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Incontro con Carlos Latuff
Incontro con Carlos Latuff
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Il celebre vignettista brasiliano di origini libanesi a Bologna per una mostra. La satira e la religione, i limiti dell'artista, l'impegno militante a fornire "strumenti per la protesta" da portare in strada
Linda Chiaromonte - 13.10.2012
Indossa una maglietta verde con scritto in francese “Palestine vivra” e un sorriso aperto Carlos Latuff, vignettista brasiliano, di lontane origini libanesi, conosciuto per le sue illustrazioni di satira politica che hanno fatto il giro del mondo accompagnando le proteste della primavera araba, dall’Egitto al Bahrain. I suoi disegni, tutti copy left, sono spesso scesi in piazza insieme ai giovani. Usa colori forti, ricorre spesso al rosso, come quando tratteggia Assad che fa il bagno in una vasca piena del sangue della Siria, o le bandiere calpestate come i diritti umani e le caricature di dittatori e capi di Stato. Ha illustrato il conflitto israelo-palestinese disegnando l’oppressione e l’occupazione, tanto da guadagnarsi un divieto a tornare in Israele come persona sgradita. Le sue vignette graffiano e fanno storcere il naso a politici e polizia. Latuff sposa le lotte in giro per il mondo senza trascurare il suo paese, il Brasile, sostenendo i sem terra e contestando la violenza della polizia, pratica che gli è valsa tre arresti. Artista scomodo e impegnato, ha dedicato varie vignette a Vittorio Arrigoni, giornalista e attivista italiano ucciso a Gaza più di un anno fa.
Latuff è in Italia per la prima volta, ospite di Komikazen, festival internazionale del fumetto di realtà che si svolge a Ravenna in questi giorni. La mostra “Le mani hanno occhi. Latuff, Mannelli, Shout” si può visitare fino al 28 ottobre nelle cantine di Palazzo Rava.
In #Syria, il suo primo libro pubblicato in Italia da Giuda edizioni, cita una frase del cineasta brasiliano Glauber Rocha, “la funzione dell’artista è violentare”, che spiega così: “Bisogna scuotere le strutture della società, smuovere le coscienze e le persone dalle loro posizioni comode. La mia intenzione è che le mie vignette vengano portate in strada nelle proteste. Lavoro per la resistenza”.
Di Vittorio Arrigoni dice: “Un esempio che questa causa non è prerogativa di arabi e palestinesi, ma una questione di solidarietà verso un popolo”. Sulle vignette su Maometto che tanta reazione hanno causato spiega: “L’artista deve essere libero di esprimere ciò che vuole, ma deve anche rispondere delle conseguenze che questo comporta. Credo nella libertà di espressione, ma in questo caso particolare bisogna considerare il contesto in cui è stata rappresentata. Dall’11 settembre 2001 è in atto una campagna di diffamazione, disumanizzazione e demonizzazione dei musulmani. La vignetta danese ne è stata un esempio, come la proibizione di costruire minareti in Svizzera, il rogo del Corano negli USA, i militari americani che a Guantanamo giocavano con il testo sacro. È un attacco contro di loro che non ha niente a che fare con il cinema e la libertà di espressione. E’ solo una campagna denigratoria. In questa lista si può includere il giornale francese Charlie Hebdo, dove Maometto è rappresentato con il turbante, nudo e a carponi con una stella disegnata sul sedere. Coprire gli organi sessuali con una stella era molto comune in passato nelle foto pornografiche. Qual è l’intenzione: criticare l’Islam e i paesi arabi? No, non è una critica, ma un attacco diretto alla religione, un insulto. Perché non disegnare Cristo così? Perché questa fissazione con la religione musulmana? Non è libertà di espressione, ma islamofobia”.
Ci sono dei limiti oggettivi che un disegnatore deve darsi? Latuff sul suo lavoro aggiunge: “Quando disegno Israele lo faccio focalizzandomi sullo Stato e le sue autorità, potrei raffigurare Mosé o un rabbino, un religioso praticante, ma il mio obiettivo è la politica, l’esercito e non la religione. Se il giornale francese avesse attaccato ebrei, musulmani, cristiani e buddisti, avrebbe significato fare una critica contro le religioni, non contro una in particolare. Non è questione di darsi dei limiti, ma di buon senso e responsabilità. I musulmani si sentono aggrediti da tempo, è il risultato diretto di una campagna, non sono a favore delle reazioni violente, ma posso cercare di comprenderle. Nel caso delle vignette si tratta anche di capire che non è il momento, ora quei paesi vivono una stagione delicata, nelle piazze si protesta e si muore e queste sono provocazioni, come gettare benzina sul fuoco. Nel 2010 Angela Merkel ha premiato personalmente il cartoonista che ha rappresentato Maometto con un turbante a forma di bomba dicendo che era un paladino della libertà di espressione. È stata una presa di posizione politica forte, come dire siamo d’accordo con l’islamofobia, con la diffamazione verso i musulmani. Posso dirlo tranquillamente perché non sono musulmano, non ho legami diretti con arabi e musulmani. Inevitabilmente questo attacco è associato ai migranti, in tempi di crisi bisogna trovare un nemico. In questo caso il musulmano corrisponde spesso anche al migrante. L’Europa purtroppo ha già visto questo film in passato e sa bene com’è andato a finire”.
Latuff è stato protagonista delle rivolte anche senza trovarsi sul posto. “Le mie vignette”, spiega, “possono essere usate come molotov, pietre, strumenti di lotta. Stampare e portare in strada i miei disegni significa identificarsi con il mio lavoro. Questo è accaduto grazie a internet e alle nuove tecnologie. In Egitto ho accompagnato le proteste dall’inizio fino alla caduta di Mubarak”. Fra tutte le sue illustrazioni tre lo rappresentano più di altre: “Il Che Guevara palestinese, la serie We are all palestinians, e una sorta di Pietà della favela sul tema della violenza della polizia in Brasile. Sono disegni molto forti che spero di lasciare in eredità”. In merito alla Siria dice “Assad è un dittatore, ma quelli che appoggiano l’opposizione non sono migliori di lui - gli USA, la Turchia, l’Arabia Saudita, il Qatar… Hillary Clinton è preoccupata per la democrazia in Siria, ma non lo è per l’Arabia Saudita o il Bahrain. Esiste un’opposizione vera, popolare, ma è stata sequestrata da molti interessi in lotta fra loro che non vogliono la fine dell’oppressione, ma solo sostituire il dittatore con un altro che sia loro amico”.
L’incontro pubblico con Latuff si è svolto a Bologna negli spazi del Bartleby, luogo autogestito da studenti e lavoratori precari a rischio sgombero nei prossimi giorni. Lo spazio ideale per l’artista che dimostra subito solidarietà alla lotta e al movimento di resistenza dei giovani.





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