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In Spagna sì definitivo
ai matrimoni Lgbt
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La Consulta di Madrid approva a maggioranza (otto voti su undici) la legge Zapatero sui matrimoni fra persone dello stesso sesso. Il partito popolare di Rajoy rispetta la sentenza e annuncia che non cambierà la norma
Luca Tancredi Barone - 07.11.2012
Il matrimonio fra le persone dello stesso sesso, battezzato matrimonio ugualitario, è conforme alla costituzione spagnola. L'attesa sentenza è stata finalmente emessa ieri sera dal Tribunale Costituzionale con una maggioranza di otto voti contro tre, tutti del settore conservatore. Ai sette giudici di nomina socialista si è aggiunto il voto di un giudice vicino al Pp. I tre giudici contrari e uno dei progressisti hanno emesso «voti particolari», cioè forniranno una motivazione giuridica personale sia nel caso favorevole, sia in quelli contrari. Il dettaglio della sentenza verrà reso noto nei prossimi giorni. Uno dei magistrati si è autosospeso, come prevede la legge, per conflitto di interessi: firmò come presidente del Csm spagnolo la relazione fortemente critica contro la legge dell'allora presidente Zapatero prima di essere nominato membro del Tribunale.
Sette anni dopo la decisione di varare una normativa pioneristica nel mondo (al tempo solo Belgio e Olanda permettevano il matrimonio omosessuale, e il Belgio non consentiva ancora le adozioni), le circa 22mila coppie di gay e lesbiche che hanno costruito una famiglia grazie a questa legge possono dormire sogni tranquilli.
Il voto del 2005 «fu un momento storico, non solo per la comunità Lgbt ma per tutta la società perché rispettare la nostra uguaglianza ha reso tutta la società più giusta e migliore», ha affermato Joaquim Roqueta, del Coordinamento delle associazioni Lgbt catalane. «I figli di queste coppie sanno ora - dice invece Elisabet Vendrell della FLG, l'associazione della famiglie lesbiche e gay catalane - che quell'atto d'amore che legalizza l'unione delle loro madri o dei loro padri è vero, tanto come tutti gli altri matrimoni. E che potranno continuare a essere tutelati come tutti gli altri bambini».
Vale la pena ricordare le parole che usò Zapatero per difendere in parlamento uno degli atti più simbolici della sua troppo breve stagione di riforme sociali. Disse: «Non stiamo legiferando per gente remota e strana. Stiamo ampliando le opportunità di felicità per i nostri vicini, i nostri compagni di lavoro, i nostri amici e i nostri familiari. Oggi dimostriamo che le società possono migliorarsi, possono ampliare le frontiere della tolleranza e far retrocedere lo spazio dell'umiliazione e dell'infelicità».
La riforma consistette nell'aggiungere un paragrafo di 18 parole al Codice civile che spiegava che il matrimonio avrebbe avuto lo stesso effetto se i coniugi erano dello stesso sesso o di sesso diverso. Il Partito Popolare sostenne che questo contraddiceva l'articolo 32 della Costituzione («l'uomo e la donna si possono sposare in uguaglianza di condizioni») che evidentemente, come ha confermato ieri il Tribunale Costituzionale, non escludeva il matrimonio omosessuale ma intendeva garantire i diritti delle donne alla fine del franchismo.
Mentre i socialisti e i partiti di sinistra che avevano appoggiato la legge reclamano le scuse dei popolari per il ricorso, il partito di Mariano Rajoy conferma che non modificherà la legge.
Il ministro di giustizia Alberto Ruiz-Gallardón, che come sindaco di Madrid fu uno dei primi a celebrare i matrimoni gay, ribadisce che la questione è chiusa. La decisione di trascinare la legge davanti al Tribunale Costituzionale, che fu avallata da Mariano Rajoy, si dimostrò una delle più difficili perché una parte del partito già allora non era favorevole.
Anche recentemente molte voci all'interno del partito si erano alzate per chiedere di fare un passo indietro. Ma Rajoy non si era sbilanciato sostenendo che alcuni dei 50 deputati che avevano firmato il ricorso non siedono più in parlamento e che quindi sarebbe impossibile ritirare la loro firma. Quello che è certo è che tre quarti dei firmatari sono oggi nel governo o in parlamento: fra gli altri, il ministro degli interni, il ministro dell'agricoltura e lo stesso presidente della Camera.
