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MANTOVA 2012
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cultura
E' il giorno di Toni Morrison
con "Due fratelli un solo destino"
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Oggi al Festivaletteratura la scrittrice americana parlerà del suo ultimo libro, appena tradotto da Frassinelli: un breve romanzo ambientato negli anni '50, che ha per protagonista Frank Money, reduce dalla guerra in Corea
FRANCESCA BORRELLI - 07.09.2012
Con il suo fisico imponente e la sua presenza scenica galvanizzante, Toni Morrison arriverà a Mantova sulla carrozzina alla quale ha dovuto ricorrere per i postumi di una operazione all'anca, ma né il disagio fisico, né la lunghezza del viaggio, né l'avere varcato la soglia degli ottant'anni sembrano avere avuto ragione del suo desiderio di condividere con il pubblico del Festivaletteratura, che l'ha già accolta nelle edizioni del 1999 e nel 2004, il racconto della sua ultima impresa letteraria, una novella titolata A casa, appena uscita da Frassinelli con la traduzione di Silvia Fornasiero e la cura di Franca Cavagnoli.
Due fratelli, un solo destino
Come in quasi tutti i suoi romanzi, anche qui l'incipit è investito di una speciale attenzione, e tuttavia non si affida alla folgorazione di una unica frase, come succedeva in Paradiso - «Sparano prima alla ragazza bianca» -, né anticipa tutto ciò che conta dell'intreccio, come avveniva già a partire da un romanzo del 1970, L'occhio più azzurro, ma rispetta la successione del prima e del poi, saturando il capitolo inaugurale, che è anche il migliore del libro, con immagini trasfigurate dalla mente infantile di due fratelli, il protagonista Frank Money e la sua sorella minore, Cee. Accucciati sotto la recinzione metallica di un terreno agricolo in Georgia, i due bambini vedono cavalli «che stavano in piedi come uomini», scintillanti di sudore, con le criniere agitate dal tremito della loro febbrile eccitazione, gli occhi spiritati: una visione stupefacente di fronte alla quale trattengono il fiato. Ma prima di scivolare via, alla periferia del loro sguardo ancora pieno di meraviglia, colgono uno strano rito di sepoltura perpetrato, si direbbe, in tutta clandestinità: un corpo fatto scivolare in una fossa appena scavata, la riluttanza a entrarvi di un piede nero con la pianta rosa, ricacciato a forza sotto terra. «Ricordatene tu per me» - sembra dire la voce narrante alla autrice che si appresta a raccontarne la storia, perché io me ne dimenticherei, attratto com'ero da quei cavalli magnifici e brutali, diritti sulle gambe come uomini.
Inframezzata alla ricostruzione in terza persona della vicenda che lo riguarda, la voce del protagonista Frank Money - un ragazzo nero di ventiquattro anni, reduce dalla guerra in Corea - si affaccia più volte a riprendersi la scena parlando in prima persona: apostrofa colei che sta raccontando la sua storia, la ragguaglia, talvolta smentisce la sua versione dei fatti, e la avverte, persino, di averla ingannata, ripristinando la verità di quanto è davvero accaduto. Passibile di risolversi in una buona strategia narrativa, questa consegna delle chiavi al personaggio, questo sottomettersi alla sua volontà e al suo discernimento si traducono più volte in un vezzo, per esempio quando Frank sfida la sua autrice: «descrivilo se ne sei capace»; o quando le si rivolta contro: «Non penso che tu sappia granché dell'amore./ E neanche di me».
La prima inquadratura della novella coglie Frank nel letto di un manicomio dove è stato ricoverato, probabilmente in seguito a una rissa di cui nulla ricorda, mentre cerca di radunare le forze per scappare e raggiungere la sorella, che stando a quanto ha letto in una lettera arrivatagli a firma di una sconosciuta, sembra essere in pericolo di vita. A nessun'altra persona Frank è mai stato altrettanto legato: i suoi affetti non contano che gesti indifferenti di genitori stremati dal lavoro nei campi, una nonna acquisita e perlopiù livorosa, due amici di infanzia morti in Corea, ragazzi i cui ricordi gli affollano la mente impegnando la scrittura di Toni Morrison nella descrizione di dettagli crudeli. C'era stata, è vero, in un passato nemmeno lontano, una donna con cui Frank aveva abitato, una ragazza di nome Lily che ora viene avanti dallo sfondo come un pensiero in via di abbandono, capace di elargire, tuttavia, ancora qualche dolcezza: il loro incontro è descritto dal punto di vista di entrambi, e la conclusione, segnata dall'abbandono di lui, strappa alla Morrison una delle sua pagine migliori. La donna, che si è impossessata di un portamonete abbandonato, ne sparpaglia il contenuto sul letto matrimoniale, sostituendo con monete sonanti la presenza di lui, che a dispetto del proprio cognome, Money, non aveva mai un soldo in tasca.
