giovedì 20 giugno 2013
indice
test Invalsi
18.06.2013 Roberto Ciccarelli
LETTERA
17.06.2013 Stefania Corbi
Nordest
14.06.2013 Maurizio Cecconi, Giusi Marcante
giustizia
13.06.2013 Eleonora Martini
FINI-GIOVANARDI
12.06.2013 Eleonora Martini
VENEZIA
11.06.2013 Sebastiano Canetta, Ernesto Milanesi
camorra
07.06.2013 Angelo Mastrandrea
terni
07.06.2013 Marco Vulcano
genova 2001
05.06.2013 Valerio Renzi
disuguaglianze
05.06.2013 Roberto Ciccarelli
TURCHIA
04.06.2013 Benjamin Petrini
riuso
03.06.2013 Angelo Mastrandrea
NO AUSTERITY
03.06.2013 Beppe Caccia
Spending review
31.05.2013 Roberto Ciccarelli
CALCIO & APARTHEID
30.05.2013 Nicola Sellitti
invia per email
Segnala l'articolo
al seguente indirizzo email



 
ricerca nella sezione attualità
inserisci la parola da cercare
utility
invia per email
condividi

 
ricerca stampa testo su due colonne testo su una colonna ingrandisci testo riduci testo reset testo
WIKILEAKS - sociale
Assange ai giudici:
"Interrogatemi tramite videolink"
i commenti stanno arrivando ...
il modulo di invio sta arrivando ...
Giuseppe Acconcia
18.08.2012
Il premier ecuadoriano Correa attacca duramente Svezia  e Regno unito. Intanto la polizia inglese continua a presidiare l'ambasciata di Quito, spendendo 60 mila euro al giorno

Giuseppe Acconcia - 18.08.2012
Al numero tre di Hans Crescent nel quartiere di Knightsbridge a Londra, i tassisti, come guide turistiche, attendono l'uscita di Julian Assange con cartelli che riportano il suo nome. Prosegue il provocatorio via vai di neri taxi inglesi verso l'ambasciata dell'Ecuador. Ma Assange non può mettere piede fuori dall'edificio senza rischiare l'arresto immediato e l'estradizione verso la Svezia. A quel punto potrebbe essere spedito negli Stati uniti dove rischia un processo per alto tradimento o spionaggio, dopo aver rivelato, attraverso WikiLeaks, 250.000 documenti segreti della diplomazia americana.
Un cartello, che recita «Free Assange», e una semplice caricatura del 41enne australiano sovrastano i marciapiedi della sede diplomatica. «Sono qui per sostenere Assange, WikiLeaks e dimostrare il mio disgusto per la sfida lanciata dal governo inglese alla sovranità dell'ambasciata di un paese indipendente» - ha detto Tristan Woodwards. L'attivista ha passato la notte di ieri in tenda, insieme a giovani di Occupy the city. Giovedì scorso, il ministro degli esteri inglese, William Hague, aveva criticato l'annuncio del suo omologo ecuadoriano, Ricardo Patiño, di concedere l'asilo diplomatico a Julian Assange, rinchiuso dal 19 giugno scorso nell'ambasciata di Quito a Londra. Mentre Scotland Yard continua a presidiare giorno e notte l'edificio. Un presidio che, secondo la stampa, costa almeno 50 mila sterline al giorno (oltre 60 mila euro) alla polizia inglese.
Dal canto suo, l'ideatore di WikiLeaks ha fatto sapere ieri che è disposto a parlare con la magistratura svedese. Secondo il suo portavoce, Kristinn Hrafnsson, l'interrogatorio potrebbe avvenire via web in collegamento Videolink con Londra. A sostegno di Assange, ieri sono arrivate anche le dichiarazioni del presidente dell'Ecuador. Rafael Correa, in un'intervista radiofonica, ha duramente criticato il sistema giudiziario svedese. Correa ha espresso dubbi sulla prassi svedese di consentire le estradizioni anche in assenza di una sentenza definitiva. In realtà, le reazioni svedesi sono state altrettanto dure. Ieri Stoccolma ha convocato l'ambasciatore ecuadoriano. Mentre il portavoce del ministro degli esteri svedese, Anders Joerle, ha parlato di accuse «infondate e inaccettabili» da parte delle autorità ecuadoriane. Assange è imputato in Svezia per molestie sessuali su due donne, collaboratrici volontarie di WikiLeaks. L'avvocato delle due donne, Claes Borgstrom, ha definito «assurda» la decisione del governo di Quito di concedere l'asilo diplomatico.
A questo punto, l'intrigo internazionale si complica. E così, si susseguono voci di possibili scenari alternativi per la fuga dell'ideatore di WikiLeaks. Secondo alcuni, ad Assange potrebbe essere riconosciuta l'immunità diplomatica. E così potrebbe essere condotto in aeroporto con un veicolo dell'ambasciata dell'Ecuador. Ma se Quito accordasse ad Assange lo status e il passaporto diplomatico, potrebbe essere arrestato nell'atto di uscire dal veicolo dell'ambasciata ed entrare in aeroporto. Secondo altri, Assange potrebbe rischiare di rimanere chiuso nell'edificio anche per anni. «Basta che Scotland Yard aspetti alla porta. Facile è entrare, difficile è uscire» - ha commentato un ex avvocato del governo inglese. Carl Gardner ha ricordato l'episodio dei dissidenti di Timor est che scalavano le mura dell'ambasciata britannica in Indonesia. «Per loro il problema non era entrare, ma uscire» - ha aggiunto Gardner.
Per ora, l'ordine che arriva dalle vacanze spagnole del primo ministro, David Cameron, è di «smorzare i toni». Ma l'Ecuador non si ferma e mobilita tre organismi regionali. Quito ha chiesto una riunione per il 23 agosto dell'Organizzazione degli stati americani (Osa) per discutere delle «minacce» inglesi di irruzione nella sua ambasciata a Londra. A fianco dell'Ecuador, si sono subito schierati Venezuela e Argentina. Mentre Stati uniti e Canada si sono detti contrari ad una riunione dell'Osa senza una decisione urgente dei ministri degli esteri dei paesi membri. Oggi, sul tema si tiene invece un summit a Guayaquil in Ecuador dell'Alleanza bolivariana per le Americhe, che unisce i governi di sinistra, anti americani, del continente. Infine, domenica si riunisce per discutere del caso Assange anche l'Unione delle nazioni sud americane.
 