A parte la possibilità di sposarsi, «una decisione personale», como sottolinea Xavi Llunel sul nuovo giornale online eldiario.es, la legge ha permesso «la normalizzazione della realtà Lgbt», permettendo «a lesbiche, gay e bisessuali di sentirsi uguali». Il riconoscimento pubblico del matrimonio omosessuale ha costretto la società spagnola a fare i conti con questa realtà e su questo fronte la Spagna oggi conferma di avere molto da insegnare alla maggior parte degli altri paesi europei.
Sette anni dopo la decisione di varare una normativa pioneristica nel mondo (al tempo solo Belgio e Olanda permettevano il matrimonio omosessuale, e il Belgio non consentiva ancora le adozioni), le circa 22mila coppie di gay e lesbiche che hanno costruito una famiglia grazie a questa legge possono dormire sogni tranquilli.
Il voto del 2005 «fu un momento storico, non solo per la comunità Lgbt ma per tutta la società perché rispettare la nostra uguaglianza ha reso tutta la società più giusta e migliore», ha affermato Joaquim Roqueta, del Coordinamento delle associazioni Lgbt catalane. «I figli di queste coppie sanno ora - dice invece Elisabet Vendrell della FLG, l'associazione della famiglie lesbiche e gay catalane - che quell'atto d'amore che legalizza l'unione delle loro madri o dei loro padri è vero, tanto come tutti gli altri matrimoni. E che potranno continuare a essere tutelati come tutti gli altri bambini».
Vale la pena ricordare le parole che usò Zapatero per difendere in parlamento uno degli atti più simbolici della sua troppo breve stagione di riforme sociali. Disse: «Non stiamo legiferando per gente remota e strana. Stiamo ampliando le opportunità di felicità per i nostri vicini, i nostri compagni di lavoro, i nostri amici e i nostri familiari. Oggi dimostriamo che le società possono migliorarsi, possono ampliare le frontiere della tolleranza e far retrocedere lo spazio dell'umiliazione e dell'infelicità».
La riforma consistette nell'aggiungere un paragrafo di 18 parole al Codice civile che spiegava che il matrimonio avrebbe avuto lo stesso effetto se i coniugi erano dello stesso sesso o di sesso diverso. Il Partito Popolare sostenne che questo contraddiceva l'articolo 32 della Costituzione («l'uomo e la donna si possono sposare in uguaglianza di condizioni») che evidentemente, come ha confermato ieri il Tribunale Costituzionale, non escludeva il matrimonio omosessuale ma intendeva garantire i diritti delle donne alla fine del franchismo.
Mentre i socialisti e i partiti di sinistra che avevano appoggiato la legge reclamano le scuse dei popolari per il ricorso, il partito di Mariano Rajoy conferma che non modificherà la legge.
Il ministro di giustizia Alberto Ruiz-Gallardón, che come sindaco di Madrid fu uno dei primi a celebrare i matrimoni gay, ribadisce che la questione è chiusa. La decisione di trascinare la legge davanti al Tribunale Costituzionale, che fu avallata da Mariano Rajoy, si dimostrò una delle più difficili perché una parte del partito già allora non era favorevole.
Anche recentemente molte voci all'interno del partito si erano alzate per chiedere di fare un passo indietro. Ma Rajoy non si era sbilanciato sostenendo che alcuni dei 50 deputati che avevano firmato il ricorso non siedono più in parlamento e che quindi sarebbe impossibile ritirare la loro firma. Quello che è certo è che tre quarti dei firmatari sono oggi nel governo o in parlamento: fra gli altri, il ministro degli interni, il ministro dell'agricoltura e lo stesso presidente della Camera.
A parte la possibilità di sposarsi, «una decisione personale», como sottolinea Xavi Llunel sul nuovo giornale online eldiario.es, la legge ha permesso «la normalizzazione della realtà Lgbt», permettendo «a lesbiche, gay e bisessuali di sentirsi uguali». Il riconoscimento pubblico del matrimonio omosessuale ha costretto la società spagnola a fare i conti con questa realtà e su questo fronte la Spagna oggi conferma di avere molto da insegnare alla maggior parte degli altri paesi europei.





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