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politica
La disfida del fuorionda
Grillo indica la porta a Favia
Grillo indica la porta a Favia
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Il consigliere emiliano: «Io sto qua, lui sta sbagliando, solo gli elettori possono cacciarmi». Verso il modello del Partito Pirata tedesco? Il fondatore del movimento cita De Andrè: «Com'è che non riesci più a volare?»
Domenico Cirillo - 11.09.2012
«Fa via o non fa via?» commentano su twitter mentre Giovanni Favia pallido e a voce bassa spiega in diretta a Ottoemezzo che «solo i cittadini che mi hanno eletto possono cacciarmi». La sfida a Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio non è ritirata: «Ho sbagliato nei toni, ma confermo la sostanza», dice.
E così il fuorionda (che non è stato una messa in scena, giura il giovane consigliere regionale emiliano) nel quale ha denunciato la non democraticità delle scelte nazionali del Movimento 5 stelle resta il punto di svolta dell'iniziativa politica di Grillo, a sei anni dal debutto in rete. La scommessa è lanciata e non casualmente coincide con la corsa per le elezioni politiche sospinta da sondaggi in doppia cifra: si può smettere di essere grillini restando nel 5 stelle?
La risposta di Grillo è naturalmente no, anticipata nel pomeriggio mentre in rete ruggiva il disprezzo per Favia. Il comico guru al suo ex pupillo ha indicato la porta: «Ti senti rinchiuso senza via d'uscita ma la porta del piccolo locale nel quale ti trovi non ha serrature, se abbassi quella maniglia potrai uscire, ma non lo fai. Cosa penserebbero di te? Cosa farebbero di te?». Messaggio duro e persino inquietante, che Grillo però ha voluto accompagnare con una citazione sofisticata, di Fabrizio De Andrè: «Com'è che non riesci più a volare?». Quasi che il fondatore dopo aver dato spazio alle accuse di falso e alle allusioni più cattive sul suo blog nei confronti del consigliere traditore, avesse scelto di distinguersi un po' dalla strategia del co-fondatore Gianroberto Casaleggio. «E' lui - ha spiegato ieri in tv Giovanni Favia - ad aver messo in giro da un anno e mezzo la voce che io starei per passare al Pd».
«Io sto qua», dice invece il reprobo alzando lo sguardo alla telecamera. «Chiedo scusa al movimento per i problemi che ho causato ma non a Grillo. Lui sta sbagliando».
Per il fondatore può essere un problema sbarazzarsi di lui come ha tentato di fare con Valentino Tavolazzi se Favia riuscirà a coagulare attorno a sé la domanda di trasparenza nelle decisioni.
La sfida è al cuore dell'impero, a Casaleggio e allo «staff», entità che ogni grillino ha imparato a conoscere e, dice Favia, a temere. La base degli insorti è naturalmente rossa anche se non lo sono gli insorti. «In Emilia Romagna abbiamo un problema». La formulazione è ancora incerta, «vogliamo la democrazia reale», ma la strategia è studiata e i modi accorti. «Io sono fuori, pagherò un prezzo e non intendo candidarmi al parlamento - dice Favia - ma a questo punto devo fare i conti io per primo con le cose che ho detto. E non accetto che mi accusi di tradimento chi è nel movimento da cinque mesi, io ci sono da cinque anni».
La questione è chiara: «L'Italia non la cambia Beppe Grillo, lui deve tutto ai cittadini attivi», scandisce Favia in tv. Ma nella stanza del bottone ci sono solo Grillo e Casaleggio. Il blog e il sito del movimento sono proprietà privata, il simbolo pure. La richiesta che sta dietro quel fuorionda a questo punto è precisa: creare un network nazionale che sia veramente senza proprietari. Il modello potrebbe essere quello del partito dei pirati in Germania che utilizza Liquid Feedback, un software open-source che stanno sperimentando i 5 stelle in Sicilia (con qualche difficoltà, a dire il vero).