Alias: Sudafrica: intervista a Hlumelo Biko, economista, figlio di Steven Biko, sulla situazione del suo paese Ultravistia Elias Querejeta Ultraoltre: Richard Sala  Ultrasport: in Brasile e in Argentina, la diffusione capillare e per tutte le età Ultrasuoni: i concerti che hanno spinto alcuni artisti a diventare musicisti
   in edicola
sabato 15 giugno
 
Gli assassini del prêt-à-porter
 Prima ancora che il crollo dei laboratori del Rana Plaza, a Dacca, uccidesse oltre un migliaio di operai, altri drammi avevano già messo in luce le condizioni di lavoro nelle fabbriche dell’industria tessile bengalese. Come ha fatto il paese a giungere a questo punto?
  In edicola
da giovedì 13 giugno
 
GANGBANG
40 anni
tradotti in fumetti
 IN VENDITA NELLO STORE
XX SECOLO
Atlante storico
di Le Monde
Diplomatique
 
    IN VENDITA NELLO STORE
RECENSIONI
 
 
 
 
 
ILSITO
implementazione e sviluppo
Mir
hanno partecipato
Gianni Fotia [ab&c]
Raffaele Mastrolonardo
Nicola Bruno
contatti
 
ILMANIFESTO
direttore responsabile Norma Rangeri
 
consiglio di amministrazione   Benedetto Vecchi (presidente),
Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni
 
il nuovo manifesto società coop editrice
redazione amministrazione
00153 Roma via A. Bargoni 8
FAX 06 68719573, TEL. 06 687191
redazione@ilmanifesto.it
amministrazione@ilmanifesto.it
 
Partita IVA: 12168691009
Codice fiscale: 12168691009
 
per la pubblicità su questo sito adv(at)mir.it