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DIECI ANNI DOPO
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politica,
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A Firenze, movimenti uniti
contro una crisi che divide
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Alla Fortezza da Basso la maratona delle realtà sociali che si oppongono alle politiche della Troika: associazioni e sindacati europei discutono le iniziative contro l'austerity e l'attacco ai diritti e al welfare
Chiara Ricci - 09.11.2012
«Questo appuntamento vuole essere un contributo a unire le forze che già sono qui, e aggregare altre realtà per costruire insieme conflitto sociale. A partire dalla giornata di mobilitazione del 14 novembre». Questa osservazione di Tommaso Fattori, fatta nell'assemblea introduttiva della quattro giorni alla Fortezza da Basso, spiega il senso ultimo di Firenze10+10. Non una impossibile riedizione del primo Forum sociale europeo, quanto piuttosto il tentativo di guardare al "qui e ora". Riannodando i fili con le reti e i movimenti sociali che affermano un'idea dell'Europa opposta a quella della troika Ue-Bce-Fmi. «In Europa siamo sotto una dittatura della finanza che viene pagata dai lavoratori e dai cittadini comuni - sintetizza padre Alex Zanotelli - gli stessi fenomeni che abbiamo avuto nel sud del mondo, il cui debito abbiamo sempre detto essere illegale, odioso e illegittimo per il 90%, oggi stanno avvenendo anche da noi. E' la stessa logica».
L'azione comune troverà la sua prima ricaduta nella giornata di "sciopero mediterraneo" del 14 novembre, organizzato dalla Confederazione sindacale europea Ces. Uno sciopero presentato nella sua dinamica territoriale italiana - saranno manifestazioni provinciali - dal segretario nazionale Cgil, Nicola Nicolosi. Quel giorno in piazza ci saranno i sindacati greci, spagnoli, portoghesi, francesi, croati, cechi, belgi e romeni. Ma con la sola Cgil nel panorama confederale della penisola, insieme al sindacalismo di base dei Cobas. Mentre nei paesi nordici del vecchio continente, Germania in testa, la proposta di sciopero è caduta nel vuoto.
Se l'obiettivo dichiarato di Firenze10+10 è quello di superare la frammentazione e cercare convergenze su azioni comuni di lotta, fin dalle prime iniziative della giornata gli attivisti arrivati nel capoluogo toscano hanno risposto positivamente. Del resto, come osserva Alessandro Nannini dei Cobas, a nessuno sfugge un elementare dato di fatto: «Le politiche neoliberiste e di austerità sono volute da chi comanda in Europa. Per questo è necessario unire gli scioperi, contro chi ci sta distruggendo». Con un attacco senza precedenti, usando la crisi, ai diritti del lavoro conquistati in decenni di lotte. E all'essenza stessa di quel modello sociale europeo fatto di welfare e di servizi pubblici, tutti oggi in via di privatizzazione, conclamata o strisciante.
Negli interventi dell'assemblea introduttiva (da Transform Grecia a Occupy Frankfurt, passando per Primavera2 di Praga fino a un organizzatore tunisino del Forum sociale mondiale 2013, alla migrante peruviana Edda Pando e a Mario Pianta di Sbilanciamoci), il tasto dell'unità delle lotte è stato per forza di cose il più battuto. Unico possibile antidoto a una frammentazione, e a una profonda disillusione collettiva, di cui ha fatto da cartina di tornasole l'atmosfera alla Fortezza da Basso. Oggi troppo grande per una quattro giorni che al momento non sta scaldando la città, e soprattutto non vede interessati i giovani.
Oggi sono in programma più di trenta incontri. I temi: le grandi opere inutili; la necessità di un'altra politica economica per l'Europa; la mercificazione della scuola pubblica; la battaglia per l'acqua pubblica in Europa, i diritti di cittadinanza per le persone di origine straniera; il pericolo rappresentato dal risorgere dei movimenti di estrema destra; una rete europea contro il nucleare; la proprietà intellettuale; il reddito minimo di cittadinanza, e la Giornata globale per i diritti dei migranti del 18 dicembre prossimo.
L'azione comune troverà la sua prima ricaduta nella giornata di "sciopero mediterraneo" del 14 novembre, organizzato dalla Confederazione sindacale europea Ces. Uno sciopero presentato nella sua dinamica territoriale italiana - saranno manifestazioni provinciali - dal segretario nazionale Cgil, Nicola Nicolosi. Quel giorno in piazza ci saranno i sindacati greci, spagnoli, portoghesi, francesi, croati, cechi, belgi e romeni. Ma con la sola Cgil nel panorama confederale della penisola, insieme al sindacalismo di base dei Cobas. Mentre nei paesi nordici del vecchio continente, Germania in testa, la proposta di sciopero è caduta nel vuoto.
Se l'obiettivo dichiarato di Firenze10+10 è quello di superare la frammentazione e cercare convergenze su azioni comuni di lotta, fin dalle prime iniziative della giornata gli attivisti arrivati nel capoluogo toscano hanno risposto positivamente. Del resto, come osserva Alessandro Nannini dei Cobas, a nessuno sfugge un elementare dato di fatto: «Le politiche neoliberiste e di austerità sono volute da chi comanda in Europa. Per questo è necessario unire gli scioperi, contro chi ci sta distruggendo». Con un attacco senza precedenti, usando la crisi, ai diritti del lavoro conquistati in decenni di lotte. E all'essenza stessa di quel modello sociale europeo fatto di welfare e di servizi pubblici, tutti oggi in via di privatizzazione, conclamata o strisciante.
Negli interventi dell'assemblea introduttiva (da Transform Grecia a Occupy Frankfurt, passando per Primavera2 di Praga fino a un organizzatore tunisino del Forum sociale mondiale 2013, alla migrante peruviana Edda Pando e a Mario Pianta di Sbilanciamoci), il tasto dell'unità delle lotte è stato per forza di cose il più battuto. Unico possibile antidoto a una frammentazione, e a una profonda disillusione collettiva, di cui ha fatto da cartina di tornasole l'atmosfera alla Fortezza da Basso. Oggi troppo grande per una quattro giorni che al momento non sta scaldando la città, e soprattutto non vede interessati i giovani.
Oggi sono in programma più di trenta incontri. I temi: le grandi opere inutili; la necessità di un'altra politica economica per l'Europa; la mercificazione della scuola pubblica; la battaglia per l'acqua pubblica in Europa, i diritti di cittadinanza per le persone di origine straniera; il pericolo rappresentato dal risorgere dei movimenti di estrema destra; una rete europea contro il nucleare; la proprietà intellettuale; il reddito minimo di cittadinanza, e la Giornata globale per i diritti dei migranti del 18 dicembre prossimo.





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