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cultura
Scienza e tecnica tra volontà
di potenza e ascolto del "sottosuolo"
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"Invitato da Mario Capanna a discutere il suo interessante progetto, esposto nel saggio Scientismo, scienza, democrazia, richiamo solo alcuni punti del discorso che da molto tempo vado sviluppando su questi temi".
Emanuele Severino - 23.10.2012
Gentilmente invitato da Mario Capanna a discutere il suo interessante progetto, esposto nel saggio Scientismo, scienza, democrazia, richiamo solo alcuni punti del discorso che da molto tempo vado sviluppando su questi temi.
Che l’apparato scientifico-tecnologico sia attualmente un mezzo nelle mani del capitalismo, ossia della prassi che ha come scopo “ultimo” l’incremento indefinito del profitto (scopo “ultimo” nel senso di fondamentale, cioè subordinante a sé ogni altro scopo e dunque, in questo senso, “primario”) è uno dei fenomeni oggi più visibili; come lo è il carattere distruttivo della simbiosi tra tale apparato e il capitalismo. Mi pare che Capanna sia d’accordo con me nel rilevare l’inevitabilità del processo che, d’altra parte, conduce al rovesciamento dove il capitalismo è destinato a diventare un mezzo nelle mani dell’apparato scientifico-tecnologico, ossia della prassi che invece ha come scopo fondamentale l’incremento indefinito della potenza. Ed è d’accordo con me nel rilevare la contraddizione per la quale o il capitalismo non rinuncia a sé stesso, e quindi alla propria distruttività, e distruggendo la Terra distrugge sé stesso, oppure si convince del proprio carattere distruttivo e assume come scopo la salvaguardia della terra (mediante l’adozione di tecniche alternative) e, anche in questo caso, rinunciando al proprio scopo primario, distrugge sé stesso.
Ma Capanna ritiene di poter andar oltre questo discorso, che, a suo avviso, “si ferma a un certo punto” (cfr. par. 24 e nota 9). Scrive che “del tutto analoga” è la contraddizione dove l’apparato scientifico-tecnologico, “non potendo controllare i rischi che esso determina” o non cambia strada “e distrugge a sua volta la terra, oppure si convince del proprio carattere distruttivo e quindi assume come scopo la salvaguardia della Terra (per non distruggersi a sua volta), perciò perseguendo un fine ben diverso da quello di aumentare indefinitamente la propria potenza”(nota 9).
Sennonché questa analogia non sussiste, perché la distruttività dell’apparato scientifico-tecnologico riguarda l’apparato in quanto mezzo nelle mani del capitalismo, o in generale la gestione “ideologica” dell’apparato. Non riguarda l’apparato che, come Capanna riconosce, si è emancipato dalla sua subordinazione al capitalismo o ad altra “ideologia”. (E anche in passato i pericoli determinati dall’uso dell’energia nucleare non riguardavano la tecnica nucleare in quanto tale, ma qualcosa come lo scontro “ideologico” tra capitalismo e comunismo; e, oggi, riguardano qualcosa come, appunto, la gestione capitalistica - o islamico-fondamentalista, o cinese, o nazionalistica, o terroristica. ecc. - dell’apparato).
L’apparato che ha come scopo l’incremento indefinito della potenza ha inevitabilmente come scopo il controllo dei rischi e dunque del rischio di distruggere sé stesso. Nessun’ altra forma di apparato, quella democratica compresa (e anzi quella democratica in modo particolare), può garantire un controllo del rischio, che sia maggiore del controllo garantito dall’apparato tecno-scientifico. L’”economia della solidarietà” non può “garantire”, essa “sola”, “il futuro umano” (come invece sostiene Capanna, ibid.), appunto perché non ha come scopo ultimo l’incremento indefinito della potenza e quindi del controllo del rischio. Se poi questa economia avesse come scopo ultimo e la solidarietà e una scienza che non fosse scientismo e ne evitasse la pericolosità (questa, la “nuova alleanza” auspicata da Capanna, par. 32), allora la capacità di questa “economia” di controllare il rischio sarebbe pur sempre inferiore a quella di un apparato che ha come scopo ultimo un incremento indefinito della potenza che non deve dividersi con la solidarietà il proprio rango di scopo ultimo e quindi possiede la maggiore efficacia e la maggiore capacità di controllo del rischio raggiungibili dall’agire.
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