano i marciapiedi della sede diplomatica. «Sono qui per sostenere Assange, WikiLeaks e dimostrare il mio disgusto per la sfida lanciata dal governo inglese alla sovranità dell'ambasciata di un paese indipendente» - ha detto Tristan Woodwards. L'attivista ha passato la notte di ieri in tenda, insieme a giovani di Occupy the city. Giovedì scorso, il ministro degli esteri inglese, William Hague, aveva criticato l'annuncio del suo omologo ecuadoriano, Ricardo Patiño, di concedere l'asilo diplomatico a Julian Assange, rinchiuso dal 19 giugno scorso nell'ambasciata di Quito a Londra. Mentre Scotland Yard continua a presidiare giorno e notte l'edificio. Un presidio che, secondo la stampa, costa almeno 50 mila sterline al giorno (oltre 60 mila euro) alla polizia inglese.
Dal canto suo, l'ideatore di WikiLeaks ha fatto sapere ieri che è disposto a parlare con la magistratura svedese. Secondo il suo portavoce, Kristinn Hrafnsson, l'interrogatorio potrebbe avvenire via web in collegamento Videolink con Londra. A sostegno di Assange, ieri sono arrivate anche le dichiarazioni del presidente dell'Ecuador. Rafael Correa, in un'intervista radiofonica, ha duramente criticato il sistema giudiziario svedese. Correa ha espresso dubbi sulla prassi svedese di consentire le estradizioni anche in assenza di una sentenza definitiva. In realtà, le reazioni svedesi sono state altrettanto dure. Ieri Stoccolma ha convocato l'ambasciatore ecuadoriano. Mentre il portavoce del ministro degli esteri svedese, Anders Joerle, ha parlato di accuse «infondate e inaccettabili» da parte delle autorità ecuadoriane. Assange è imputato in Svezia per molestie sessuali su due donne, collaboratrici volontarie di WikiLeaks. L'avvocato delle due donne, Claes Borgstrom, ha definito «assurda» la decisione del governo di Quito di concedere l'asilo diplomatico.
A questo punto, l'intrigo internazionale si complica. E così, si susseguono voci di possibili scenari alternativi per la fuga dell'ideatore di WikiLeaks. Secondo alcuni, ad Assange potrebbe essere riconosciuta l'immunità diplomatica. E così potrebbe essere condotto in aeroporto con un veicolo dell'ambasciata dell'Ecuador. Ma se Quito accordasse ad Assange lo status e il passaporto diplomatico, potrebbe essere arrestato nell'atto di uscire dal veicolo dell'ambasciata ed entrare in aeroporto. Secondo altri, Assange potrebbe rischiare di rimanere chiuso nell'edificio anche per anni. «Basta che Scotland Yard aspetti alla porta. Facile è entrare, difficile è uscire» - ha commentato un ex avvocato del governo inglese. Carl Gardner ha ricordato l'episodio dei dissidenti di Timor est che scalavano le mura dell'ambasciata britannica in Indonesia. «Per loro il problema non era entrare, ma uscire» - ha aggiunto Gardner.
Per ora, l'ordine che arriva dalle vacanze spagnole del primo ministro, David Cameron, è di «smorzare i toni». Ma l'Ecuador non si ferma e mobilita tre organismi regionali. Quito ha chiesto una riunione per il 23 agosto dell'Organizzazione degli stati americani (Osa) per discutere delle «minacce» inglesi di irruzione nella sua ambasciata a Londra. A fianco dell'Ecuador, si sono subito schierati Venezuela e Argentina. Mentre Stati uniti e Canada si sono detti contrari ad una riunione dell'Osa senza una decisione urgente dei ministri degli esteri dei paesi membri. Oggi, sul tema si tiene invece un summit a Guayaquil in Ecuador dell'Alleanza bolivariana per le Americhe, che unisce i governi di sinistra, anti americani, del continente. Infine, domenica si riunisce per discutere del caso Assange anche l'Unione delle nazioni sud americane.




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