Fra i traumi di Frank ce n'è uno più remoto di quelli subiti nella guerra che gli ha portato via gli amici migliori, è un ricordo che risale all'esodo forzato della sua famiglia, sfuggita dal Texas per non soccombere a minacce razziste. Insieme ai pensieri più recenti, anche queste immagini riemergono a tenergli compagnia, mentre con niente altro che la medaglia dell'esercito in tasca attraversa l'America per tornare a Lotus, l'odiata cittadina della Georgia dove la gente non perdona, e l'indifferenza verso il futuro restringe l'orizzonte del possibile. Il viaggio è lungo, ma poche e fatte di una scrittura veloce le pagine che la Morrison è disposta a dedicargli, quasi che una volta ribaditi i temi che più le stanno a cuore, e sopra tutti le sopraffazioni subite dai neri, la sua storia la avesse stancata: lo ha giustamente notato Sarah Churchwell sul Guardian, ricordando che «il lavoro di uno scrittore consiste nel dire qualcosa di interessante sul male, piuttosto che segnalarne semplicemente l'esistenza, sentirsene oltraggiata e tornarsene a casa.»
Di ritorno in Georgia
Anche la scena in cui Frank Money va a riprendersi la sorella, a servizio da un medico che approfitta della sottomissione di lei per farne la cavia dei suoi esperimenti, si risolve in un rapidissimo passaggio narrativo, una sorta di rapimento indolore, che spaventa il medico per l'intrusione e immediatamente dopo lo solleva per la modesta entità della perdita subìta: «Nessun furto. Nessuna violenza. Nessun danno. Solo il rapimento di una domestica che avrebbe potuto sostituire con facilità...» La carne da macello scampata alla guerra di Corea si ricongiunge così alla carne da cavia scampata alla sperimentazione di un medico pazzo: i due fratelli tornano nella comunità della Georgia alla quale un senso di appartenenza avaro di affetti tuttavia li richiama e, mentre la ragazza guarisce, il reduce mette in ordine i suoi ricordi. Via via che permette loro di ripresentarsi alla memoria ne fa affiorare verità occultate, e di queste avverte colei che sta raccontando la sua storia, sbugiardando la versione dei fatti fino a questo punto elargita al lettore, e permettendo che immagini atroci si vadano materializzando sulla pagina, ora aperta a accogliere anche i ricordi più inconfessabili della guerra in Corea. Ma non tutto ciò che conta è stato sepolto, e il ritorno a casa comporta anche il recupero di ciò che nell'animo di Frank era rimasto necessariamente in sospeso.
Il cerchio della novella si chiude ricongiungendosi alle visioni che nel capitolo inaugurale avevano occupato la periferia dello sguardo dei due fratelli: i magnifici cavalli ora sono scomparsi, mentre si impone al ricordo l'immagine di quella sepoltura clandestina appena intravista e ancora in attesa di riscatto. Così che l'ultimo gesto di Frank, accompagnato dalla sorella ormai guarita, è un gesto di compensazione, di giustizia e di pietà
Due fratelli, un solo destino
Come in quasi tutti i suoi romanzi, anche qui l'incipit è investito di una speciale attenzione, e tuttavia non si affida alla folgorazione di una unica frase, come succedeva in Paradiso - «Sparano prima alla ragazza bianca» -, né anticipa tutto ciò che conta dell'intreccio, come avveniva già a partire da un romanzo del 1970, L'occhio più azzurro, ma rispetta la successione del prima e del poi, saturando il capitolo inaugurale, che è anche il migliore del libro, con immagini trasfigurate dalla mente infantile di due fratelli, il protagonista Frank Money e la sua sorella minore, Cee. Accucciati sotto la recinzione metallica di un terreno agricolo in Georgia, i due bambini vedono cavalli «che stavano in piedi come uomini», scintillanti di sudore, con le criniere agitate dal tremito della loro febbrile eccitazione, gli occhi spiritati: una visione stupefacente di fronte alla quale trattengono il fiato. Ma prima di scivolare via, alla periferia del loro sguardo ancora pieno di meraviglia, colgono uno strano rito di sepoltura perpetrato, si direbbe, in tutta clandestinità: un corpo fatto scivolare in una fossa appena scavata, la riluttanza a entrarvi di un piede nero con la pianta rosa, ricacciato a forza sotto terra. «Ricordatene tu per me» - sembra dire la voce narrante alla autrice che si appresta a raccontarne la storia, perché io me ne dimenticherei, attratto com'ero da quei cavalli magnifici e brutali, diritti sulle gambe come uomini.
