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LAZIO - politica, ambiente
Polverini resta senza casa
Bocciato il mostruoso piano edilizio
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Marina Della Croce
29.09.2012
Il governo impugna davanti alla Corte costituzionale il piano casa della regione Lazio. «Contiene disposizioni in contrasto con le norme su tutela del territorio». È la seconda volta che interviene la Consulta, anche il governo Berlusconi aveva impugnato il piano. Le opposizioni: «Ennesima prova di dilettantismo e arroganza»

Marina Della Croce - 29.09.2012
 
«Contiene alcune disposizioni in contrasto con le norme statali in materia di tutela del paesaggio e in materia di governo del territorio». Con questa motivazione ieri il governo ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale l'ultima versione del Piano casa della regione Lazio, approvata solo poche settimane fa. Per l'ormai ex governatrice Renata Polverini si tratta di una sonora bocciatura politica che arriva a ruota dopo lo scandalo delle spese pazze del Pdl che l'ha portata alle dimissioni e proprio nel giorno in ci scioglie il consiglio regionale. Una bocciatura ancora più dura se si considera che è la seconda volta che la Consulta viene chiamata a pronunciarsi sul piano casa regionale. A farlo per primo, suscitando l'ira della governatrice che arrivò a protestare direttamente con Silvio Berlusconi, fu l'allora ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan per il quale il piano invadeva le competenze del governo prevedendo «un condono in aree vincolate».
Dalla Regione ieri si è cercato di sminuire la portata della decisione presa dal consiglio dei ministri parlando di una parziale stop al piano, limitato ad alcune norme paesagistiche - ha detto l'assessore all'urbanistica Luciano Ciocchetti - come il cambio di destinazione d'uso degli edifici non residenziali e altre destinazioni non residenziali nei comuni sprovvisti di piano regolatore.
In realtà quello voluto da Renata Polverini e dalla sua giunta è un piano casa nato male. E giustamente visto fin da subito come un pericolo, visto l'accanimento mostrato contro le poco forme di controllo pubblico nelle città. Un rischio che però non riguardava i soli centri urbani, ma reso concreto anche per le aree protette grazie alla possibilità di cancellare i vincoli paesagistici e in teoria di procedere alla cementificazione dell'intero litorale laziale permettendo la costruzione a raffica di nuovi porti.
Uno scempio, su cui il governo ha adesso chiesto alla Consulta di pronunciarsi per la seconda volta. In difesa della Polverini si è subito schierato Gianni Alemanno. «Non condivido la scelta del governo di impugnare il piano casa della Regione Lazio - ha detto - che è un bel provvedimento che aiuta molto l'edilizia e le famiglie che cercano casa in un momento di grande difficoltà economica». Ma il sindaco di Roma è tra i pochi a intervenire a favore del piano. Numerose, e tutte favorevoli al governo, sono state invece le voci che si sono sollevate dall'opposizione. «La nuova impugnativa alla Corte costituzionale - hanno detto i consiglieri di Sel Luigi Nieri e Filiberto Zaratti - è la riprova che nonostante le illegittimità già sollevate dal governo Berlusconi si è voluto proseguire con pervicacia, violando le normative sulla tutela del paesaggio e della pianificazione territoriale. Più che perseveranza, qui si tratta di arroganza dilettantesca». Per la responsabile ambiente del Pd Stella Bianchi, la decisione del governo è «una buona notizia». «Ancora una volta - ha proseguito - abbiamo prova che ciò che l'ex presidente della regione Lazio definisce grande azione riformatrice per il mondo reale e legale, è solo una violazione delle regole e un attentato al patrimonio comune». Ironico, infine, il commento dei radicali. «La presidente Polverini probabilmente si potrà rifugiare dietro un 'non sapevo, non potevo immaginare' - hanno detto i consiglieri Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo - solo che anche in questo caso consigliamo di rileggere resoconti e comunicati delle sedute in cui noi radicali, insieme a gran parte dell'opposizione, avvertivamo di quanto fosse scontato e prevedibile questo conflitto di costituzionalità».
 
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