Ma soprattutto Giovanni Favia deve riuscire a far venire fuori gli eletti del movimento che la pensano come lui ma non lo dicono, «mi è dispiaciuto essere attaccato anche da loro». Al momento non c'è partita e Grillo può recuperare quello che sta perdendo nei sondaggi. Sbaglierebbe però a usare ancora le espulsioni e gli insulti. Dovrà anche lui ispirarsi alla Canzone per l'estate di De Andrè, serve una collezione di parole complicate. Perché Favia non va via.
E così il fuorionda (che non è stato una messa in scena, giura il giovane consigliere regionale emiliano) nel quale ha denunciato la non democraticità delle scelte nazionali del Movimento 5 stelle resta il punto di svolta dell'iniziativa politica di Grillo, a sei anni dal debutto in rete. La scommessa è lanciata e non casualmente coincide con la corsa per le elezioni politiche sospinta da sondaggi in doppia cifra: si può smettere di essere grillini restando nel 5 stelle?
La risposta di Grillo è naturalmente no, anticipata nel pomeriggio mentre in rete ruggiva il disprezzo per Favia. Il comico guru al suo ex pupillo ha indicato la porta: «Ti senti rinchiuso senza via d'uscita ma la porta del piccolo locale nel quale ti trovi non ha serrature, se abbassi quella maniglia potrai uscire, ma non lo fai. Cosa penserebbero di te? Cosa farebbero di te?». Messaggio duro e persino inquietante, che Grillo però ha voluto accompagnare con una citazione sofisticata, di Fabrizio De Andrè: «Com'è che non riesci più a volare?». Quasi che il fondatore dopo aver dato spazio alle accuse di falso e alle allusioni più cattive sul suo blog nei confronti del consigliere traditore, avesse scelto di distinguersi un po' dalla strategia del co-fondatore Gianroberto Casaleggio. «E' lui - ha spiegato ieri in tv Giovanni Favia - ad aver messo in giro da un anno e mezzo la voce che io starei per passare al Pd».
«Io sto qua», dice invece il reprobo alzando lo sguardo alla telecamera. «Chiedo scusa al movimento per i problemi che ho causato ma non a Grillo. Lui sta sbagliando».
Per il fondatore può essere un problema sbarazzarsi di lui come ha tentato di fare con Valentino Tavolazzi se Favia riuscirà a coagulare attorno a sé la domanda di trasparenza nelle decisioni.
La sfida è al cuore dell'impero, a Casaleggio e allo «staff», entità che ogni grillino ha imparato a conoscere e, dice Favia, a temere. La base degli insorti è naturalmente rossa anche se non lo sono gli insorti. «In Emilia Romagna abbiamo un problema». La formulazione è ancora incerta, «vogliamo la democrazia reale», ma la strategia è studiata e i modi accorti. «Io sono fuori, pagherò un prezzo e non intendo candidarmi al parlamento - dice Favia - ma a questo punto devo fare i conti io per primo con le cose che ho detto. E non accetto che mi accusi di tradimento chi è nel movimento da cinque mesi, io ci sono da cinque anni».
La questione è chiara: «L'Italia non la cambia Beppe Grillo, lui deve tutto ai cittadini attivi», scandisce Favia in tv. Ma nella stanza del bottone ci sono solo Grillo e Casaleggio. Il blog e il sito del movimento sono proprietà privata, il simbolo pure. La richiesta che sta dietro quel fuorionda a questo punto è precisa: creare un network nazionale che sia veramente senza proprietari. Il modello potrebbe essere quello del partito dei pirati in Germania che utilizza Liquid Feedback, un software open-source che stanno sperimentando i 5 stelle in Sicilia (con qualche difficoltà, a dire il vero).
Ma soprattutto Giovanni Favia deve riuscire a far venire fuori gli eletti del movimento che la pensano come lui ma non lo dicono, «mi è dispiaciuto essere attaccato anche da loro». Al momento non c'è partita e Grillo può recuperare quello che sta perdendo nei sondaggi. Sbaglierebbe però a usare ancora le espulsioni e gli insulti. Dovrà anche lui ispirarsi alla Canzone per l'estate di De Andrè, serve una collezione di parole complicate. Perché Favia non va via.





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