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VIDEOGAME
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visioni
Kingdome Hearts, elettronica
in 3d quasi cyberpunk
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L'ultimo gioco di Tetsuya Nomura è uno dei motivi per cui conviene ancora videogiocare. Per la console tridimensionale di Nintendo è una ricercata e ambiziosa teoria della visione
Federico Ercole - 21.08.2012
La confusione di mondi, storie, toni e personaggi scritta, disegnata e diretta da Tetsuya Nomura con il suo Kingdom Hearts è uno dei motivi per cui conviene ancora videogiocare. Kingdom Hearts 3D, ovvero Dream Drop Distance, è uscito per la console tridimensionale portatile di Nintendo. La profondità artificiale e l'illusione che oggetti e forme luminose siano in rilievo offerta dal 3DS, giova in maniera esplosiva alla potenza pittorica del gioco. Non si tratta solo di estetica ma, come sempre in questa saga, di una ricercata e ambiziosa teoria della visione che trasforma un'opera d'intrattenimento elettronico in un trattato interattivo su Disney e sull'animazione in generale importante come gli scritti di Ejzentejn su Topolino.
Sarebbe sufficiente l'animazione iniziale del gioco per fare di Kingdom Hearts 3D un'esperienza dello sguardo e dell'emozione fondamentale; sullo schermo inferiore, in due dimensioni, vediamo Topolino vestito come in Fantasia dirigere da direttore d'orchestra un filmato 3D in computer graphic che scorre sullo schermo superiore, una sintesi di dieci anni di Kingdom Hearts. Vediamo Sora dai capelli a punta e il suo amico Riku, poi Paperino e Pippo; i personaggi disneyani si confondono con le figure poco rassicuranti degli agenti dell'Organizzazione XIII e a quella di altri eroi leggendari come Roxas e Aqua; la frenesia delle battaglie con le Keyblade, spade a forma di chiave, si alterna a frammenti di sospensione onirica, sentimentale e liquida.
Poi c'è tutto il gioco «vero», così pieno di contenuti e invenzioni che ci si potrebbero fare altri dieci videogame. Se Massimo Mila scrisse che è più difficile sintetizzare un atto de Le Nozze di Figaro - che l'intera tetralogia di Wagner, tentare di riassumere un gioco di Kingdom Hearts è ancora più complesso. Qui torniamo a muovere Sora e Riku, viaggiamo con loro per diventare maestri della Keyblade attraverso mondi addormentati, posti che vogliono tornare ad essere veri.
Attraversiamo il paese della cuccagna di Pinocchio, le terre elettroniche di Tron, arriviamo nella strana Europa dei Tre Moschettieri e del Gobbo di Notredame, giungiamo nella torre del Mago Yen Sid e andiamo ancora oltre, in un luogo che sembra estrapolato dalla più avveniristica fantascienza cyberpunk.
I combattimenti in tre dimensioni sono una tempesta di luci, colori e suoni che non nega la grazia, un disordine caleidoscopico che diventa l'ordine superiore di una sinfonica astrazione cromatica.Peccato che Kingdom Hearts 3D non sia tradotto in italiano, sebbene lo sia in inglese, francese e tedesco. Una scelta che penalizza davvero il nostro mercato e gli appassionati di videogame, soprattutto i più giovani, che non hanno la conoscenza sufficiente per comprendere la mole di testo e di dialoghi contenuti nel gioco.
Sarebbe sufficiente l'animazione iniziale del gioco per fare di Kingdom Hearts 3D un'esperienza dello sguardo e dell'emozione fondamentale; sullo schermo inferiore, in due dimensioni, vediamo Topolino vestito come in Fantasia dirigere da direttore d'orchestra un filmato 3D in computer graphic che scorre sullo schermo superiore, una sintesi di dieci anni di Kingdom Hearts. Vediamo Sora dai capelli a punta e il suo amico Riku, poi Paperino e Pippo; i personaggi disneyani si confondono con le figure poco rassicuranti degli agenti dell'Organizzazione XIII e a quella di altri eroi leggendari come Roxas e Aqua; la frenesia delle battaglie con le Keyblade, spade a forma di chiave, si alterna a frammenti di sospensione onirica, sentimentale e liquida.
Poi c'è tutto il gioco «vero», così pieno di contenuti e invenzioni che ci si potrebbero fare altri dieci videogame. Se Massimo Mila scrisse che è più difficile sintetizzare un atto de Le Nozze di Figaro - che l'intera tetralogia di Wagner, tentare di riassumere un gioco di Kingdom Hearts è ancora più complesso. Qui torniamo a muovere Sora e Riku, viaggiamo con loro per diventare maestri della Keyblade attraverso mondi addormentati, posti che vogliono tornare ad essere veri.
Attraversiamo il paese della cuccagna di Pinocchio, le terre elettroniche di Tron, arriviamo nella strana Europa dei Tre Moschettieri e del Gobbo di Notredame, giungiamo nella torre del Mago Yen Sid e andiamo ancora oltre, in un luogo che sembra estrapolato dalla più avveniristica fantascienza cyberpunk.
I combattimenti in tre dimensioni sono una tempesta di luci, colori e suoni che non nega la grazia, un disordine caleidoscopico che diventa l'ordine superiore di una sinfonica astrazione cromatica.Peccato che Kingdom Hearts 3D non sia tradotto in italiano, sebbene lo sia in inglese, francese e tedesco. Una scelta che penalizza davvero il nostro mercato e gli appassionati di videogame, soprattutto i più giovani, che non hanno la conoscenza sufficiente per comprendere la mole di testo e di dialoghi contenuti nel gioco.





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