Inframezzata alla ricostruzione in terza persona della vicenda che lo riguarda, la voce del protagonista Frank Money - un ragazzo nero di ventiquattro anni, reduce dalla guerra in Corea - si affaccia più volte a riprendersi la scena parlando in prima persona: apostrofa colei che sta raccontando la sua storia, la ragguaglia, talvolta smentisce la sua versione dei fatti, e la avverte, persino, di averla ingannata, ripristinando la verità di quanto è davvero accaduto. Passibile di risolversi in una buona strategia narrativa, questa consegna delle chiavi al personaggio, questo sottomettersi alla sua volontà e al suo discernimento si traducono più volte in un vezzo, per esempio quando Frank sfida la sua autrice: «descrivilo se ne sei capace»; o quando le si rivolta contro: «Non penso che tu sappia granché dell'amore./ E neanche di me».
La prima inquadratura della novella coglie Frank nel letto di un manicomio dove è stato ricoverato, probabilmente in seguito a una rissa di cui nulla ricorda, mentre cerca di radunare le forze per scappare e raggiungere la sorella, che stando a quanto ha letto in una lettera arrivatagli a firma di una sconosciuta, sembra essere in pericolo di vita. A nessun'altra persona Frank è mai stato altrettanto legato: i suoi affetti non contano che gesti indifferenti di genitori stremati dal lavoro nei campi, una nonna acquisita e perlopiù livorosa, due amici di infanzia morti in Corea, ragazzi i cui ricordi gli affollano la mente impegnando la scrittura di Toni Morrison nella descrizione di dettagli crudeli. C'era stata, è vero, in un passato nemmeno lontano, una donna con cui Frank aveva abitato, una ragazza di nome Lily che ora viene avanti dallo sfondo come un pensiero in via di abbandono, capace di elargire, tuttavia, ancora qualche dolcezza: il loro incontro è descritto dal punto di vista di entrambi, e la conclusione, segnata dall'abbandono di lui, strappa alla Morrison una delle sua pagine migliori. La donna, che si è impossessata di un portamonete abbandonato, ne sparpaglia il contenuto sul letto matrimoniale, sostituendo con monete sonanti la presenza di lui, che a dispetto del proprio cognome, Money, non aveva mai un soldo in tasca.
Fra i traumi di Frank ce n'è uno più remoto di quelli subiti nella guerra che gli ha portato via gli amici migliori, è un ricordo che risale all'esodo forzato della sua famiglia, sfuggita dal Texas per non soccombere a minacce razziste. Insieme ai pensieri più recenti, anche queste immagini riemergono a tenergli compagnia, mentre con niente altro che la medaglia dell'esercito in tasca attraversa l'America per tornare a Lotus, l'odiata cittadina della Georgia dove la gente non perdona, e l'indifferenza verso il futuro restringe l'orizzonte del possibile. Il viaggio è lungo, ma poche e fatte di una scrittura veloce le pagine che la Morrison è disposta a dedicargli, quasi che una volta ribaditi i temi che più le stanno a cuore, e sopra tutti le sopraffazioni subite dai neri, la sua storia la avesse stancata: lo ha giustamente notato Sarah Churchwell sul Guardian, ricordando che «il lavoro di uno scrittore consiste nel dire qualcosa di interessante sul male, piuttosto che segnalarne semplicemente l'esistenza, sentirsene oltraggiata e tornarsene a casa.»
Di ritorno in Georgia
Anche la scena in cui Frank Money va a riprendersi la sorella, a servizio da un medico che approfitta della sottomissione di lei per farne la cavia dei suoi esperimenti, si risolve in un rapidissimo passaggio narrativo, una sorta di rapimento indolore, che spaventa il medico per l'intrusione e immediatamente dopo lo solleva per la modesta entità della perdita subìta: «Nessun furto. Nessuna violenza. Nessun danno. Solo il rapimento di una domestica che avrebbe potuto sostituire con facilità...» La carne da macello scampata alla guerra di Corea si ricongiunge così alla carne da cavia scampata alla sperimentazione di un medico pazzo: i due fratelli tornano nella comunità della Georgia alla quale un senso di appartenenza avaro di affetti tuttavia li richiama e, mentre la ragazza guarisce, il reduce mette in ordine i suoi ricordi. Via via che permette loro di ripresentarsi alla memoria ne fa affiorare verità occultate, e di queste avverte colei che sta raccontando la sua storia, sbugiardando la versione dei fatti fino a questo punto elargita al lettore, e permettendo che immagini atroci si vadano materializzando sulla pagina, ora aperta a accogliere anche i ricordi più inconfessabili della guerra in Corea. Ma non tutto ciò che conta è stato sepolto, e il ritorno a casa comporta anche il recupero di ciò che nell'animo di Frank era rimasto necessariamente in sospeso.
Il cerchio della novella si chiude ricongiungendosi alle visioni che nel capitolo inaugurale avevano occupato la periferia dello sguardo dei due fratelli: i magnifici cavalli ora sono scomparsi, mentre si impone al ricordo l'immagine di quella sepoltura clandestina appena intravista e ancora in attesa di riscatto. Così che l'ultimo gesto di Frank, accompagnato dalla sorella ormai guarita, è un gesto di compensazione, di giustizia e di pietà





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